Quanta parte del mercato è tua nell’AI?

Quanto pesi nell’AI, quando parla del tuo mercato? Per la prima volta il marketing, che ha sempre lavorato su stime basate su segnali indiretti, ha una metrica per leggere il valore di un marchio come una grandezza calcolata dentro le intelligenze artificiali. È la Share of Model, con cui puoi misurare quanto di quello spazio è tuo, rispetto agli altri marchi legati allo stesso territorio, e quanto invece stai lasciando a chi ti fa concorrenza.

Ora infatti la competizione è “matematica”: per un motore come ChatGPT o Gemini il tuo brand è un punto in uno spazio di associazioni, legato a una categoria, a dei concorrenti, a certi attributi, e richiamato con una probabilità più o meno alta ogni volta che costruisce una risposta sul tuo mercato.

Che cos’è la Share of Model

La Share of Model misura quanto un brand pesa nella rappresentazione che un’AI fa di un mercato rispetto agli altri marchi che collega allo stesso tema. È una metrica relativa, che prende senso nel confronto con gli altri nomi associati alla stessa categoria, allo stesso bisogno o allo stesso cluster di intenzioni.

Non stima lo spazio fisico di una pagina, né quello visibile di una SERP, ma la posizione che assumi nella rappresentazione statistica con cui l’AI collega mercati, categorie, bisogni, competitor, fonti e attributi.

Quando un utente chiede a ChatGPT, Gemini o a Perplexity un consiglio su un settore, l’AI non elenca tutti i nomi che conosce né attinge da una lista fissa: ricerca brand, fonti, prodotti, alternative, siti editoriali, marketplace, comparatori, segnali di reputazione e contenuti che considera pertinenti per rispondere. E richiama alcuni marchi con insistenza, altri di rado, altri mai. 

La Share of Model quantifica quella disparità, e dice quale fetta di quel mercato, agli occhi dell’AI, appartiene a te. Non conta quanto sei forte in assoluto, ma quanto sei forte accanto a chi ti fa concorrenza sullo stesso tema: puoi comparire spesso e avere una quota bassa, se i marchi che l’AI richiama prima di te sono più solidi, così come puoi comparire meno ma tenere una quota alta, se sei uno dei riferimenti stabili della categoria. La quota fotografa la tua posizione dentro il gruppo, non la tua visibilità isolata.

Tradotto in pratica, prendi mille domande diverse ma legate alla stessa intenzione — tutte intorno al noleggio auto a lungo termine, ad esempio — e conta in quante l’AI tira dentro il tuo marchio: se accade in trecento, la tua Share of Model su quel territorio è del 30%.

I segnali che danno peso al brand

La percentuale finale è la sintesi di tre coordinate da guardare separatamente, perché un brand può essere forte in una e scoperto nelle altre, e capire dove sta la debolezza ti dice su cosa lavorare.

La prima è la presenza, cioè il fatto che l’AI ti abbia collegato a quel mercato: quando l’argomento emerge, il tuo nome fa parte della materia da cui attinge. È il punto di partenza, perché un brand che il modello non associa affatto al tema non compare in nessuna risposta, e chiedersi quanto pesi non ha senso finché non esiste in quello spazio.

La seconda è la rilevanza, cioè il peso che hai una volta che ci sei. Sullo stesso tema convivono molti marchi, e l’AI non li tratta allo stesso modo: alcuni li richiama come riferimenti solidi, altri li tiene sullo sfondo. La rilevanza misura la forza del tuo legame con la categoria messa a confronto con quella dei concorrenti, ed è la ragione per cui puoi essere presente e contare comunque poco, se accanto a te ci sono nomi che il modello richiama con più continuità.

La terza è la frequenza predittiva, cioè la costanza con cui torni. Le domande su uno stesso mercato sono tante e formulate in modi diversi, e un brand agganciato davvero al tema riemerge attraverso la maggior parte, mentre uno con un legame debole compare qua e là e sparisce altrove. È la faccia della quota che dice se la tua posizione è stabile o dipende dalla domanda giusta al momento giusto.

Le tre dimensioni si condizionano a vicenda: presidi la categoria, reggi il confronto con chi ci compete e torni con regolarità. Puoi essere presente su un tema e pesare poco, perché accanto a te ci sono nomi più radicati; puoi avere un legame forte con la categoria e uscire di rado, perché nelle risposte concrete il modello tende a preferire altri. Finché restano disallineate, la presenza esiste ma non si è ancora consolidata in una posizione.

La percentuale nasce dalle risposte osservate

La Share of Model può cambiare da ChatGPT a Gemini, da Perplexity a Google AI Mode, e può spostarsi nel tempo: ogni sistema lavora su una memoria diversa, usa fonti diverse e ricompone il mercato con un equilibrio suo.

I pesi interni del modello restano fuori dalla lettura diretta, ciò che possiamo misurare è la regolarità con cui il brand torna negli output generati su un perimetro controllato di prompt, motori, lingua, periodo e attori competitivi.

Per questo una risposta singola racconta poco. Può dipendere dalla formulazione della domanda, da una fonte recuperata in quel momento, dal modo in cui il prompt restringe o allarga il contesto. Una serie di risposte su domande vicine, invece, mostra se il brand appartiene davvero alla rappresentazione del mercato o se compare solo in condizioni fragili.

Serve interrogare il motore sull’insieme delle domande che compongono un mercato — le richieste informative, i confronti, le domande di chi sta per scegliere — e registrare come ti tratta ogni volta: se il tuo nome compare, in quale ruolo, insieme a quali concorrenti. Da quel comportamento, ripetuto su molte domande, ricavi una stima di quanto l’AI ti associa a quel mercato. L’AI lavora per probabilità, e la stessa domanda ripetuta può includere il tuo nome una volta e ometterlo quella successiva. La misura affidabile nasce dalla ricorrenza. Se compari con costanza mentre le domande cambiano forma e angolazione, quella costanza è il segnale che l’AI ti tiene agganciato al tema; se appari a intermittenza, la tua presenza dipende dalla singola domanda fortunata più che da una posizione acquisita.

Il marketing e la ricerca di una misura del brand

Per decenni il marketing ha misurato la forza di un brand guardando i comportamenti delle persone: quante lo nominavano, quante lo cercavano, quante lo sceglievano a parità di prezzo. Erano segnali umani, raccolti dall’esterno e interpretati — un sondaggio diceva quanti ti ricordavano, le ricerche di marca quanti ti volevano per nome, le vendite chiudevano il conto — da cui si risaliva per inferenza al peso del marchio nella testa del pubblico. La Share of Model legge oggi quella stessa forza dall’interno del modello, ma l’idea che la sorregge è più vecchia dell’intelligenza artificiale: misurare un brand per la fetta di spazio che si tiene, e non solo per quanto vende nell’immediato.

Lo Share of Voice è stata la prima risposta a questa esigenza. Misura quanta parte della presenza complessiva di un settore appartiene a un singolo marchio: se in un mercato si parla cento e di te si parla venti, la tua Share of Voice è del 20%. Nasce nei media, nella pubblicità, nella comunicazione, e nel digitale si è allargata alla pressione organica, paid, editoriale e social. La sua forza sta in una correlazione osservata sul campo: i brand che tengono una quota di voce superiore alla loro quota di mercato tendono a crescere, gli altri a erodersi. La voce, insomma, anticipa le vendite.

La Share of Search ha portato la stessa logica su un segnale più pulito e meno comprabile: quante delle ricerche di un settore portano il nome di un brand, rispetto ai concorrenti. Non è la pubblicità che spinge, è la domanda spontanea delle persone, e proprio per questo molti marketer lo usano come indizio rivelatore: la quota di ricerche di marca tende a muoversi prima della quota di mercato, e anticiparla aiuta a leggere dove sta andando un settore. È un proxy, non una certezza, ma è uno dei più affidabili che il settore abbia trovato.

La Share of Model è il passo successivo di questa stessa famiglia. Cambia il luogo dove la quota si misura, ma non la domanda di fondo, che resta quella di sempre: di tutto lo spazio in gioco, quanto è tuo? Share of Voice leggeva lo spazio nei media, Share of Search la quota nella domanda esplicita, Share of Model la posizione dentro la rappresentazione che il modello costruisce del mercato.

Apparire spesso può non bastare

Il termine è già esploso nel marketing internazionale.

Jellyfish, gruppo Brandtech, ha lanciato a fine 2024 una piattaforma che si chiama proprio Share of Model™ per analizzare come diversi LLM percepiscono brand, prodotti e servizi, e per capire se un marchio riesce a ottenere raccomandazioni nei modelli generativi. Hallam descrive la Share of Model come presenza del brand negli LLM in proporzione alle menzioni totali di categoria; Tom Roach la collega alla famiglia delle metriche “Share of”, spiegandola come rapporto tra menzioni del brand e menzioni complessive dei brand nella stessa categoria, con attenzione anche alle associazioni positive e negative.

Alcune letture operative, però, si fermano sulle apparizioni — quante volte il brand compare, sul totale — e scambiano quella percentuale per la misura. Ma contare le apparizioni, l’abbiamo visto, ti dice che ci sei e non perché ci sei, e la stessa frequenza copre posizioni opposte.

Ecco perché la lettura che proponiamo tiene insieme quattro cose, che ti dicono se la tua posizione è solida o sta per cedere — la stessa informazione che una percentuale di apparizioni, da sola, ti nasconde.

Perché e come la percentuale cambia

La percentuale di Share of Model ha senso solo quando il perimetro è dichiarato. Il numero cambia se cambia la categoria osservata, il cluster di prompt, il motore interrogato, la lingua, il periodo, il mercato o l’insieme competitivo preso in analisi.

Un brand può avere il 30% di Share of Model su un cluster di prompt informativi e una quota molto più bassa sui prompt vicini alla scelta. Il numero, da solo, dice che il marchio torna con una certa regolarità; è il quadro più ampio che spiega dove torna e cosa significa quella presenza.

Prendi un produttore di software gestionali. Sulle domande con cui una persona si informa — come organizzo i turni del personale di un ristorante — quel brand può occupare uno spazio ampio, perché su quei temi ha pubblicato guide, articoli, materiali, e il modello lo ha imparato come voce competente. Porta lo stesso brand sulle domande con cui si sceglie — qual è il miglior software per gestire i turni — e può quasi sparire, perché lì il modello richiama i nomi che associa alla decisione d’acquisto, e quei nomi sono altri.

Sono due Share of Model entrambe corrette, misurate sullo stesso brand nello stesso giorno, che raccontano due storie opposte: una presenza solida dove l’utente studia il problema, una presenza fragile dove decide a chi affidarlo. La trappola è leggere solo la prima, vedere un numero alto e sentirsi coperti, mentre nel punto che vale — quello in cui si chiude la vendita — stai cedendo terreno senza accorgertene. Una quota ha senso solo se sai a quale momento del percorso si riferisce.

Il perimetro riguarda anche gli attori del confronto. Il modello può associare a una categoria competitor diretti, marketplace, editori, siti di recensioni, community, comparatori, aziende che il brand non considera rivali ma che l’AI usa per costruire la risposta. La Share of Model non misura soltanto la partita che l’azienda ha in testa; mostra anche la partita che il modello sta facendo giocare.

Per questo la misurazione deve includere i prompt comodi e quelli scomodi, le domande dove il brand è già forte e quelle dove rischia di perdere spazio. La quota più utile nasce quando il campo osservato somiglia al mercato reale, non alla sua versione più favorevole.

Il valore dipende dal campo osservato

Dentro lo stesso perimetro, due presenze possono valere in modo molto diverso. Un brand può essere usato come fonte, nominato in un elenco, indicato come alternativa, raccomandato per un caso d’uso, associato a un attributo forte o citato in modo laterale. La percentuale dice quanto spazio occupa; il ruolo dice che tipo di spazio è.

Essere fonte e restare invisibili nel testo produce un effetto preciso. La pagina contribuisce alla risposta, ma il brand non entra nella memoria dell’utente. Il sito è utile alla macchina e invisibile al mercato.

La menzione testuale sposta il brand dentro la risposta, ma lascia aperta la domanda sul ruolo. Un nome in fondo a una lista vale meno di un nome attorno a cui la risposta organizza il confronto. Una citazione generica vale meno di un riferimento legato a un bisogno preciso. Una menzione neutra può indicare presenza, senza dare all’utente una ragione per scegliere.

La raccomandazione avvicina il brand alla decisione. Quando il modello segnala un marchio come opzione adatta, lo lega a un caso d’uso, a un vantaggio, a una caratteristica rilevante per la domanda. Qui la quota comincia a mostrare il suo valore competitivo: non solo esserci, ma essere usati per orientare la scelta.

Poi arrivano gli attributi. Un brand può ottenere una quota alta e restare associato a caratteristiche poco coerenti con il suo posizionamento: economico quando vuole essere premium, semplice quando vuole essere avanzato, locale quando sta costruendo una presenza nazionale, tecnico quando deve essere percepito come accessibile. La quota cresce, ma nel territorio sbagliato.

La stabilità chiude la lettura. Una rilevazione isolata può mostrare una presenza favorevole; il monitoraggio nel tempo dice se il legame regge. La Share of Model diventa davvero utile quando mostra traiettorie: dove il brand sta guadagnando spazio, dove lo perde, quali cluster si stanno consolidando, quali attributi si stanno spostando.

Come portare la Share of Model nel lavoro reale

Immagina di scoprire che il tuo brand esce poco sulle domande che contano per il tuo mercato. Preso da solo, quel dato non ti dice cosa fare, perché dietro la stessa scarsa presenza possono esserci cause opposte: il modello potrebbe non associarti affatto al tema, potrebbe associarti ma pesarti meno dei concorrenti, oppure riconoscerti benissimo ma con attributi che ti spingono verso un altro mercato.

Dai un numero alla tua presenza nell’AI
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La domanda è perché pesi in quel modo, dove perde forza e quale intervento può cambiare la rappresentazione che l’AI costruisce. Ognuna chiede un intervento diverso, e gli strumenti SEO for AI di SEOZoom servono a capire quale delle tre hai davanti prima di muoverti.

Che campo sto misurando? È la prima cosa da chiudere, perché una quota letta sul perimetro sbagliato ti manda a curare un problema che non hai. L’AI Prompt Research ricostruisce le domande reali con cui le persone portano un bisogno all’AI e le raggruppa per intenzione, separando le richieste con cui ci si informa da quelle vicine all’acquisto, i Money Prompt. È il momento in cui scegli se osservare il mercato dove sei comodo o dove fa male: misurare solo i temi su cui sei già forte produce una diagnosi rassicurante e falsa.

Come entro nelle risposte? Definito il campo, ora devi capire se il problema come appari. L’AI Prompt Tracker segue le risposte su quelle domande e distingue ciò che un conteggio confonde: quando vieni usato come fonte senza essere nominato, quando il brand entra nel testo, quando riceve una raccomandazione, con quale tono e accanto a quali concorrenti. E quando arriva una raccomandazione, ti dice se nasce da una tua forza o solo dalla debolezza di un rivale descritto come meno adatto — la differenza tra una posizione che regge e una che cade appena quel rivale recupera.

Quanto spazio è mio e quanto degli altri? Qui il confronto diventa esplicito. Analisi competitor AI mostra, con la Market Share of Voice AI, come la presenza si distribuisce tra tutti i marchi che il modello accosta al tuo mercato: non guardi una classifica SEO mascherata, leggi quale brand occupa più spazio nella narrazione generativa, quale risulta più forte sul piano semantico e dove il tuo perde forza nella percezione, nella fiducia o nella capacità di essere scelto.

Con quale identità mi riconosce? Se esci ma temi di essere raccontato male, è il GEO Audit a dirti con quali attributi e quale identità l’AI ti inquadra, e dove quella percezione si allontana da ciò che vuoi essere — il caso, già visto, della quota alta costruita sugli attributi sbagliati.

Quanto sono forte negli answer engine? Qui entra AEO Audit, che verifica come le pagine vengono usate dagli answer engine che costruiscono risposte con ricerca live. È il controllo sul presente: come vieni trattato quando i motori AI devono sintetizzare informazioni aggiornate sul tuo settore.

Nessuno di questi numeri vive da solo, ed è qui che la Share of Model va protetta dall’illusione di essere una metrica magica. La presenza complessiva nelle AI dice dove compari tra AI Overview, AI Mode e i motori conversazionali; le pagine coinvolte dicono quali contenuti sostengono quella presenza; Search Console, Analytics e l’andamento delle ricerche di marca la ancorano ai segnali reali, perché una crescita nella rappresentazione del modello conta davvero solo se dialoga con traffico, domanda branded e conversioni.

Letta così, su finestre mensili o trimestrali e non giorno per giorno, la quota smette di essere un dato isolato e diventa una direzione. Se cresce sulle domande informative, stai costruendo riconoscibilità; se cresce su quelle comparative, ti stai avvicinando alla scelta; se è alta ma nessuna pagina la conferma, il modello ti richiama e il sito non regge l’aspettativa che ha creato. È la lettura che ti dice dove intervenire — quale contenuto rafforzare, quale attributo correggere, quale cluster stai cedendo — prima ancora di dirti di quanto.

La misura serve quando aiuta la scelta

Misurare la Share of Model significa rendere visibile una parte della competizione che finora restava difficile da leggere. Finché il peso di un brand dentro le risposte resta un’impressione, lo difendi a intuito: rafforzi ciò che ti sembra debole, presidi ciò che ti sembra importante, e speri di aver indovinato. Quando diventa un numero leggibile, smetti di andare a sensazione. Vedi su quali temi il modello ti tratta da riferimento e su quali ti considera laterale o intercambiabile, capisci se una presenza nasce da una tua forza o dalla debolezza momentanea di un concorrente, e sposti il lavoro dove serve invece che dove ti rassicura.

Da questa lettura derivano priorità concrete. Se sei assente dai prompt informativi, serve rafforzare la copertura dei bisogni iniziali. Se perdi sui prompt comparativi, va costruito un contenuto più adatto alla scelta. Se vieni usato come fonte ma non nominato, il sito sta aiutando la risposta senza trasferire riconoscimento al marchio. Se il modello ti associa agli attributi sbagliati, bisogna intervenire sui segnali proprietari e su quelli esterni.

Share of Voice ha provato a misurare quanto un brand occupa la comunicazione. Share of Search ha letto quanta domanda esplicita si concentra sul suo nome. La Share of Model aggiunge a quella famiglia il livello che mancava: la quota dentro la rappresentazione con cui le macchine, oggi, ricostruiscono i mercati e orientano le scelte. Non sostituisce il traffico né le conversioni, che restano la prova finale; misura il terreno a monte, dove la scelta comincia a formarsi. E quando quel punto diventa osservabile, diventa anche governabile.

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