Impossibile in questi giorni non parlare di coronavirus: tutti i media sono concentrati a fornirci informazioni aggiornate su quello che sta succedendo in Italia e nel resto del mondo, sul numero di contagi e sulle contromisure attuate per arginare la diffusione del Covid-19, ma anche sugli effetti che sta avendo sulle nostre vite e sui settori produttivi. Il mondo digital non è immune dall’attualità e, anzi, alcune analisi ci evidenziano il quanto e il come dell’impatto del coronavirus su Google e sul marketing.

Lo studio di SEOZoom sui cambiamenti in SERP

Partiamo dalla diretta facebook fatta da Ivano Di Biasi il 26 febbraio: il CEO di SEOZoom ha mostrato con alcuni esempi come gli eventi della vita reale possono impattare sui risultati organici dei motori di ricerca, e come Google sia veloce a recepire queste tendenze.

Ivano Di Biasi: L'impatto degli effetti reali sui risultati organici

Siamo online con Ivano Di Biasi che ci porterà alcuni esempi di come gli eventi della vita reale possono impattare sui risultati organici dei motori di ricerca

Pubblicato da SEOZoom – SEO & Web Marketing Suite su Venerdì 28 febbraio 2020

Si tratta, ancora una volta, di interpretazione e comprensione del search intent: non appena ha notato che le persone erano interessate a ricevere informazioni sul virus – andando a spulciare i risultati anche in pagine più nascoste del motore di ricerca – Google ha adattato le sue SERP e ha completamente trasformato i ranking precedenti.

Cambiano i risultati per Corona

Una semplice ricerca su Google ci consente di capire questo processo. Se oggi digitiamo la query Corona (un termine che ha una pluralità di significati nella lingua italiana), avremo una SERP praticamente dominata da informazioni sul virus, notizie di attualità e siti che trattano questo argomento; soltanto gli ultimi risultati della prima pagina allargano leggermente il campo, con due voci da Wikipedia. Da qualche giorno, poi, Google fornisce anche informazioni utili in risposta breve e una mappa mondiale aggiornata del contagio.

  La nuova SERP Google per Corona

Se invece impostiamo una ricerca temporale e guardiamo le risposte del 31 gennaio (sembra una vita fa, ma sono trascorsi appena 41 giorni!) noteremo che le risposte sono completamente differenti e riguardavano principalmente le ultime avventure di Fabrizio Corona, con qualche spazio per altre risposte più generali e, proprio in coda, un primo sito che associava il termine al virus (riportando una news relativa proprio a una sbagliata associazione tra virus Corona e brand produttore di birra).

SERP Google del 31 gennaio 2020

L’evoluzione del search intent per l’attualità

Nell’arco di un mese o poco più, Google ha completamente trasformato le sue pagine di risultati per questo e per molti altri termini associati: dal punto di vista SEO, è stato come un enorme update che ha colpito l’attività in vasti settori, come vedremo.

Chi era ai primi posti con notizie leggere o di costume si è visto improvvisamente sbalzato fuori dalla SERP, perdendo posizioni e traffico: il suo contenuto non ha smesso di essere “di qualità”, ma è diventato fuori focus rispetto all’argomento ricercato per davvero e in quel frangente dalle persone.

Per di più, i volumi di ricerca del termine corona (e di tutti gli altri correlati) sono completamente cambiati e saliti alle stelle: chi sta facendo visite ora, con ogni probabilità, ha raggiunto un livello di traffico per il quale in precedenza servivano mesi o anni! Per questo è sempre importante non trascurare gli aggiornamenti dei contenuti, tenendo d’occhio anche ciò che sta succedendo nella vita vera.

I takeaway di Ivano Di Biasi sul rapporto attualità/Google

In conclusione della sua diretta, Ivano ci ha lasciato 5 consigli takeaway che possono tornare utili per cercare di comprendere e reagire (almeno in termini SEO) alla situazione attuale:

  1. Le masse influenzano le SERP con le loro ricerche.
  2. Se perdi posizioni in SERP potrebbe non dipendere da te, ma da un cambio di scenario.
  3. I tuoi contenuti potrebbero essere obsoleti: aggiornali e adeguali periodicamente.
  4. Seguire i trend ti consente di individuare i nuovi volumi di ricerca in anticipo.
  5. L’assistente editoriale di SEOZoom analizza il search intent in tempo reale e quindi si conferma un alleato strategico.

Gli effetti del coronavirus sul turismo (digitale e non)

Giorni fa, anche Gianluca Fiorelli ha analizzato il “caso Covid-19” in relazione a Google con un approfondito articolo sul suo blog, in cui dimostra come il virus stia avendo un impatto simile o addirittura più forte sulle SERP a un broad core update, con la grande differenza che questa situazione non si può provare a contrastare con “contenuti migliori“.

Il motivo, dice il SEO, è che “le persone smettono di cercare argomenti, prodotti e servizi che offri o, anche se vorrebbero acquistare i tuoi servizi, non possono perché non possono uscire dalla loro Zona Rossa”.

Il caso di studio presentato riguarda il traffico organico di siti Web sani e il segmento dei siti di viaggio, che insieme ad in altri tipi di siti Web (come le imprese locali e alcune nicchie di eCommerce B2B e B2C) è stato tra i più colpiti dal virus.

La freschezza delle SERP e i trend

L’articolo mostra i risultati di un sito travel specializzato sui viaggi in Sardegna, che in meno di un mese (dal 20 febbraio, giorno dell’annuncio del primo contagio di Coronavirus in Italia) a oggi ha subito un tracollo verticale per tutte le query principali. Una situazione inevitabile, commenta l’esperto, “considerando la quantità di panico e isteria in tutti i Paesi occidentali”, tanto che ora “la carta igienica è più ricercata dei diamanti”.

L’espressione “Query Deserves Freshness” – la query merita la freschezza – è sempre più visibile non solo nei trend di ricerca, ma anche nelle feature di Google e nelle risposte selezionate dal motore di ricerca. Ad esempio, analizzando su Google Trends nel Regno Unito gli interessi legati a Firenze come destinazione turistica compare come risposta breakout “coronavirus florence italy”, così come cercando su Google UK “Travel to Italy” c’è solo un risultato di ricerca organico che non riguarda l’Italia e il coronavirus, e anche i box “People also ask” e “ricerche correlate” hanno molte risposte su “se è sicuro viaggiare in Italia adesso”.

Le conseguenze economiche

Fiorelli prova ad analizzare l’impatto economico di questa situazione “piuttosto drammatica”, soprattutto per le aziende di viaggi e turismo in Italia: il problema non riguarda tanto i rimborsi per le disdette (siamo comunque in un periodo di bassa stagione) quanto l’assenza di prenotazioni future, perché la stagione pasquale è praticamente persa e l’estate si sta avvicinando.

Molte delle compagnie di viaggio online meno robuste saranno fortemente colpite da questa situazione e, considerando che il 5,5 per cento del PIL italiano è rappresentato dal turismo e dall’indotto (anche per posti di lavoro correlati), anche l’intera economia nazionale ne risentirà.

Cosa può fare la SEO?

Fiorelli è consapevole che la sola SEO, ovviamente, “non può salvare un sito Web da una situazione di quasi 0 entrate causata da una ragione esterna incontrollabile come il Covid-19”, ma può offrire una speranza sul lungo termine perché è facile immaginare che “quando la crisi del Coronavirus finirà (perché finirà), le persone torneranno probabilmente a desiderare di viaggiare ancora di più, soprattutto dopo essere state obbligate a non lasciare le loro città per un lungo periodo”.

Il consiglio è quindi di lavorare per quel giorno, migliorare la qualità generale del sito Web e provare già ora a migliorare nella sua visibilità organica: se questo non porterà più traffico e più entrate adesso, potrà significare visibilità immediata dopo, specialmente quando l’impatto freschezza delle query di viaggio tornerà alla normalità.

Gli effetti del Covid-19 nel settore digital

L’ultima indagine sull’impatto del Coronavirus nel campo digital arriva da Search Engine Land, che analizza in particolare lo scenario della spesa in advertising online, segnalando (inevitabili) crolli e problematiche: anche colossi come Google e Facebook subiranno un calo delle entrate pubblicitarie nei viaggi e negli altri settori maggiormente colpiti dagli sforzi globali per rallentare la diffusione del coronavirus, mentre i marketer e i media buyers devono rivalutare le strategie pubblicitarie a breve termine.

Secondo alcuni analisti, a causa dell’epidemia di coronavirus a fine trimestre Google subirà un calo del 15 per cento su base annua delle entrate relative agli annunci di viaggio e nel secondo trimestre un calo del 20 per cento. In modo simile, ci sono segnali di cali per spese per viaggi, vendita al dettaglio, beni di consumo confezionati e intrattenimento, che insieme rappresentano dal 30 al 45 per cento delle entrate totali di Facebook.

Tagli al budget in investimenti adv

La prima risposta a questa situazione è stata il taglio degli investimenti in advertising, soprattutto per aziende attive nell’industria dell’ospitalità e degli eventi, ma più in generale il problema riguarda anche la supply chain per gli eCommerce e tutti gli altri settori.

Il sentimento più diffuso nel campo digital è quindi un complessivo “nervosismo”, uno stato di ansia e preoccupazione: esattamente la stessa sensazione che stiamo provando tutti noi nella vita quotidiana alle prese con il coronavirus.