18/10/2025
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Bassa adozione e critiche affossano Privacy Sandbox di Google

Cala il sipario su buona parte di Privacy Sandbox. Google ha confermato ufficialmente il ritiro della maggior parte delle tecnologie sviluppate all’interno della sua iniziativa per un web post-cookie di terze parti. La causa principale, come spiegato da Anthony Chavez (VP Privacy Sandbox), risiede nei “bassi livelli di adozione” e nei feedback dell’ecosistema, che hanno sollevato dubbi sul valore effettivo per aziende, sviluppatori e utenti.

Questa decisione rappresenta una significativa battuta d’arresto per il piano originario del 2019, più volte posticipato, che prevedeva l’eliminazione graduale dei cookie di terze parti da Chrome a favore di API considerate più rispettose della privacy. L’annuncio, peraltro, segue la precedente comunicazione di Google che confermava il mantenimento del supporto ai cookie di terze parti nel browser, indebolendo già di fatto la spinta verso Sandbox.

Verranno dunque ritirate dieci tecnologie chiave, tra cui le API Attribution Reporting (Chrome e Android), IP Protection, On-Device Personalization, Private Aggregation (incluso Shared Storage), Protected Audience (Chrome e Android), Topics (Chrome e Android) e Related Website Sets. Questi strumenti, progettati per offrire alternative a misurazione e targeting pubblicitario senza tracciamento individuale, non hanno convinto il mercato. Hanno incontrato difficoltà di implementazione segnalate dai marketer e sollevato preoccupazioni sulla privacy e sul rischio di rafforzare la posizione dominante di Google, come evidenziato da autorità garanti (ad esempio la CMA britannica) e associazioni di settore.

Non tutto il lavoro svolto andrà perduto. Google manterrà attive le tecnologie che hanno dimostrato maggiore adozione e utilità pratica: CHIPS (Cookies Having Independent Partitioned State), per migliorare la privacy dei cookie isolandoli per dominio; FedCM, per semplificare i flussi di autenticazione esterna; e Private State Tokens, per contrastare frodi e abusi online. L’azienda ha inoltre ribadito l’intenzione di proseguire la collaborazione all’interno del W3C, in particolare nel Private Advertising Technology Working Group, per definire standard web interoperabili futuri, come quello sull’Attribution, basandosi anche sui feedback raccolti dalle API ora dismesse.

L’impatto per chi opera nel marketing digitale è tangibile. Se da un lato la conferma dei cookie di terze parti su Chrome allenta la pressione immediata, dall’altro le sfide evidenziate dai marketer su tracciamento cross-canale, efficacia del targeting e misurazione restano attuali. Google stesso indica ora una preferenza per soluzioni condivise e standardizzate nate dal confronto con l’ecosistema web, piuttosto che imporre proprie tecnologie. In questo scenario in evoluzione, dove browser come Firefox mantengono l’approccio cookieless e la trasparenza verso l’utente è sempre più richiesta, rafforzare le strategie basate su dati di prima parte e testare soluzioni di identity alternative restano azioni fondamentali.

Fonte: Google

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