I clic da Google si riducono ancora. Nei primi quattro mesi del 2026, solo una ricerca su tre negli Stati Uniti ha prodotto una visita fuori dalla SERP, con il 68,01% che si è chiuso senza clic, contro il 60,45% del 2024. Il dato arriva dall’analisi SparkToro su clickstream Similarweb e conferma un passaggio ormai evidente: Google trattiene una quota crescente del percorso di ricerca.
In due anni la quota zero-click cresce di 7,56 punti percentuali, pari a un aumento relativo del 12,5%. Il confronto storico va maneggiato con cautela, perché SparkToro usa serie costruite su provider e panel diversi; il movimento, però, resta leggibile. La ricerca produce più risposte dentro Google e trasforma la visita al sito in un passaggio meno automatico.
Anche il clic, quando arriva, occupa uno spazio più stretto. Le ricerche che generano almeno una visita scendono di 9,51 punti, pari a un calo del 22,9% rispetto al 2024. Dentro quel conteggio rientrano risultati organici, annunci e proprietà Google come Maps e YouTube, quindi il restringimento riguarda l’intera uscita dalla SERP. Prima ancora di distinguere SEO, Ads o ambienti Google, si contrae lo spazio in cui l’utente lascia la pagina dei risultati.
Crescono invece le ricerche successive dentro Google, aumentate di 7,2 punti. L’utente resta nel motore, riformula, precisa, confronta, torna a cercare. La SERP diventa una zona di lavoro più lunga, dove una pagina può contribuire alla risposta, orientare una scelta o rafforzare un brand anche senza trasformarsi subito in sessione tracciabile.
Dai featured snippet alle risposte dirette, dalle schede locali ai box informativi, lo zero-click accompagna Google da anni. AI Overview rende più densa questa traiettoria, perché inserisce nella SERP una sintesi che può assorbire una parte del bisogno prima del sito. SparkToro collega l’accelerazione anche alla crescita delle risposte AI, ormai presenti su oltre il 20% delle ricerche, e ai dati Ahrefs secondo cui, quando compaiono, il CTR può ridursi di quasi il 60%. AI Mode entra invece appena nello 0,34% delle ricerche analizzate tra gennaio e aprile 2026. La curva zero-click cresce quindi prima della piena adozione della modalità conversazionale, che pure (come annunciato all’ultimo Google I/O) sta per portare a una ulteriore e totale trasformazione dell’esperienza di ricerca.
I numeri raccontano una Search più chiusa sul piano del traffico e più estesa sul piano dell’influenza. Ma meno visite non equivalgono automaticamente a meno valore della SEO: una parte crescente del valore nasce prima dell’arrivo sul sito, dentro la SERP, nelle AI Overview, nelle risposte generate, nelle ricerche successive e nella domanda branded che può arrivare dopo l’esposizione.
Il sito continua a contare – senza pagine indicizzabili, chiare, autorevoli e strutturate, le risposte AI hanno meno materiale affidabile da usare e il brand lascia spazio ad altre fonti – però non è più l’unico punto in cui il lavoro produce effetto.
Quando una risposta AI usa un contenuto per spiegare un tema, quando una SERP risolve un dubbio e spinge l’utente a cercare direttamente un brand, quando una citazione rafforza la percezione prima del clic, il vecchio cruscotto vede poco o nulla. Sessioni, pagine viste e clic restano metriche decisive, ma raccontano solo la parte finale del percorso: prima della sessione ci sono scoperta, confronto, valutazione, fiducia e domanda branded.
La SEO esiste e conta ancora, il ranking resta una soglia di accesso, perché Google e le sue funzioni AI continuano a pescare dal web indicizzato e dai risultati organici. Il valore di quella presenza, però, si distribuisce in punti più larghi del percorso. Servono anche altre misure: presenza nelle AI Overview, citazioni come fonte, ruolo del brand nelle risposte, traffico dai motori generativi, crescita delle query branded, copertura dei prompt e capacità del contenuto di essere riusato nei passaggi decisionali.
Lo zero-click non chiude la partita. Sposta la misurazione. Se guardi solo il clic, vedi una perdita secca. Il valore va invece cercato anche prima della visita: nel brand che resta in mente, nella risposta che orienta, nella fonte che viene usata, nella query successiva che rivela dove si sta formando davvero la scelta.
Fonte: Sparktoro