L’intelligenza artificiale generativa è ormai pervasiva nel mondo professionale italiano, ma la sua adozione massiccia non si traduce ancora in risultati concreti per le aziende. Emerge un forte paradosso: se da un lato il 91% dei professionisti la utilizza almeno una volta a settimana (con il 57,5% che la usa più volte al giorno), dall’altro lato, secondo uno studio del MIT citato dal Platform Thinking HUB del Politecnico di Milano, ben il 95% dei progetti pilota aziendali basati su GenAI non porta valore tangibile. Solo il 5% riesce a generare ritorni misurabili.
La causa principale di questo scollamento risiede nel tipo di utilizzo, prevalentemente superficiale. La ricerca del Politecnico, condotta su 419 professionisti italiani, mostra che la GenAI è impiegata soprattutto per ricercare informazioni (86%), generare opzioni alternative (67%), riassumere testi (63%) e scrivere email (63%). Gli usi più strategici, come riflettere su temi complessi (35%), simulare punti di vista (32%) o utilizzarla come coach (18%), restano minoritari. Predomina l’approccio “Co-pilot” (assistente personale per l’efficienza) rispetto al più promettente “Co-Thinking” (partner per l’innovazione) .
Un altro fattore limitante è l’uso prevalentemente individuale: il 52% dei professionisti la usa esclusivamente da solo e il 43% solo occasionalmente in gruppo. Eppure, la maggioranza (69%) ritiene che la GenAI sia più efficace se usata in team. A livello di strumenti, ChatGPT domina l’uso individuale (65%), seguito da Microsoft Copilot (39%) e Google Gemini (26%). Nelle adozioni aziendali, però, Copilot risulta il più diffuso (quasi 60% delle imprese), anche se circa un quarto dei dipendenti utilizza licenze personali non approvate, con rischi per la sicurezza dei dati.
La governance interna appare inoltre debole: il 43% delle imprese non ha piani strutturati o linee guida sull’uso della GenAI, e solo il 18% permette ai dipendenti di sperimentare attivamente, ad esempio creando agenti custom. La maggior parte degli utenti (65%) si configura come “Early Explorer”, sperimentando senza un approccio strutturato allo sviluppo del valore. Questa situazione suggerisce che, per sbloccarne il potenziale, la GenAI debba essere trattata meno come tool individuale e più come leva strategica e collaborativa.
Fonte: Osservatori.net