I social media sono la nuova Televisione
Ho dimenticato com’è entrare su Instagram e interagire con i post creati dai miei amici: guardare le foto scattate da mio fratello a Praga con le bambine o commentare il carosello riassuntivo dell’anno della mia collega. Oggi, infatti, si è subito assaliti da contenuti di creator, sponsorizzate e suggerimenti basati su ciò che ho guardato il giorno prima.
I social media sono diventati meno social e più media. In questo articolo voglio parlare proprio di questo cambio di paradigma: un’evoluzione che, paradossalmente, non è un declino, ma un possibile ritorno alla convivialità, all’interazione e alle persone che conosci.
Quali sono le nuove keyword da seguire per il 2026? L’obiettivo di esistere sui canali social con il proprio brand per crescere online resta centrale. Nessun Social Media Manager o Digital Marketer ti dirà che i social sono morti, e ha ragione. Sebbene i dati mostrino che la Gen Z stia usando sempre meno i social, esserci sarà ancora più importante e naturale.
Se il 2025 è stato l’anno in cui la SEO è “morta” almeno una decina di volte, il 2026 potrebbe far sembrare i social un po’ pallidi, semplicemente perché sono diversi dal solito. Ti prego, ricordati di questo articolo quando quel pensiero ti sovverrà.
I vecchi social media vs. i nuovi social media
Fino a qualche tempo fa, ogni social media era nettamente diverso dall’altro: se sceglievi di passare il tuo tempo su Instagram avevi un intento, su TikTok un altro, e su Subreddit un altro ancora. Canali distinti per intenti distinti. Creare contenuti, non dico fosse più semplice, ma era certamente più mirato e veloce.
Oggi viviamo in un flusso continuo e confuso. Su Instagram, TikTok e YouTube i contenuti tendono a essere tutti uguali, con il video come formato prediletto e i contenuti FYP (For You Page) come quelli di maggiore successo.
Se la prima cosa che vedi su YouTube sono gli Shorts, o se sei tra i pochi su IG che sta testando il feed che porta direttamente ai Reel, capisci bene cosa intendo.
Come accennato, è sempre più difficile trovare contenuti creati dai tuoi amici, com’era in principio. E tutti questi contenuti video o la maggior parte di quelli che rapiscono la tua attenzione, sono spesso identici e seguono la stessa logica. Quale? Lo scoprirai nel prossimo paragrafo.
Il Clipping: da Hollywood a TikTok
Forse non conosci la sitcom di FX, Adults, ma probabilmente avrai visto qualche clip su TikTok. Il motivo? Un produttore della serie ha ingaggiato Max Peterson, 22 anni, e la sua rete di giovani clipper con un budget minimo per creare migliaia di micro-episodi ritagliati, montati e distribuiti come “snack narrativi” sui social. Risultato: 2.400 clip e 40 milioni di visualizzazioni. Una serie sconosciuta è diventata improvvisamente riconoscibile.
È, in pratica, una stagione parallela distribuita dagli algoritmi.
I social hanno iniziato a trattare ogni contenuto alla stregua di una serie TV, e allo stesso modo, noi abbiamo iniziato a guardarli come il nostro nuovo streaming: a stagioni, interrotte solo dallo scroll.
Annunciandoti che avresti scoperto la logica del successo nel paragrafo successivo, ho creato un “episodio”, una “parte 2”, che sei venuto a vedere perché ormai sei abituato al modo in cui i creator producono contenuti. Il feed non è più un flusso casuale, ma una stagione continua in cui gli utenti riconoscono i format.
I marchi stessi stanno diventando vere e proprie reti televisive, realizzando prodotti che raggiungono principalmente la Gen Z sulle piattaforme: questo è il futuro del marketing.
Secondo i dati Nielsen, a maggio lo streaming ha raggiunto il 44,8% dell’uso totale della TV negli Stati Uniti, con YouTube che da solo copre il 12,5% della visione complessiva.
La televisione, dunque, diventa un concetto fluido, che si sposta su smartphone e piattaforme diverse. Inoltre, i creator digitali stanno superando i media tradizionali anche in termini di ricavi pubblicitari: si stima una crescita del +20% dei ricavi per creator, con un mercato che potrebbe superare i 376 miliardi di dollari entro il 2030.
Dove si informano le persone?
Per chi fa SEO da anni o lavora nel mondo digital, questa evoluzione non arriva come un fulmine a ciel sereno, ma è stata graduale e annunciata.
Così come l’arrivo dell’AI non è stato un evento improvviso per gli addetti ai lavori, anche l’evoluzione dei social ha trovato chi ci lavora ogni giorno perfettamente immerso nel cambiamento.
Basti pensare che la SEO di qualche anno fa, riservata solo all’indicizzazione di un sito web, oggi trova un’enorme fetta di mercato anche sui social. Chi non sta ancora lavorando a una strategia multicanale perde terreno non solo oggi, ma lo farà anche domani.
Stiamo andando incontro a un’evoluzione dell’informazione, non è una moda passeggera. I risultati dell’indagine Eurobarometro mostrano che il 42% dei giovani europei tra i 16 e i 30 anni si rivolge ai social media per notizie di stampo politico e sociale, con i teenager in testa al 45%.
È vero che la TV in Italia resta la fonte di informazione principale, perché siamo legati alle tradizioni, ma il futuro è nelle mani dei giovani ed è uno smartphone.
Meno social, più umani
Vi siete accorti che i contenuti che funzionano meglio sui canali social sono quelli più umani, che raccontano qualcosa del brand, i dietro le quinte, che presentano le persone dietro i business? Questo fenomeno si riassume perfettamente nella frase: i social media stavano diventando meno social e più media, e ora la tendenza che piace di più vira nella direzione umana.
Se entro sui miei canali e non trovo più i contenuti dei miei amici, desidero che i creator che seguo diventino in qualche modo tali. Per questo motivo, si ricercano micro-community, contenuti intimi, personali ed empatici che favoriscano l’interazione con il creator o il brand. Non a caso, l’interazione più gettonata su Instagram è il messaggio diretto.
Se la TV ci ha rubato i colori, i social ci hanno rubato le interazioni. Ci stiamo avvicinando a un Internet più silenzioso, basato sulla fiducia, sulla cura e sulla connessione reale. I brand che vinceranno non saranno i più rumorosi, ma quelli che costruiranno mondi in cui le persone vogliono tornare di proposito.
I social come il vizio del fumo
Se tutti vogliono usare meno i social, e lo fanno, moriranno?
Ritorniamo alla domanda principale di questo articolo a cui rispondo decisa: no, non moriranno.
Per rendere ancora più comprensibili i nuovi social media, l’analogia con il fumo può esserci d’aiuto. Immaginiamo l’apertura dei social media come una pausa sigaretta: è un gesto che compiamo per rilassarci o per abitudine. Per il breve periodo della loro esistenza, i social hanno già avuto effetti piuttosto evidenti.
I social sono la nostra “ultima sigaretta di Zeno”. L’avversione per il loro utilizzo da parte dei giovani è analoga al fatto che le sigarette tradizionali non sono più percepite come “interessanti”, con il consumo ai minimi storici, mentre le sigarette elettroniche e prodotti simili stanno diventando sempre più popolari. Il vizio è lo stesso, la modalità è diversa.
Il mondo dei social si sta lasciando alle spalle i contenuti aesthetic, i feed in palette e le descrizioni patinate. Il modo di vivere i social oggi, con i suoi contenuti volti alla community e piattaforme come YouTube e TikTok, è la nostra sigaretta elettronica.
Chi sei quando nessuno ti vede?
Essere sui canali oggi, se hai un brand o sei un creator, per certi versi è più semplice che in passato. Basta chiedersi “chi sono quando nessuno mi vede?” e, paradossalmente, mostrarlo online.
È un mettersi a nudo, un esercizio di autostima e una strategia di marketing che funziona perché piace non solo agli utenti, ma anche ai motori di ricerca e alle AI. Conoscendoti e conoscendo meglio il tuo brand, riescono a incasellarti in un sistema capace di rispondere in modo puntuale quando un utente ti cerca o cerca i tuoi servizi e prodotti.
Nonostante stiamo andando verso un’informazione più densa, un tempo di permanenza più lungo e contenuti più corposi, siamo ancora nel 2025.
Ecco un piccolo riassunto:
- I social sono diventati meno social e più media.
- Con la Gen Z, questa tendenza si sta capovolgendo: si ritorna a contenuti sempre più sociali, umani e volti all’interazione. Le micro-community ne sono il risultato.
- I contenuti video hanno ancora la meglio, ma solo se inseriti in un format a episodi effetto Netflix.
- L’informazione si sta spostando sulle piattaforme: sempre più persone cercano contenuti di politica, filosofia e attualità sui canali social.
- La SEO è diventata cruciale anche per queste piattaforme: oggi crescere online significa essere trovabile ovunque l’utente cerchi.



