08/12/2025
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Il 65% delle chat AI non ha intento commerciale

La maggior parte delle conversazioni con gli assistenti AI non riguarda acquisti, prodotti o decisioni di spesa. Secondo l’analisi condotta da Dan Petrovic (Dejan), il 65% delle chat esaminate ricade fuori da qualsiasi percorso commerciale e viene utilizzato per scrivere, pianificare, imparare, analizzare o semplicemente dialogare.

Il dataset considerato è ampio: 4,4 miliardi di caratteri, oltre 600 milioni di parole e quasi quattro milioni di turni conversazionali. La sessione mediana è composta da due scambi: una domanda e una risposta. Più dell’80% delle interazioni rimane sotto le mille parole, mentre solo il 4,2% supera i 2.500 caratterizzando i casi più complessi, come revisioni di testi, analisi strutturate o coding.

Petrovic ha classificato più di 24 mila sessioni in 42 categorie. Solo il 35% mostra un segnale commerciale e si concentra nelle fasi di esplorazione e confronto. La parte più popolosa è l’awareness (10%), seguita dalla consideration (8,5%). Le richieste di supporto post-acquisto (5,1%) superano quelle orientate alla transazione (4,8%), segno che gli utenti cercano più aiuto nell’utilizzo che nell’acquisto.

Fuori dal funnel prevalgono brainstorming, pianificazione, trasformazioni di contenuti, spiegazioni e analisi. Il gruppo “Other”, che rappresenta il 25% del totale, raccoglie conversazioni non etichettabili: scenari creativi, richieste atipiche e tentativi di jailbreak.

Il quadro che emerge riduce l’idea che gli assistenti generativi stiano diventando sostituti diretti della ricerca transazionale. La maggior parte delle interazioni si concentra su attività cognitive e operative, mentre la componente commerciale rimane minoritaria e frammentata.

Fonte: Dan Petrovic

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