Un’analisi di BrightEdge mostra che Google AI Overview, Google AI Mode e ChatGPT forniscono raccomandazioni di brand molto diverse tra loro. Su decine di migliaia di query analizzate, i tre sistemi hanno concordato solo nel 17% dei casi, mentre nel 61,9% hanno suggerito marchi differenti.
Google AI Overview risulta la più “generosa”: cita brand nel 36,8% delle richieste, con una media di oltre sei menzioni per query, più del doppio rispetto a ChatGPT (2,37). Quest’ultimo, al contrario, resta in silenzio nel 43,4% delle risposte e cita più marchi di quanti ne accrediti con fonti (rapporto 3 a 1). Google, invece, privilegia le citazioni rispetto alle menzioni: le AI Overview forniscono 14,3 citazioni per query contro 6 menzioni, confermando un approccio orientato alla trasparenza delle fonti.
Le divergenze cambiano anche per settore: il disaccordo tocca il 68,5% delle query in ambito healthcare, il 62% nell’education, il 61,7% nel B2B tech, il 57,9% nella finanza e il 57,1% nell’ecommerce (l’ambito con maggiore allineamento).
Il dato segnala un panorama AI frammentato, dove la visibilità di un brand non è garantita e cambia a seconda della piattaforma. Per i marketer diventa quindi cruciale monitorare più ambienti e valutare strategie differenziate per presidiare sia Google sia i sistemi conversazionali.