Una giuria californiana ha stabilito che Meta ha intercettato dati sensibili raccolti da Flo, la popolare app per il monitoraggio mestruale, e li ha utilizzati per fini pubblicitari su Facebook e Instagram. La vicenda segna un nuovo capitolo nel dibattito sulla gestione della privacy e dei dati sanitari negli Stati Uniti.
L’accusa sostiene che le informazioni condivise dalle utenti con Flo — relative a ciclo, fertilità e stato di salute — siano state tracciate e reimpiegate per campagne di targeting, in violazione delle normative federali e statali. Meta ha respinto le accuse, ma la giuria ha riconosciuto responsabilità dirette, aprendo la strada a possibili risarcimenti e a nuove cause collettive.
Flo, Google e Flurry avevano già raggiunto accordi extragiudiziali in casi simili, chiudendo con multe e impegni a migliorare le policy di gestione dei dati. Per Meta, invece, il processo ha assunto un valore simbolico: dimostra come i grandi gruppi tecnologici siano sempre più esposti a contenziosi legati alla protezione di dati particolarmente sensibili.
L’episodio solleva questioni cruciali: fino a che punto le piattaforme possono utilizzare i dati raccolti da app di terze parti? Quali garanzie hanno gli utenti che affidano informazioni intime a servizi digitali che promettono anonimato e tutela?
Le autorità americane hanno annunciato controlli più severi e nuove linee guida per le app di salute digitale, in attesa che casi come questo fissino precedenti chiari anche a livello giudiziario.
Fonte: Tuta