La Generative Engine Optimization (GEO) sta spingendo le aziende verso tattiche estreme per garantire la propria visibilità nelle risposte degli LLM. Per massimizzare le probabilità di essere citati da piattaforme come ChatGPT o Perplexity, alcuni brand stanno creando interi siti web progettati specificamente per essere letti dagli scraper AI, non dagli utenti umani. L’obiettivo è fornire ai modelli grandi quantità di dati strutturati e controllati, aumentando la densità di informazioni positive associate al marchio nel dataset di addestramento.
La produzione di contenuti ha subito un’accelerazione industriale. Aziende che in precedenza pubblicavano pochi articoli al mese stanno ora puntando a volumi di 100-200 contenuti mensili, inondando il web di materiale ottimizzato per influenzare le sintesi generative. La strategia si estende anche all’influencer marketing: brand come Brooklinen pagano i creator non solo per l’esposizione al pubblico, ma sapendo che le trascrizioni audio e i testi dei video social verranno scansionati dai crawler AI, inserendo il brand nel grafo di conoscenza delle piattaforme.
Questa evoluzione segna un cambio di paradigma nella SEO tecnica. Non si ottimizza più solo per il posizionamento in una lista di link, ma per l’inclusione nella risposta sintetica. La creazione di asset digitali “ombra”, visibili solo alle macchine, rappresenta il tentativo di manipolare l’output dell’AI a monte, assicurandosi che quando l’algoritmo “ragiona” sul tuo settore, trovi le tue informazioni ovunque.
Fonte: eMarketer