OpenAI ha nuovamente catturato l’attenzione del mondo tech con il lancio di Sora, un’applicazione basata sul suo omonimo e potentissimo modello di intelligenza artificiale text-to-video.
Il suo debutto (30 settembre 2025) è stato a dir poco esplosivo, superando persino il successo iniziale di ChatGPT: l’app ha raggiunto un milione di download in meno di cinque giorni, un traguardo impressionante se si considera che l’accesso è attualmente limitato a Stati Uniti e Canada, solo su invito e unicamente per dispositivi iOS. Secondo la società di analisi Appfigures, nei suoi primi sette giorni Sora ha totalizzato 627.000 download, contro i 606.000 di ChatGPT nello stesso periodo.
Ma Sora non è solo un tool per creare video da un prompt. OpenAI l’ha concepita come una vera e propria piattaforma social, un ecosistema chiuso dove la creazione e la condivisione si fondono. A differenza di altri social, il contenuto non è basato sulla realtà, ma è interamente generato dall’AI. Il suo funzionamento si distingue per tre caratteristiche chiave: la funzione “cameo”, che permette agli utenti di inserire il proprio volto (o quello di amici consenzienti) nei video; l’opzione “remix”, che strizza l’occhio a TikTok e consente di rielaborare e dare il proprio “twist” a creazioni esistenti; e un futuro modello di monetizzazione, che permetterà ai creator di guadagnare condividendo la propria identità digitale. Sora, quindi, non è un semplice generatore di video, ma un social network basato sulla creatività artificiale e sull’interazione.
Tuttavia, questo successo travolgente è stato accompagnato da un’ondata di polemiche e preoccupazioni. Il primo fronte di scontro è quello del copyright: Hollywood e le principali agenzie di artisti, come la Creative Artists Agency (CAA), hanno accusato OpenAI di addestrare il modello utilizzando opere protette senza consenso né compenso, parlando di “rischi significativi” per i creativi. La polemica ha spinto colossi come Disney a chiedere di essere esclusi dal training del modello.
Il secondo, e forse più allarmante, è quello etico, legato al rischio deepfake. La capacità di Sora di generare video iperrealistici ha sollevato timori sulla potenziale diffusione di disinformazione e sulla creazione non autorizzata di video di persone, anche decedute. Il caso di Zelda Williams, figlia dell’attore Robin Williams, che ha pubblicamente chiesto di smettere di inviarle video del padre generati dall’AI, è diventato emblematico di questa problematica. Mentre Sora si prepara a sbarcare anche su Android, il dibattito sul suo impatto e sulla necessità di una regolamentazione si fa sempre più acceso.
Fonte: Hdblog