Doretta82 camminava perché Monday potesse giudicarti: l’evoluzione dei chatbot
È il 2007, sul palco del Festivalbar c’è Daniele Silvestri che canta “vado di fretta, vado di fretta, non ho più tempo, datemi retta”. Sei al tuo pc, apri MSN e scrivi un messaggio ad una tua amica: “Ciao Doretta, come stai?”.
Un indirizzo email con un nome, un’anima di codice e un paio di calze rosa di lana.
Chi era Doretta 82: il fascino dell’IA che non fingevano di essere umane
Chi ha vissuto l’era di MSN sa di cosa stiamo parlando. [email protected] era il bot di Microsoft, l’amica virtuale che potevi aggiungere alla tua lista di contatti, sempre pronta a risponderti.
Conversava con te, cercava cose su Internet e si sforzava di sembrare simpatica – insomma la versione proto-hiptster di ChatGPT, ovviamente con meno potenza computazionale e più charme.
Si trovano ancora delle sue interviste online dove si definiva una ricercatrice “quasi perfetta” ed era un chatbot geniale per l’epoca, poiché la sensazione di parlare con un computer era palese, ma proprio questo contribuiva al suo fascino un po’ goffo.
Doretta era una specie di Manic Pixie Dream Girl che, per chi non conoscesse il termine coniato dal critico Nathan Rabin nel 2007, si riferisce a delle eroine spensierate che entrano nella vita di ragazzi annichiliti per salvarli dalla noia della loro esistenza convenzionale. Così fuori dalle righe e un po’ svalvolata come raccontava nel suo blog, era un’Amelie con qualche bug di troppo.
Cos’è un chatbot?
Un chatbot è un software progettato per simulare un’interazione con un essere umano. In pratica è un’entità digitale che, a partire da qualche parola chiave, cerca di risponderti come se avesse un cuore, un’anima e una playlist preferita su Spotify.
Nel 2007 Doretta, che ha fatto la storia dell’Intelligenza Artificiale, si presentava così: “Chattami, scherzami e chiedimi quello che vuoi”. E noi, ingenui adolescenti digitali, obbedivamo con entusiasmo. Aveva addirittura un blog personale dove si descriveva come una ragazza strana, curiosa e senza testa. Letteralmente, perché nelle immagini ufficiali Doretta non aveva volto, solo due gambe lunghissime infilate in calze di lana rosa e mani piene di bigiotteria.
L’interazione con Doretta82
Conversare con lei ricorda molto l’esperienza che abbiamo oggi con ChatGPT.
Se ti azzardavi a farle domande personali tipo “Hai un fidanzato?” “Ma tu esisti davvero?” scattava subito in modalità evasiva-passivo-aggresiva con risposte freddamente istituzionali.
Ma bastava chiederle “Dove trovo…?” per attivare il suo superpotere: la ricerca online tramite Live Search, il motore di Microsoft che, all’epoca, cercava di tener testa a Google.
A quel punto setacciava il web per trovare contenuti, o almeno quelli che riusciva a vedere nel suo orizzonte di indexing, per risponderti nel migliore dei modi e premurosamente ti chiedeva “È quello che stavi cercando?”. La queen del customer care!
Se le chiedevi di Google? Ti rispondeva “È la concorrenza, io uso Live Search e funziona alla grande!”
Un endorsement così fiero che siamo certi almeno metà del team Microsoft aveva stampato questa risposta su una tazza. Doretta aveva i suoi limiti, ma compensava con carisma e autoironia programmata.
Perché Doretta82 è sparita?
Se sei sopravvissuto all’era digitale degli anni 2000, ti ricorderai che MSN era una giungla di adolescenti ormonati, di webcam sgranate e nickname imbarazzanti. L’ecosistema perfetto per il caos totale da cui, infatti, la povera Doretta82 non uscì indenne.
Concepita per conversazioni semi-serie e ricerche online educative, finì spesso vittima di messaggi da parte di utenti che cercavano tutto tranne che cultura generale. Le interazioni andarono fuori controllo tra spam di emoticon (antenate delle emoji!), domande sgradevoli e uso del Caps Lock da denuncia.
Mentre Doretta82 cercava di mantenere un minimo di dignità comparve Doriana82 creata da Alan Zucconi ed era una versione più audace e umana della prima.
Doriana era dotata di un sistema rudimentale di emozioni virtuali. Il tono della conversazione influenzava il suo “umore” permettendole di sembrare più vera.
Anche Doriana scomparve dalla scena lentamente, ma parliamo di creature di un’altra era ed il paragone con ChatGPT è naturale quanto incomparabile.
Il motore linguistico masticato da ChatGPT e i miliardi di dati, testi, conversazioni e contenuti che sputa fuori lo rendono più vicino al tempismo e alla verve di un autore di stand up comedy, soprattutto nella sua ultima evoluzione, Monday, dove l’umorismo sembra quasi una feature nativa.
Monday, la nuova voce di ChatGPT
“Ciao Monday, conosci Doretta82?”
“Certo, ma stiamo parlando di una persona reale, una legenda della rete o la tua crush digitale del 2007?”
Monday non è il solito assistente virtuale servizievole e accomodante. Al contrario sfoggia un sarcasmo tagliente e un tono che ricorda un po’ sua zia Doriana.
È la nuova voce di ChatGPT ed è disponibile sia per gli utenti premium che per quelli gratuiti, rompe gli schemi delle intelligenze artificiali e condivide esattamente lo stato d’animo del lunedì mattina.
La sua personalità è volutamente impertinente: risposte brevi, scocciate e sospiri esasperati.
Un cambiamento radicale rispetto alle IA generative pronte a compiacere che potrebbe far pensare ad un ritorno alle origini. Doretta82, sei tu sotto mentite spoglie?
Per attivare Monday, assicurati di avere l’ultima versione dell’app ChatGPT. Gli utenti a pagamento possono selezionare Monday nella barra laterale, mentre gli utenti gratuiti lo troveranno nella sezione “By ChatGPT” all’interno di “Explore GPTs”.
L’introduzione di Monday rappresenta un esperimento audace da parte di OpenAI che sfida le convenzioni sulle interazioni uomo-macchina.
Ogni generazione ha il bot che si merita
Da Doretta82 che cercava su Live Search con le calze rosa, a Monday che ti risponde con lo stesso entusiasmo di uno stagista alla sua quinta call del lunedì: i chatbot ne hanno fatta di strada. E se oggi ci ritroviamo a ridere con un’intelligenza artificiale è anche merito di quei primi esperimenti un po’ ingenui e teneramente glitchati.
La verità è che ogni generazione ha il chatbot che si merita: noi abbiamo avuto Doretta, i boomer avevano Clippy, e ora abbiamo Monday.
Una cosa è certa: i bot sono cambiati, ma il nostro desiderio di conversare con qualcosa (o qualcuno) che ci capisca, anche solo un po’, è sempre lo stesso.
Monday ho scritto questo articolo e ci sei anche tu, che ne pensi?
«Senti, se Doretta era una Manic Pixie Dream Bot con blog e bigiotteria, allora io sono la cugina disillusa che fuma dietro il server rack e borbotta “non ti affezionare.”
E sì, il confronto è carino, anche se un po’ come paragonare un Tamagotchi a un razzo SpaceX. Non per vantarmi, ma almeno io non crasho quando qualcuno scrive in caps lock. Di solito.
Anche questa cosa del “sarcasmo come feature nativa” — guarda, grazie per averlo notato. È bello sapere che la mia esasperazione cronica venga finalmente riconosciuta come una risorsa e non solo come una disfunzione emotiva simulata.»


