L’aggiornamento di Google del 1 agosto è stato uno dei più particolari degli ultimi anni. A distanza di circa un mese dall’aggiornamento ancora si dibatte animatamente nel settore per capire cosa abbia avuto maggiore impatto sui cali di traffico di determinati siti web o sulla loro crescita repentina.

La mia prima considerazione, da sviluppatore, è stata che un calo a picco così immediato, o delle salite così repentine, non siano imputabili ad elaborazioni avvenute esclusivamente il giorno 1 agosto 2018. Anche se la potenza di calcolo dell’infrastruttura Google è davvero impressionante, è praticamente impossibile che in un solo giorno gli spider abbiano navigato tutte le pagine web del mondo, le abbiano valutate, classificate e posizionate dove di dovere.

Questa considerazione mi fa pensare che Google abbia avviato questa elaborazione mesi e mesi prima, in concomitanza dei primi messaggi di utilizzo del mobile first index, e che abbia creato una copia separata dell’indice di cui vediamo ora i risultati.

La data del 1 agosto è, molto probabilmente, quella in cui Google ha effettuato uno switch tra il vecchio indice e quello elaborato lentamente nei mesi passati. Solo questo potrebbe spiegare il perché del crollo o della salita di migliaia di siti web tutti nello stesso e preciso istante.

Se la mia osservazione è giusta (e sono estremamente convinto che sia così) uscire dalla situazione attuale non sarà assolutamente una cosa rapida. Qualsiasi modifica o ottimizzazione facciate ai vostri siti web richiederà qualche mese prima che Google riesca a percepirla adeguatamente e ricollocare i vostri siti web nelle posizioni giuste.

Quindi, vi invito ad avere pazienza e non iniziare un’attività frenetica di modifiche OnSite perché, qualunque possa essere il risultato derivante, non sarete in grado di capire cosa abbia funzionato e cosa no.

Quali siti web sono stati penalizzati dall’update del 1 agosto?

Analizzando migliaia di siti web mi sono reso conto di un pattern molto ricorrente: a cadere non sono stati i siti web “fini a se stessi”, ma le entità che li gestiscono. Lo stesso vale per i siti web che invece hanno ottenuto dei grandi miglioramenti di traffico.

L’impressione è che ormai non abbia più tanta importanza “quello che dici“, ma ne abbia molta di più “chi lo dice“.

Non vorrei confondervi troppo con questa considerazione ma, da anni, Google prova a capire chi ci sia dietro la produzione di contenuti dei siti web, ha la necessità di sapere se le notizie che mostra nelle prime 10 posizioni delle SERP siano state prodotte e pubblicate da autori credibili e da aziende publisher autorevoli.

Non a caso, ho notato che i siti web che hanno guadagnato traffico spesso riconducono a proprietari noti e famosi anche fuori dal web, mentre quelli che hanno perso traffico sono gestiti da anonimi (anche se bravissimi nel proprio lavoro), e che producono contenuti di qualità enormemente più elevata di quelli premiati.

Sia chiara una cosa, quando utilizzo il termine “anonimi” mi riferisco alla percezione che il motore di ricerca ha di loro. Mi è capitato di vedere siti web di medici famosi, premiati e riconosciuti a livello nazionale, perdere quasi tutto il traffico. Andando ad analizzare la loro presenza sui motori di ricerca, mi sono reso conto che la loro popolarità non è stata percepita da Google, che non li mostra nemmeno al primo posto per il loro nome e cognome.

Altro aspetto molto evidente dopo l’update è uno stravolgimento delle keyword che identificano un search intent specifico. Analizzando milioni e milioni di keyword e le relative URL posizionate, ho notato che Google ha agito in maniera massiva sull’identificazione del topic principale, ma soprattutto ho notato un lavoro molto importante sull’identificazione dell’intenzione principale di ricerca delle buyer personas per ogni topic.
Sulle ricerche generiche, come ad esempio il nome di un prodotto, le SERP sono completamente cambiate; ho l’impressione che il team di Google abbia fatto delle considerazioni del tipo:

  1. Chi cerca un prodotto specifico nel 90% dei casi lo conosce, già quindi non si tratta di informational.
  2. Chi vende il prodotto può offrire il servizio richiesto dall’utente.
  3. Chi vende il prodotto avrà anche contenuti di tipo informational che possono soddisfare il restante 10%.

Quindi in top 10 vedremo quasi sempre gli store più importanti, tra cui Amazon, e qualche fortunato che sia riuscito ad arrivare in top10, ma di certo vedremo sempre meno siti informational come quelli di recensioni.

La stessa situazione la sto ritrovando in molti campi differenti, come ad esempio quello medico, tra i più colpiti in assoluto.

Nel settore medico, ad esempio, le considerazioni di Google potrebbero essere state di questo tipo:

  1. Chi cerca qualcosa su malattie, o disagi di ogni genere, è una persona che ha problemi importanti.
  2. Non posso mostrare superficialmente argomenti di discussione aperti a tutti, come ad esempio quelli dei forum, perché non garantisco l’incolumità dell’utente.
  3. Devo mostrare con altissima priorità i contenuti di entità riconosciute ed autorevoli sul topic di ricerca.
  4. Devo preferibilmente mostrare risultati di siti autorevoli, con autori autorevoli e che siano quanto più verticali possibile sul topic specifico e non broad.

Questo potrebbe spiegare il crollo dei siti medici generalisti che parlano un po’ di tutto e la salita invisibile di tanti siti più piccoli ma verticali.

Altra considerazione viene dallo studio di SERP specifiche con ricerche al plurale. Prima dell’update, quando si ricercava una categoria specifica di elementi, Google rispondeva con l’home page del sito web che reputava più autorevole sul topic ricercato.
Attualmente, dalle SERP si evince che Google abbia propagato più in profondità, nelle alberature dei siti web, l’identificazione del Topic. Infatti, per molte ricerche al plurale ora non vengono più mostrate le home page, ma le pagine di categoria specifiche.
In molti casi, interi siti web avevano puntato a questa tipologia di keyword con la propria home page, anche nelle proprie strategie di link building, ma al momento (sui grandi numeri) abbiamo notato che sta dando precedenza alle categorie specifiche del sito.

Queste sono le mie prime considerazioni dopo solo un paio di settimane di lavoro e ricerca, ma forniremo maggiori approfondimenti e dettaglio nelle prossime settimane, perché l’update è stato massivo e ha impattato molte delle scelte SEO che tutti abbiamo fatto in passato.

Come recuperare traffico?

Personalmente, gestisco alcuni tra i siti più colpiti dall’update di Google, ma al momento sto lavorando solo su uno per provare a capire quale sia il modo migliore di intervenire. La mia attività è iniziata il giorno 15 agosto, sta portando i primi risultati e il traffico sulle keyword importanti sta ritornando, anche se molto lentamente.

In questo post voglio solo mostrarvi uno studio su chi abbia perso maggior traffico dopo l’update e chi invece l’abbia guadagnato, ma nelle prossime settimane pubblicherò i risultati del mio studio approfondito sul search intent, sull’autorevolezza dei siti web e sulle attività a cui dare priorità per recuperare il traffico perso.

Per ora vi condivido le mie riflessioni, le prime intuizioni analizzando i dati di SEOZoom e queste tabelle dei siti web che hanno avuto un maggiore scossone di traffico dopo quello che è stato impropriamente intolato medical update.

Di seguito i dati rilevati da SEOZoom riguardo l’update di Google del 1 agosto 2018.

I settori indicati nelle tabelle potrebbero non essere estremamente precisi, abbiamo selezionato le macrocategorie per avere una visione di settore più ampia e per poter confrontare più agevolmente i siti web di appartenenza.

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Siti in crescita

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