01/10/2025
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AI e lavoro: uno studio di Yale rassicura e smentisce i timori

L’intelligenza artificiale non sta (ancora) rubando il nostro lavoro. A dirlo è una nuova ricerca della Yale University, che ha analizzato il mercato del lavoro statunitense a 33 mesi dal lancio di ChatGPT senza trovare prove di una significativa disruption su larga scala causata dall’AI.

Lo studio evidenzia un importante divario tra il rischio “teorico” di sostituzione e l’impatto “reale”. Sebbene professioni come il marketing siano considerate ad alta “esposizione” all’AI, i dati sull’occupazione non mostrano segnali di allarme. Anzi, il tasso di cambiamento nel mix occupazionale è solo marginalmente più veloce rispetto al periodo di adozione di internet.

Secondo i ricercatori, l’utilizzo effettivo degli strumenti di AI è attualmente molto concentrato in settori specifici come l’informatica e la matematica, piuttosto che in altre professioni impiegatizie. I dati sulla disoccupazione confermano questa stabilità, non mostrando alcuna correlazione con l’adozione dell’intelligenza artificiale. La conclusione dello studio è che, storicamente, le grandi rivoluzioni tecnologiche richiedono decenni per manifestare i loro pieni effetti, un orizzonte temporale ben più lungo dei mesi trascorsi dal boom dell’AI generativa. Ovviamente, questo non riduce l’importanza strategica della formazione continua: per i professionisti, e in particolare per chi opera nel marketing, aggiornare costantemente le proprie competenze rimane un imperativo per integrare i nuovi strumenti AI nel proprio flusso di lavoro e rimanere competitivi sul mercato.

Fonte: Budgetlab Yale

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