07/09/2026
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L’UE riconosce ChatGPT come motore di ricerca

Per l’Unione europea ChatGPT è un motore di ricerca, ed è appena il terzo servizio a ricevere questa qualifica dopo Google Search e Bing. La Commissione lo ha designato Very Large Online Search Engine ai sensi del Digital Services Act, e per la prima volta la categoria accoglie un assistente conversazionale – Gemini, Perplexity e Copilot ne restano fuori.

Bruxelles motiva la scelta definendo ChatGPT un servizio ibrido, perché risponde alle richieste degli utenti e nel farlo cerca sul web. A qualificarlo è l’atto del recupero delle informazioni, più della forma conversazionale con cui poi le restituisce.

La designazione scatta oltre i 45 milioni di destinatari medi mensili nell’Unione. OpenAI ne ha dichiarati 159,1 milioni, oltre tre volte il limite, e la stessa soglia vale per chiunque altro la superi in futuro.

Entrare in quel novero significa assumere obblighi che gli altri servizi non hanno. OpenAI dovrà valutare ogni anno i rischi sistemici legati al proprio servizio, sottoporsi ad audit indipendenti, pubblicare i parametri principali dei sistemi di raccomandazione, rispettare i limiti alla pubblicità profilata sui minori e aprire i dati ai ricercatori autorizzati. Il termine per mettersi in regola è di quattro mesi dalla notifica della decisione, con vigilanza della Commissione insieme all’autorità irlandese Coimisiún na Meán.

Il riconoscimento arriva dopo una decisione di luglio sul Digital Markets Act, che aveva già stabilito come i chatbot dotati di funzione di ricerca possano accedere ai dati di ricerca di Google se rientrano nella definizione di motore di ricerca. Due normative diverse arrivano alla stessa qualificazione, con conseguenze concrete sui dati che un assistente può ottenere e su quelli che deve rendere disponibili.

I sistemi di raccomandazione di ChatGPT decidono quali fonti entrano nella risposta e quali restano fuori, e quei criteri finora non sono stati verificabili da nessuno. Il DSA impone di pubblicarne i parametri principali e di aprire i dati ai ricercatori autorizzati, quindi col tempo possono emergere informazioni che oggi puoi solo dedurre osservando le risposte una per una.

L’inquadramento normativo certifica quello che i comportamenti mostrano da tempo. Le persone interrogano gli assistenti come interrogano un motore, e adesso anche il regolatore tratta quelle interrogazioni come ricerche, con lo stesso peso e gli stessi doveri di Google e Bing.

Fonte: Commissione europea

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