Il divario tra la crescente domanda di professionisti della cybersecurity e l’offerta di personale qualificato continua ad allargarsi, raggiungendo una carenza globale stimata in oltre 4,7 milioni di esperti. Questo allarmante dato emerge dal “Global Cybersecurity Skills Gap Report 2025” di Fortinet, basato su un sondaggio tra oltre 1.850 responsabili IT e cybersecurity in 29 paesi. La mancanza di competenze adeguate ha conseguenze dirette e costose: l’86% delle organizzazioni ha subito almeno una violazione dei dati nel 2024, e per il 52% i costi di gestione degli incidenti hanno superato il milione di dollari.
Le cause principali identificate dal report non sono nuove: mancanza di consapevolezza sulla sicurezza tra i dipendenti (56%), carenza di competenze IT e formazione specifica (54%), e assenza di prodotti di sicurezza adeguati (50%). Ciò che preoccupa è la persistenza di queste vulnerabilità, nonostante siano note.
In questo contesto, emerge un paradosso significativo riguardo alla formazione e alle certificazioni. L’89% dei responsabili IT preferisce assumere candidati in possesso di certificazioni di cybersecurity, riconoscendone il valore nel validare competenze (67%), indicare la capacità di aggiornamento (61%) e dimostrare familiarità con le tecnologie dei vendor (56%). Tuttavia, nonostante questo ampio riconoscimento, la disponibilità delle aziende a investire nella formazione certificata è in netto calo: solo il 73% delle organizzazioni si è detta disposta a pagare per le certificazioni dei propri dipendenti nel 2024, rispetto all’89% del 2023.
Questo taglio agli investimenti formativi appare in netta contraddizione con la necessità urgente di colmare lo skill gap e rafforzare le difese contro minacce sempre più sofisticate, incluse quelle potenziate dall’intelligenza artificiale. Sebbene l’AI sia vista come uno strumento utile per aumentare l’efficienza dei team (80% degli intervistati) , la sua implementazione è frenata proprio dalla mancanza di competenze specifiche (48%). Il report suggerisce quindi alle organizzazioni di ripensare le strategie di assunzione, valutando anche percorsi formativi alternativi alla laurea quadriennale (ancora richiesta dal 52% delle aziende) , e soprattutto di tornare a investire seriamente nella formazione continua e nelle certificazioni per coltivare e trattenere i talenti necessari.
Fonte: Digitalic