Lead generation: 4 consigli dalla curiosità all’azione

Catturare l’attenzione è solo l’inizio. Ogni brand compete nello scroll infinito e far scattare l’interesse di un potenziale cliente è una vittoria… ma è anche solo il primo passo. Come accompagnare quella curiosità iniziale verso un’azione concreta, una richiesta di contatto, un acquisto, una relazione che duri nel tempo? Ecco qualche consiglio per strutturare il percorso di un lead, dall’incontro con un contenuto all’ingresso consapevole in un funnel pensato per ascoltare, nutrire e convertire. Arrivare primi va bene, bisogna però anche saper restare.

Verso un nuovo concetto di visibilità online

Essere visibili online oggi non significa più semplicemente “uscire su Google”. Con l’evoluzione degli algoritmi, l’esplosione dei social e l’arrivo dell’AI Overview, siamo entrati nell’era della Search Everywhere Optimization: una fase in cui ogni punto di contatto digitale può diventare il primo passo di un percorso di conversione. Non esiste più un solo canale centrale, e non si può più contare su una SEO tradizionale che lavora “solo sul sito”. Ora la visibilità è liquida, distribuita, frammentata: si costruisce attraverso menzioni, conversazioni, citazioni, schede prodotto ben scritte, contenuti ottimizzati per piattaforme diverse.

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Come ci ha spiegato Ivano Di Biasi bisogna sapere dove essere, come e quando, con contenuti coerenti, pertinenti e strutturati secondo le search properties che caratterizzano il nostro settore. Se vendi cosmetici, le domande saranno diverse rispetto a chi offre software B2B. Se lavori nel turismo, dovrai farti trovare prima dell’intenzione d’acquisto, magari mentre l’utente sta ancora fantasticando. Questo significa che ogni touchpoint – dal post su LinkedIn alla scheda di Google Business Profile, dal carosello Instagram alla pagina FAQ – può essere il primo contatto utile a trasformare uno sconosciuto in lead. Ma solo se è stato pensato per esserlo.

Chi guida questo nuovo ecosistema non è chi urla più forte, ma chi orchestra meglio la propria presenza. La nuova versione di SEOZoom è pensata proprio per questo: un amplificatore della tua presenza strategica con la costruzione di una relazione potenziale. E il percorso di un lead comincia proprio lì, in quell’istante in cui trova te invece di qualcun altro.

Un viaggio più lungo, più tortuoso, più affollato

Il percorso d’acquisto non è mai stato lineare, ma oggi è diventato un vero labirinto. Lo chiamavamo già messy middle – quella zona grigia tra la scoperta e la decisione – ma adesso quel “caos intermedio” si è fatto ancora più imprevedibile. Come ci ha raccontato Marco Loguercio durante il webinar su SEOZoom Academy, i dati interni di Find mostrano che il customer journey medio si è allungato del 30% rispetto a pochi anni fa. E questo non perché le persone siano più indecise, ma perché hanno più opzioni, più contenuti, più risposte… e più domande.

L’arrivo dei motori generativi, come ChatGPT, Gemini oppure come l’AI Overview di Google, ha amplificato questo fenomeno: oggi l’utente può restare dentro un’unica interfaccia, ricevere suggerimenti in tempo reale, cambiare query in pochi secondi, confrontare, approfondire, ricominciare da capo. È un’esperienza fluida, ma anche dispersiva. E in questo contesto, il brand che resta nella mente dell’utente non è sempre quello che ha portato il clic, ma quello che ha saputo farsi ricordare.

Per questo oggi si lavora sulla costruzione di una presenza capace di accompagnare la decisione. Essere presenti nel momento giusto non significa sempre essere cliccati. Significa essere scelti, anche dopo dieci ricerche, tre video su YouTube, un confronto su Reddit e un post su LinkedIn. La conversione è diventata una questione di costanza, coerenza e memoria. 

Coltiva la fiducia, anche dopo il clic

Lo abbiamo visto: l’attenzione dell’utente è un capitale che va custodito con cura. Va conquistato più di una volta: bisogna accompagnarlo, rassicurarlo, ricordargli perché aveva scelto proprio noi. Questo vale ancora di più per chi gestisce un ecommerce o un sito orientato alla conversione, dove ogni clic può trasformarsi in un carrello abbandonato… oppure in una relazione duratura.

Alessandra Gallucci ha posto l’accento su un punto spesso trascurato: il post-click è parte integrante del funnel. Una volta che l’utente ha mostrato interesse, la comunicazione non può fermarsi. E tra gli strumenti più efficaci, oggi, c’è WhatsApp Business: un canale diretto, personale, poco invasivo se usato con intelligenza. Il suo vero valore? Permette di creare continuità, senza diventare spam.

Il recupero carrello va oltre un’email automatica con oggetto “Hai dimenticato qualcosa”: è un’occasione per riconnettersi, per offrire supporto, chiarimenti, alternative. È lì che si gioca la vera differenza tra chi vende una volta e chi costruisce una customer base fidelizzata. Seguire l’utente è un gesto di cura, non di pressione, se fatto con il giusto tono, nei tempi giusti, sul canale giusto.

Con il checkout inizia da lì una relazione che, se ben nutrita, può portare nuovi acquisti, passaparola, fiducia. Oggi dove tutto si gioca su conversazioni veloci e scelte incerte, essere presenti, disponibili e umani è l’unico vero vantaggio competitivo.

Non servono più contatti. Serve non perderli.

Uno degli errori più frequenti nel marketing digitale è pensare che la soluzione a tutto sia “generare più lead”. Ma se non sappiamo gestire e coltivare quelli che già abbiamo, quel flusso costante rischia di diventare dispersivo. Antonio Lombardi lo ha detto chiaramente: è un problema di tracciamento. Di relazione. Di memoria.

Ecco dove entra in gioco il CRM – Customer Relationship Management – uno strumento di umanizzazione del rapporto con i nostri contatti. Il CRM ci permette di ricordare, capire, anticipare: chi ha cliccato cosa, quando, con che frequenza, su quale canale.

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Un buon CRM serve a vendere meglio. A parlare con la persona giusta nel momento giusto, senza forzature. A ricontattare chi era interessato due mesi fa, con un’offerta che ha senso oggi. A non dimenticare chi ci ha già detto “forse”, e potrebbe diventare un “sì” se solo sapessimo quando tornare.

Sì, il customer journey si è dilatato e moltiplicato e il CRM è il filo rosso che tiene insieme tutti i touchpoint. Serve più visibilità? Più traffico? Forse abbiamo solo bisogno di mettere a frutto meglio ciò che già abbiamo seminato.

Gli strumenti giusti per restare al passo

Tutto ciò che abbiamo visto finora – dalla costruzione della presenza digitale alla gestione del funnel, dal nurturing alla fidelizzazione – richiede visione, certo, ma anche strumenti concreti. E qui entra in gioco SEOZoom: una piattaforma pensata non solo per monitorare le performance, ma per capire davvero le persone a cui vogliamo parlare. Con SEOZoom puoi studiare le buyer persona, esplorare i loro bisogni reali, intercettare le ricerche che fanno, i contenuti che preferiscono, le parole che usano. Puoi mappare l’intero customer journey e individuare i punti in cui serve esserci – davvero.

È così che si costruisce la nuova visibilità: una presenza strategica, distribuita, coerente. Per farsi trovare nel momento giusto, con la risposta giusta. E con i giusti insight, diventa più semplice progettare contenuti che attraggono, trattengono, convincono.

Tutti i temi affrontati in questo articolo – e molti altri – sono stati approfonditi nei webinar di SEOZoom Academy, le cui registrazioni sono disponibili online per chiunque voglia rivedere, studiare, o partire da zero con le idee più fresche e aggiornate. 

E da settembre, si riparte: un nuovo ciclo di formazione gratuito, ricco di voci esperte, strumenti pratici e strategie testate sul campo. Perché ogni lead è una storia. E ogni storia può diventare una relazione, se sai come raccontarla.

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