Ottimizzazione
Ottimizzare un sito significa intervenire su contenuto, struttura, codice e prestazioni perché quel sito faccia meglio il suo lavoro: farsi trovare, farsi capire, farsi usare. Il termine da solo non dice nulla, perché tutto dipende da quale obiettivo si sta ottimizzando.
Conviene distinguere tre piani che nella pratica si confondono. L’accesso, cioè la possibilità per i motori di raggiungere e leggere le pagine (indicizzazione, rendering). La pertinenza, cioè la corrispondenza fra quello che la pagina dice e quello che le persone cercano (search intent). L’esperienza, cioè quanto la pagina è utilizzabile una volta aperta (Core Web Vitals).
Il criterio che tiene insieme i tre piani è cambiato poco, ma si è fatto più esigente: un intervento vale se migliora la pagina per chi la usa. Le ottimizzazioni pensate solo per la macchina – densità di termini, testi gonfiati, elementi nascosti – producono oggi al massimo nulla, e in certi casi un danno (black hat SEO).
Si è aggiunto un quarto piano: essere leggibili dai sistemi che rispondono al posto di mostrare un elenco. Richiede le stesse cose di sempre, con una precisione maggiore nel singolo passaggio, che deve reggere anche estratto dalla pagina (chunk, SEO for AI).