Il Senato ha approvato la prima legge organica italiana sull’Intelligenza Artificiale, un provvedimento che si affianca all’AI Act europeo ma introduce regole e investimenti specifici per il contesto nazionale.
Il testo stabilisce i principi di base: uso antropocentrico dell’AI, tutela dei dati, trasparenza degli algoritmi e protezione dei minori. Particolare attenzione è rivolta a settori sensibili come sanità, lavoro, giustizia e cybersicurezza, dove l’impiego delle tecnologie sarà vincolato a standard di sicurezza più stringenti.
La legge introduce inoltre nuove fattispecie di reato, tra cui la creazione e la diffusione di deepfake ingannevoli, e prevede un piano di investimenti da 1 miliardo di euro per startup e PMI. La governance è affidata a AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) e ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale).
Non mancano però le critiche. Associazioni imprenditoriali e startup lamentano il rischio di overregulation: norme troppo stringenti potrebbero frenare l’innovazione rispetto a Paesi che adottano approcci più flessibili, come Stati Uniti e Regno Unito. Le associazioni di categoria ICT sottolineano invece la difficoltà di applicare regole severe senza strumenti di supporto per le piccole imprese, che rischiano di restare escluse dal mercato.
Alcuni giuristi e osservatori del settore digitale hanno poi evidenziato la frammentazione della governance: AgID e ACN avranno competenze sovrapposte, con il rischio di rallentare decisioni e controlli. Inoltre, una parte consistente della legge rimanda a decreti attuativi che definiranno in seguito dettagli cruciali, come le modalità di certificazione degli algoritmi e i meccanismi di vigilanza. Questo sposta in avanti la reale applicabilità delle norme, alimentando incertezza.
Infine, c’è chi teme che la scelta di introdurre nuovi reati legati all’AI, senza un quadro penale internazionale armonizzato, possa creare asimmetrie e generare più conflitti interpretativi che tutele effettive.
Di sicuro, comunque, il provvedimento colloca l’Italia tra i primi Paesi europei con una cornice nazionale per l’IA, ma la sfida sarà trasformarlo in uno strumento operativo capace di attrarre investimenti e competenze senza appesantire il sistema con (ulteriori) vincoli burocratici.
Fonte: Ministero dell’Innovazione