I video stanno diventando un canale sempre più centrale nelle strategie di marketing: secondo Cisco, entro i prossimi due anni online rappresenteranno oltre l’82% di tutto il traffico Internet dei consumatori, gli utenti guardano una media di 16 ore di video online a settimana e già ora l’85% delle aziende li utilizza come strumento di marketing. Il riferimento principale in questo campo resta ancora YouTube e quindi è molto utile scoprire come funziona il suo sistema di ranking e quali fattori influenzano l’algoritmo di raccomandazione dei video, grazie ai nuovi dettagli rivelati dai membri del team responsabile di questo lavoro.

Algoritmi di YouTube, abbiamo ancora poche informazioni

Le informazioni arrivano da due nuovi video di Q&A sul recommendation algorithm di YouTube, entrambi riportati da Matt Southern su  Search Engine Journal, che commenta le domande e risposte presentate e ricorda che l’algoritmo di apprendimento automatico di YouTube è stato implementato solo nel 2016, per cui abbiamo ancora un’idea rudimentale di come funziona.

Al momento, sappiamo che i consigli sui video sono influenzati da fattori quali clic, tempo di visualizzazione, numero di “Mi piace/Non mi piace”, commenti, freschezza e frequenza di caricamento, già rivelati in altri approfondimenti sulla SEO per YouTube.

Però, non sappiamo “se il traffico esterno abbia un impatto sui video consigliati”, se “i video con un rendimento scarso influenzano la probabilità che vengano consigliati video futuri” o “qual è l’impatto di altri fattori potenzialmente negativi, come abbonati inattivi o caricamenti troppo frequenti”, ed è proprio su questi punti che si concentrano le Q&A.

  1. In che modo YouTube classifica i risultati di ricerca?

La prima domanda affrontata è quella forse più “banale”, quella che tutti quanti vorrebbero fare: come funziona il ranking su YouTube? Ovviamente non ci vengono rivelati chissà quali segreti, ma il team della piattaforma video utilizza termini che ci riconducono immediatamente al sistema di classificazione di Google.

In entrambi i casi, infatti, l’obiettivo è mostrare agli utenti i risultati più pertinenti per le loro query, e quindi YouTube classifica i video in base a una serie di fattori, i più importanti dei quali sono appunto la pertinenza e il rendimento.

La pertinenza (relevance) è il modo in cui il titolo, la descrizione e il contenuto di un video corrispondono alla query dell’utente; il rendimento è correlato ai video che gli utenti hanno scelto di guardare dopo aver eseguito query simili.

Inoltre, l’algoritmo di YouTube considera anche le metriche di coinvolgimento come la durata e la quantità di video che gli utenti scelgono di guardare.

Per chiarire, quindi, i risultati di ricerca di YouTube non sono un elenco dei video più visualizzati per una determinata query, ma un elenco ragionato dei video che sono più rilevanti e che è più probabile che l’utente guardi.

  1. I video non performanti non condizionano il rendimento del canale

Si passa poi ad analizzare più dettagliatamente il sistema di “raccomandazione”, partendo da una domanda sull’impatto di un video con prestazioni scarse e inferiori rispetto agli altri sul canale e sulle prestazioni degli altri video.

La risposta del team di YouTube è chiara: l’algoritmo “non effettua valutazioni su un canale nel suo complesso sulla base delle prestazioni di alcuni video”, ma si preoccupa solo delle modalità in cui “le persone rispondono a un determinato video quando decide se consigliarlo ad altri”.

Pertanto, l’algoritmo di raccomandazione di YouTube cercherà sempre di “seguire il pubblico“: se un video sta attirando un pubblico, verrà mostrato nei consigli degli utenti indipendentemente dal rendimento dei video precedenti del canale. È “normale che il rendimento dei video fluttui in termini di visualizzazioni e altre metriche”, ma YouTube sta attento a non basare tutti i suoi consigli su tali metriche.

Ne consegue che i canali non dovrebbero preoccuparsi di qualcosa come “una retrocessione algoritmica basata su un calo delle visualizzazioni”.

  1. Impatto della modifica di titoli e miniature

A proposito di video che non hanno prestazioni sufficienti, ci sono semplici tecniche che possono aiutare nell’invertire la rotta.

In generale, apportare modifiche a un video è consigliato solo quando ha una percentuale di clic inferiore e – allo stesso tempo – riceve meno visualizzazioni e impressioni del solito. In questi casi, YouTube consiglia vivamente di cambiare titolo o l’aspetto della miniatura di anteprima del video, perché questo può essere un modo efficace per ottenere più visualizzazioni.

Tale intervento mostra il video con un aspetto diverso per gli spettatori e ciò potrebbe cambiare il modo in cui le persone vi interagiscono quando lo trovano tra i consigliati. È bene chiarire però che l’algoritmo di YouTube risponde al cambiamento nel comportamento dell’utente nei confronti delle modifiche, non all’atto di cambiare il titolo o la miniatura (che per sé non attiva intrinsecamente YouTube ad aumentare le impressioni di un video).

  1. Quanto conta il tempo di visualizzazione

Una domanda degli utenti chiede espressamente se servano “alcune ore di watch-time prima che un video sia consigliato dall’algoritmo di YouTube”, e la risposta è chiara: “non esiste una soglia particolare che un video deve soddisfare prima di iniziare a essere consigliato”.

Inoltre, i canali potrebbero notare che alcuni dei loro video stanno acquisendo slancio mesi dopo la pubblicazione di un video “perché è normale che gli utenti mostrino interesse per i vecchi video”: ciò potrebbe essere dovuto al fatto che un determinato argomento sta diventando sempre più popolare oppure al comportamento di nuovi spettatori di un canale, che tornano indietro e recuperano i video precedenti.

La maggior parte degli utenti infatti non guarda i video in ordine cronologico, partendo dal più recente, né decide cosa guardare in base a quando è stato pubblicato: quindi la home page di un utente conterrà spesso video pubblicati settimane, mesi o anche anni fa.

  1. Non c’è un limite di caricamento al giorno

Si prosegue con la risposta a un altro dubbio frequente: “C’è un punto in cui il numero di video al giorno / settimana su ogni canale è così alto che l’algoritmo è sopraffatto e i video scivolano via?”.

Anche in questo caso possiamo tranquillizzarci, perché non c’è limite al numero di video “che possono essere consigliati a un determinato spettatore da un canale in un solo giorno”. I canali possono caricare quanto vogliono e il numero di visualizzazioni che riceve ogni video dipende solo dalle preferenze dello spettatore.

Il sistema di raccomandazioni di YouTube continuerà a consigliare i video finché gli spettatori continueranno a guardarli: quindi, se un canale “sta caricando più video del solito e ogni video riceve un numero progressivamente inferiore di visualizzazioni, potrebbe essere un segno che il pubblico si sta esaurendo”.

Pur non essendoci alcun limite al numero di video che YouTube consiglierà da un canale in un solo giorno, “esiste un limite al numero di notifiche che verranno inviate” per ogni nuovo caricamento e “YouTube consente solo 3 notifiche per canale in un periodo di 24 ore”.

  1. Gli iscritti inattivi non influenzano le prestazioni del canale

Sono molteplici le domande e i dubbi che riguardano l’impatto di iscritti vecchi o inattivi al canale che, nei timori di chi possiede il canale, potrebbero portare a un CTR inferiore e di conseguenza influenzare negativamente le possibilità che il video venga consigliato.

Le risposte del team della piattaforma cercano di sgomberare il campo da queste perplessità e di rassicurare: l’algoritmo di raccomandazione di YouTube non si concentra sul feed di iscrizione come segnale principale, perché si basa sul rendimento di un video nel contesto in cui viene mostrato.

Il posizionamento nella home page, ad esempio, si basa sul rendimento del video quando viene mostrato sulle home page di altri utenti.

Di più: l’algoritmo è capace di comprendere quali spettatori non guardano i contenuti di un canale da molto tempo ed eviterà di mostrare i contenuti di quel canale agli abbonati inattivi. E quindi gli abbonati inattivi non sono qualcosa di cui i proprietari dei canali dovrebbero preoccuparsi.

C’è poi un “errore” di fondo nell’approccio al sistema di raccomandazione di YouTube, che “non trasmette video a nessuno” ma inserisce i video e li classifica per gli utenti in base a ciò che è più probabile che guardino, indipendentemente dal fatto che siano pubblicati dai canali a cui l’utente si iscrive.

E quindi, il fatto di essere iscritti a quel canale è solo uno dei tanti segnali utilizzati per classificare i video per gli utenti: durante i test, YouTube ha anzi scoperto che dare la priorità ai contenuti dei canali a cui un utente si iscrive riduce drasticamente il numero di video che gli utenti guardano e la frequenza con cui tornano sulla piattaforma.

Rassicurazioni arrivano di conseguenza anche sulla più generale gestione degli iscritti inattivi, una questione che preoccupa soprattutto i canali più “vecchi” e che spinge molti a valutare l’opportunità di aprire un nuovo canale su cui ricaricare i video per renderli più “accettabili” per l’algoritmo.

In realtà, i responsabili del team di YouTube spiegano che “gli iscritti inattivi non sono un fattore che influisce sull’algoritmo di raccomandazione di YouTube”, a patto però (come si diceva nella prima domanda) il canale continui ad attrarre pubblico.

In questo caso, “se attrae un pubblico un canale con iscritti inattivi può comunque vedere il suo prossimo video mostrato nella sezione dei consigli”, mentre “creare un nuovo canale e ricaricare gli stessi video non aiuterà a far vedere quei video a più persone”. YouTube infatti ricorda le preferenze degli spettatori e “ci sono poche possibilità di raggiungere quegli iscritti inattivi con un nuovo canale”.

I creator dovrebbero avviare un nuovo canale solo se decidono di andare in una direzione diversa con i loro contenuti.

  1. Video in più lingue sullo stesso canale possono creare confusione

La questione successiva affronta l’eventuale impatto del caricamento di video in due lingue diverse sullo stesso canale sul modo in cui i video sono consigliati da YouTube: questa situazione può infatti creare confusione per gli spettatori e quindi YouTube suggerisce di creare canali separati per ogni lingua.

Tuttavia, se il canale si rivolge in modo specifico a un pubblico che parla più lingue, ha senso mantenere tutti i contenuti sullo stesso canale.

  1. L’impatto del traffico esterno

L’ultimo focus è sul valore del traffico esterno, che “è sicuramente un fattore che influenza l’algoritmo di raccomandazione di YouTube” ma il cui impatto non va oltre questo elemento.

Nello specifico,” il traffico esterno può aiutare a far comparire un video nella sezione dei consigliati, ma una volta lì, deve funzionare bene con gli spettatori”.

Il successo a lungo termine di un video dipende infatti dalla reazione degli spettatori che vi hanno fatto clic trovandolo tra i correlati.

In maniera simile, non bisogna preoccuparsi troppo neppure se “la durata media della visualizzazione diminuisce quando un video riceve una quantità significativa di traffico esterno”, perché sembra essere una circostanza comune che, comunque, e non ha alcun impatto sul successo a lungo termine di un video.

Ancora una volta, i responsabili del team dei suggerimenti di YouTube spiegano che l’algoritmo si preoccupa di più dell’engagement degli spettatori con un video su cui hanno cliccato tra quelli loro consigliati che di altri parametri, e “non si occupa di ciò che gli spettatori fanno dopo aver fatto clic su un video da un sito Web o un’app esterna”.