Pixel
Un pixel di tracciamento è un frammento di codice inserito in una pagina per registrare che qualcuno è passato di lì e che cosa ha fatto. Il nome viene dall’immagine invisibile di un pixel usata in origine per lo scopo; oggi si tratta quasi sempre di uno script.
Serve a chiudere il cerchio fra una campagna e il suo risultato: senza quel segnale una piattaforma pubblicitaria non sa quali annunci hanno prodotto vendite, e di conseguenza non può ottimizzare – che per i sistemi automatici di oggi significa non poter lavorare affatto (remarketing).
La sua affidabilità si è ridotta, per ragioni che si sommano: le protezioni dei browser limitano gli script di terze parti, chi rifiuta i cookie statistici non viene registrato, le estensioni che bloccano i tracciatori sono diffuse. Il dato che arriva è parziale, e il modo corrente di recuperarne una parte è inviare le conversioni dal proprio server invece che dal browser del visitatore.
La risposta corrente alla perdita di affidabilità del codice nel browser è spostare l’invio degli eventi sul proprio server, con le soluzioni delle singole piattaforme. Cambia dove passano i dati, non quali si è legittimati a raccogliere (tracciamento lato server).
Resta la parte che non è tecnica: il pixel è un trattamento di dati personali e va dichiarato nell’informativa e subordinato al consenso, con una distinzione chiara fra ciò che è necessario al funzionamento e ciò che serve al marketing. È uno degli adempimenti più spesso sbagliati, e non per cattiva fede ma perché il codice lo installa chi fa campagne e la privacy la scrive qualcun altro (cookie).