WordPress
WordPress è il sistema di gestione dei contenuti più diffuso al mondo: le rilevazioni sulla diffusione delle tecnologie web lo collocano intorno a due siti su cinque. Open source, nato come piattaforma per blog, oggi regge siti di qualunque tipo.
Per il posizionamento la domanda giusta non è se WordPress sia buono o cattivo. Non lo è in sé: fornisce un impianto corretto – indirizzi leggibili, gestione delle intestazioni, feed, sitemap – e insieme la libertà di rovinarlo. La differenza la fanno tre scelte, sempre le stesse: il tema, i plugin installati e la configurazione degli archivi.
Il problema più comune e meno riconosciuto riguarda proprio gli archivi. La piattaforma genera automaticamente pagine per categorie, tag, autori, date e allegati: su un sito con qualche centinaio di contenuti diventano migliaia di indirizzi che non rispondono a nessuna ricerca, consumano scansione e creano sovrapposizioni. Vanno decisi, non lasciati attivi per inerzia (crawl budget, contenuto duplicato).
Sul fronte delle prestazioni il punto debole è la generazione a ogni richiesta: ogni pagina viene composta interrogando il database ed eseguendo codice. È il motivo per cui su WordPress la cache non è un’ottimizzazione accessoria ma la prima cosa da sistemare (server response time).