“Il web è ancora libero? No, non tutto”. Con queste parole, l’informatico Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web, ha lanciato un potente allarme sullo stato attuale della sua creazione. In un appello pubblicato sul Guardian, Berners-Lee denuncia il monopolio delle grandi piattaforme e avverte che, senza una governance globale, l’intelligenza artificiale rischia di seguire la stessa, pericolosa strada.
Secondo l’informatico, la visione originale di un web aperto è stata tradita. Oggi, “una manciata di grandi piattaforme” raccoglie dati privati per venderli a broker commerciali o condividerli con governi, trasformando gli utenti nel prodotto. A questo si aggiungono “algoritmi onnipresenti che creano dipendenza” e che risultano dannosi per la salute mentale degli adolescenti.
Berners-Lee sostiene che ci troviamo a un nuovo bivio, dove dobbiamo decidere se l’AI sarà usata “per il miglioramento o a scapito della società”. Per evitare che il suo sviluppo sia monopolizzato dagli interessi commerciali delle Big Tech, propone una soluzione radicale: la creazione di un ente no-profit per la ricerca internazionale sull’AI, sul modello del CERN di Ginevra, dove lui stesso creò il web.
Nonostante la diagnosi severa, il suo messaggio non è pessimista. “Possiamo ridare potere agli individui e riprenderci il web. Non è troppo tardi”. Per farlo, però, è necessaria la volontà politica di creare una regolamentazione e una governance globale, così da ripristinare il web come strumento di “collaborazione, creatività e compassione”.
Fonte: The Guardian