Fidarsi di ChatGPT è bene, dubitare è meglio

Scrivere è un atto creativo, personale, rischioso. O almeno, lo era. Oggi l’intelligenza artificiale generativa promette di semplificarci la vita, accelerando idee e testi. Ma quanto possiamo davvero fidarci di strumenti come ChatGPT? In questo articolo ti racconto perché affidarsi ciecamente all’AI è un rischio sottile e perché la vera abilità oggi non è solo scrivere, ma saper dubitare, verificare e scegliere.

Il problema del foglio bianco

Quando ero al liceo la mia materia preferita era l’Italiano e il momento prima di un compito in classe mi metteva addosso sempre un’ansia sottile. Non so come spiegare quella specie di vuoto che ti prende quando hai mille idee, ma nessun concetto pronto all’uso. Per me, che adoravo la materia, scrivere non era difficile quanto affrontare il vuoto iniziale in attesa di quell’idea giusta, l’immagine da cui partire.

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Il foglio bianco era la prova che scrivere era un atto creativo, non meccanico. Che servivano tempo, ascolto e rischio.

Oggi quel brivido lo provo lo stesso, ma di fronte agli switch geniali, ai plot twist improvvisi.

Davanti ad un nuovo testo, un articolo o un contenuto da scrivere invece, non sono più sola: c’è ChatGPT. Non devo aspettare l’ispirazione, l’idea mi viene servita già pronta, impacchettata e formattata. Questo perché per completare un task non ho più tutto l’anno scolastico, ma delle scadenze reali, spesso molto strette e se riesco a risparmiare del tempo, il flusso creativo si accelera.

A volte mi affido totalmente a ChatGPT, perché sono sciocca, eppure dentro di me so che è molto pericoloso. Perché va bene che l’AI ci aiuti a rompere il ghiaccio, ma chi controlla se quello che dice sia corretto?

Se nel mio tema di italiano scrivevo una sciocchezza sulla Critica della Ragion Pura di Kant, bastava consultare l’Abbagnano – Fornero per averne la certezza. Oggi le fonti si mescolano e si perdono o peggio si confondono e il problema spesso è che la prima fonte incerta sei tu, che ti fidi di un modello che parla bene, ma non sempre dice il vero. Per questo oggi la vera responsabilità – del copywriter, ma non solo – non è più scrivere, ma è verificare, interpretare e scegliere.

Quando ti sei accorto che ChatGPT ti stava mentendo?

C’è un gatto sul web che è diventato famoso perché testimone di una storia di rivalsa. È un gatto poco carino, sin da quando è nato gli altri fratelli l’hanno sempre emarginato e persino la madre lo teneva lontano dalla cucciolata. Una volta cresciuto ha imparato a suonare il sassofono ed è diventato famoso esibendosi in tutto il mondo. Questa è una storia vera per mia madre che ha seguito la vicenda sui canali social, ha un nome e si chiama “allucinazione”.

Esempio di allucinazione dell'AI: la storia del gatto sassofonista

Una risposta generata da un’intelligenza artificiale che contiene dati falsi o fuorvianti presentati come fatti.

Ora l’esempio di mia madre è abbastanza lampante, ma noi che utilizziamo i chatbot da “pro” e chiediamo all’AI di scrivere articoli o documenti importanti, spesso non siamo in gradi di capire quando, pur di accontentarci, l’intelligenza artificiale ci sta dicendo delle bugie.

Secondo Sam Altman, CEO di OpenAI, il problema delle allucinazioni si ridurrà con il passare del tempo affermando che i primi risultati degno di nota potrebbero apparire già dal 2025, ma altri come Emily Bender, docente di linguistica all’università di Washington, invece ritiene che il problema non sia affatto risolvibile a causa di una discrepanza tra la tecnologia AI e i casi d’uso proposti.

Per la Bender stiamo chiedendo troppo, o la cosa sbagliata, a una tecnologia che non è fatta per quello scopo.

Ciò non significa che chiedere all’AI di aiutarci a scrivere un testo sia sbagliato, ma che forse prima di pubblicarlo online vale la pena fare un controllo in più.

Quando fidarsi di ChatGPT: il rischio di fidarsi troppo

L’AI non conosce le informazioni nel senso umano del termine, piuttosto predice la parola successiva più probabile in una sequenza.

Il modello è preaddestrato su enormi quantità di testo, generalmente pubblicato sul Web. Durante questa fase impara le relazioni semantiche, la struttura sintattica e cerca di comprendere il significato del linguaggio: la sua non è reale conoscenza, ma uno studio probabilistico delle correlazioni da parole scelte sulla base del tuo prompt.

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Stai facendo le domande sbagliate?
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Questo significa che può darti una risposta perfettamente plausibile, senza però che ci sia alcuna garanzia che ciò che afferma sia vero. Praticamente come quando il tuo compagno di banco ti passava il compito e tu lo copiavi perché mancavano dieci minuti alla consegna e non ti interessava se aveva scritto assurdità, l’importante era non tendere alla media del 3.

Non lanciarti nel vuoto con l'AI

Ecco perché è fondamentale imparare quando fidarsi.

Dobbiamo utilizzare le sue risposte come un punto di partenza, nei contesti creativi, ChatGPT è uno strumento potente, utile per stimolare idee e organizzare pensieri.

Ma nei contesti che richiedono precisione e affidabilità, come la redazione di articoli con temi specifici, è fondamentale verificare sempre le informazioni che ti fornisce perché pur di renderti felice, ti impacchetta la risposta e spesso è sbagliata.

C’è dunque una sottile, ma fondamentale differenza tra usare l’intelligenza artificiale come uno strumento e trattarla come una fonte assoluta di verità. La scrittura vera – il copywriting! – è fatta di domande, di dubbi e revisioni e l’intelligenza artificiale, per quanto avanzata, non dubita di niente.

Devi fare la verifica di troppo

Se sei tra quelli che non fanno alcuna ricerca post-risposta, fermati un attimo a ripensare a tutte le cavolate che forse hai pubblicato in rete perché superficialmente non hai controllato cosa ti aveva scritto l’AI.

In un’analisi accurata, Ali Borji ha classificato gli errori più comuni di ChatGPT in ben 11 categorie, che vanno:

  • dai problemi di logica e ragionamento
  • agli errori matematici e grammaticali
  • passando per bias culturali, mancanza di consapevolezza, difficoltà con concetti complessi o di tipo etico.

ChatGPT non possiede un modello interno del mondo. Non ha coscienza né una mappa affidabile della realtà, per questo motivo può sbagliare l’ordine temporale di eventi storici, confondere fatti concreti o commettere errori basilari di logica.

Come procedere dopo aver ottenuto una risposta?

Se stai lavorando su un argomento che conosci bene, puoi accorgerti rapidamente se qualcosa suona stonato. Ma se sei fuori dalla tua zona di comfort, affidarti ciecamente è un errore.

Google diventa il tuo alleato naturale: confronta fonti, verifica citazioni, esplora articoli accademici, forum e portali specializzati. A volte, proprio nei luoghi meno istituzionali, come Reddit o blog verticali, trovi opinioni e approfondimenti preziosi che arricchiscono il tuo contenuto con nuove sfumature.

Ricorda che l’AI non è immune da errori basilari:

  • calcoli matematici sbagliati,
  • errori di codice,
  • confusioni spazio-temporali,
  • refusi grammaticali,
  • interpretazioni distorte.

Per questo, lo stesso principio di verifica vale per qualsiasi modello linguistico, anche il nostro.

Se sei qui per la prima volta, sappi che anche SEOZoom integra un sistema di Intelligenza Artificiale per la generazione di contenuti: si chiama AI Writer ed è incluso in tutti i piani attivi.

Basato su modelli linguistici evoluti come GPT-4, ti permette di creare articoli, schede prodotto, descrizioni SEO-oriented e molto altro, direttamente all’interno della piattaforma, con un focus preciso sulle performance organiche.

La differenza rispetto a un generatore AI “standard”

SEOZoom non si limita a produrre testi plausibili: incrocia l’intelligenza artificiale generativa con il suo patrimonio di dati SEO. Significa che ogni contenuto generato è orientato non solo alla correttezza linguistica, ma anche all’efficacia sul motore di ricerca:

  • Analisi keyword in tempo reale
  • Ottimizzazione SEO semantica
  • Focus su parole chiave secondarie e correlate
  • Suggerimenti strategici basati sui trend di ricerca attuali

Detto questo, è importante chiarire: nessuna AI, nemmeno quella di SEOZoom, è immune da errori.

Non esiste il generatore perfetto, e anche l’AI Writer può sbagliare: un dato fuori contesto, una parola usata impropriamente, una struttura migliorabile. La differenza sostanziale, però, sta nella qualità dell’output iniziale.

Con SEOZoom AI Writer, la revisione e la correzione diventano molto più snelle.

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L’AI di casa nostra è tutta un’altra storia
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I testi prodotti sono già orientati alle pratiche SEO, hanno una coerenza tematica più solida e richiedono meno interventi per quanto riguarda la struttura e la forma linguistica. In pratica: meno tempo speso a correggere refusi, ripetizioni inutili, keyword stuffing o incongruenze. Ti concentri sulle verifiche più critiche, dati, aggiornamenti, fonti, senza dover riscrivere l’intero testo da capo.

È una collaborazione intelligente: l’AI ti porta più vicino alla meta, ma la responsabilità finale di pubblicare contenuti corretti, affidabili e di valore rimane tua.

Alla tecnologia piace cambiare, come le scale di Harry Potter, e noi siamo dentro al cambiamento, lo viviamo ogni giorno confrontandoci con i suoi limiti e le sue possibilità.

Sappiamo che l’IA è uno strumento straordinario, ma imperfetto. Può semplificare il lavoro, accelerare i processi, ma anche ingannare e commettere errori.

Intorno a noi tutto cambia rapidamente, come a Hogwarts

Abbiamo scelto di costruire strumenti che aiutano davvero e che semplificano senza illudere. In questo labirinto di pareti che si spostano serve camminare lucidi, attenti e mai distratti.

Per questo ci muoviamo con cautela, non perché temiamo la tecnologia, ma perché rispettiamo la complessità del presente.

E vorremmo che lo facessi anche tu: usa l’AI con entusiasmo, ma anche con rispetto. In fondo scrivere, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, rimane un atto profondamente nostro e ogni parola che scegliamo di lasciare nel mondo, racconta chi siamo.

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