L’intelligenza artificiale generativa è ormai uno standard nelle ricerche di mercato statunitensi, ma la sua adozione massiccia evidenzia un conflitto tra efficienza e affidabilità. Un nuovo sondaggio di Harris Poll–QuestDIY rivela che il 98% dei ricercatori di mercato USA ha utilizzato la GenAI nell’ultimo anno e il 72% la impiega almeno una volta al giorno. La diffidenza iniziale è stata sostituita dalla necessità di sfruttare la velocità e la scalabilità dell’AI, sebbene la fiducia nei risultati rimanga bassa.
I guadagni di produttività sono tangibili. L’89% degli analisti afferma che l’AI ha migliorato la propria vita lavorativa e il 56% risparmia almeno cinque ore settimanali. L’adozione è in continua crescita: l’80% ha aumentato l’uso negli ultimi sei mesi e il 71% prevede di espanderlo ulteriormente. Gli impieghi principali includono l’analisi di fonti dati multiple (58%), l’analisi di dati strutturati (54%), l’automazione di report (50%) e l’analisi di risposte aperte (49%).
Il punto debole dell’AI resta l’affidabilità. Il 37% dei ricercatori cita problemi significativi di qualità dei dati. Paradossalmente, il 31% afferma che il tempo necessario per la validazione delle informazioni è aumentato, annullando parte del guadagno di efficienza. Un ulteriore 28% ha riscontrato incoerenze di stile, tono o formattazione nei report finali.
Gary Topiol, managing director di QuestDIY, riassume il sentimento comune: i ricercatori vedono l’AI come un “analista junior, capace di velocità e ampiezza ma che necessita di supervisione e giudizio”. Altre barriere all’adozione includono le preoccupazioni per la privacy e la sicurezza (33%), la mancanza di formazione (32%) e la carenza di trasparenza (31%). Per i brand, l’automazione richiede quindi nuovi livelli di controllo e governance, integrando la supervisione umana nel processo per garantire l’accuratezza.
Fonte: eMarketer