CRO (Conversion Rate Optimization)
La CRO è il lavoro di aumentare la quota di visitatori che compie l’azione desiderata, agendo su quello che trovano quando arrivano invece che su quanti ne arrivano. Stesso traffico, più risultati (tasso di conversione).
Il rapporto con la ricerca organica è più stretto di quanto la divisione dei ruoli lasci pensare: portare visite su una pagina che non converte è il modo più costoso di sprecare posizionamento, e migliorare una pagina che già riceve visite dà un risultato immediato, mentre guadagnare posizioni richiede mesi. Fra le due leve, quella a valle è quasi sempre la più veloce (esperienza utente, usabilità).
Lo strumento tipico è il confronto fra due versioni della stessa pagina, ed è anche il punto in cui la disciplina si rovina più spesso. Un test chiuso appena una variante «sembra in vantaggio» produce una decisione presa sul rumore: con i volumi di un negozio medio servono settimane per distinguere un effetto reale da una fluttuazione, e la maggior parte dei test dichiarati vincenti non supera quella soglia (A/B test).
L’altro errore ricorrente è ottimizzare il passaggio sbagliato. Prima di cambiare un pulsante conviene sapere dove le persone si fermano davvero, e nel commercio online quel punto è quasi sempre lo stesso: il momento in cui compaiono i costi di spedizione (checkout, carrello abbandonato).
Una nota sul termine: in italiano circola poco e con volumi piccoli, ma con un costo per clic alto, il che dice che chi lo cerca sta valutando una consulenza. È un caso in cui la domanda è ridotta e il valore di chi la esprime no (CPC).