Google ha depositato un piano formale alla Commissione Europea per riformare il funzionamento della sua suite pubblicitaria, nel tentativo di scongiurare l’ordine di vendita forzata degli asset (il cosiddetto break-up). La proposta respinge la separazione societaria degli strumenti e punta su concessioni operative mirate a disinnescare le accuse di “self-preferencing” (favoritismo verso i propri servizi).
Il cuore della proposta tecnica riguarda il controllo dell’inventario. Google intende permettere agli editori di impostare prezzi minimi differenziati (price floors) per i vari offerenti all’interno di Google Ad Manager, una funzione che riduce il vantaggio automatico dell’exchange proprietario AdX. Inoltre, viene garantita una maggiore interoperabilità con i tool di terze parti, consentendo ai competitor di accedere alle aste su basi tecnicamente più eque.
Il piano di riforme per l’Ad Tech presentato da Google è la risposta diretta alla sanzione ricevuta a settembre 2025, quando la Commissione Europea ha inflitto a Mountain View una multa da 2,95 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nella tecnologia pubblicitaria, imponendo un termine di 60 giorni per “porre fine alle pratiche illegali” ed evitare conseguenze strutturali. Con la scadenza dell’ultimatum, Google tenta ora di salvare l’integrità dell’azienda proponendo correttivi tecnici invece della vendita degli asset.
Questa strategia marca una divergenza tattica rispetto al fronte statunitense. Mentre nel processo USA il Dipartimento di Giustizia preme esplicitamente per lo scorporo fisico tra l’ad server (DFP) e l’exchange (AdX) per risolvere il conflitto di interessi, in Europa Google scommette su una soluzione “comportamentale”: modificare le regole dell’algoritmo per mantenere integra la proprietà della piattaforma. La Commissione dovrà ora decidere se queste modifiche funzionali siano sufficienti a ripristinare la concorrenza o se il conflitto di interessi richieda un intervento strutturale.
Fonte: Search Engine Land