Più della metà delle fonti (54%) che Google utilizza per costruire le sue AI Overviews (AIO) proviene da pagine che sono già ben posizionate nella classica ricerca organica. Questo dato, emerso da un nuovo studio di BrightEdge, è la prova più importante che anche nell’era dell’AI un solido posizionamento SEO rimane la via maestra per la visibilità – anche perché sovrapposizione media è cresciuta dal 32% al 54% in 16 mesi, dimostrando una convergenza sempre più netta.
Ma da dove arriva il restante 46%? Non dal caso, ma da un nuovo set di regole. L’analisi rivela che le AIO utilizzano algoritmi come FastSearch, che privilegiano la pertinenza semantica e la capacità di un contenuto di rispondere a un intento specifico, spesso andando oltre i segnali di ranking tradizionali come i backlink. Per chi fa SEO, questa non è la fine del proprio lavoro, ma la sua evoluzione: la sfida è ottimizzare i contenuti per dominare entrambe le logiche di ranking.
La strategia cambia in base al settore, come dimostrano i dati sulla sovrapposizione tra AIO e organico:
- Nei settori YMYL come l’Healthcare, la corrispondenza è altissima (75,3%). Qui, l’autorevolezza è un fattore SEO talmente critico che Google lo premia su entrambi i canali.
- Nell’ecommerce, al contrario, la sovrapposizione crolla al 22,9%. Questo accade perché l’intento dell’utente è diverso: Google usa l’AIO per la fase di ricerca (selezionando contenuti informazionali) e i risultati organici per la transazione (privilegiando le schede prodotto).
Il messaggio per i professionisti è chiaro. Essere visibili oggi richiede una doppia strategia: continuare a curare i fondamentali della SEO per presidiare il ranking organico (che resta la porta d’accesso principale anche per le AIO) e, in parallelo, creare contenuti estremamente precisi e semanticamente ricchi per intercettare quel 46% di opportunità “fuori dal ranking classico”. È la dimostrazione che tutto ciò che è in SERP, AIO incluse, è e resta un’opportunità SEO.
Fonte: BrightEdge