HTTPS
HTTPS è HTTP con la connessione cifrata: quello che viaggia fra browser e server non è leggibile da chi si trova nel mezzo, e il certificato del sito attesta che si sta parlando con chi si crede.
La sua storia come argomento SEO va raccontata per intero, perché è cambiata di segno. Nel 2014 Google lo annunciò come fattore di posizionamento, dichiarandolo esplicitamente leggero; oggi non è un vantaggio ma una precondizione – i browser marcano come non sicuri i siti che ne fanno a meno, e un avviso del genere sulla pagina di un pagamento costa molto più di qualunque posizione.
Il passaggio, quando si fa, è una migrazione a tutti gli effetti e si sbaglia sempre allo stesso modo: si attiva il certificato e ci si ferma lì. Vanno reindirizzate con un 301 tutte le versioni in chiaro, aggiornati i collegamenti interni, le risorse incorporate, la sitemap e gli indirizzi canonici – altrimenti restano due siti paralleli, e nessuno dei due raccoglie quello che l’altro ha guadagnato (URL canonico).
Il contenuto misto è l’errore residuo più comune: una pagina servita in modo cifrato che richiama un’immagine o uno script in chiaro perde la condizione di sicurezza e in molti casi non carica quella risorsa. Si controlla una volta e si risolve, ma va controllato (certificato SSL).