Un nuovo studio di Nielsen Norman Group analizza l’impatto dei tool generativi sulle abitudini di ricerca. Le AI offrono scorciatoie utili per attività lunghe e ripetitive — dalla sintesi delle fonti al confronto tra opzioni — ma non hanno sostituito del tutto i motori tradizionali.
Gli utenti continuano a partire da Google per abitudine, ma l’introduzione di AI Overview in cima ai risultati cattura gran parte dell’attenzione, riducendo i clic verso i siti. In molti casi la panoramica generata basta a soddisfare la domanda, senza visitare altre pagine.
La ricerca mostra anche che ChatGPT e Gemini sono i sistemi più familiari e usati per attività di information seeking. Questa consuetudine rappresenta un vantaggio competitivo, simile a come Google è diventato sinonimo stesso di ricerca.
Le interviste qualitative rivelano un doppio approccio: per richieste semplici gli utenti si accontentano delle risposte AI, mentre per problemi più complessi o per verificare l’attendibilità, tornano ai canali tradizionali e confrontano più fonti. In questo scenario, l’adozione di AI e search engine procede in parallelo, con le AI che accelerano alcune fasi ma non eliminano la necessità di ricerca manuale.
Per gli esperti NNGroup, siamo agli inizi di un cambiamento profondo ma graduale: le abitudini consolidate resistono, mentre le AI si inseriscono come strumenti complementari che guadagnano spazio man mano che cresce la familiarità degli utenti.