HTTP
HTTP (HyperText Transfer Protocol) è il protocollo con cui un browser chiede una pagina a un server e il server risponde. È la convenzione su cui si regge il web: una richiesta, una risposta, e in mezzo un codice di stato che dichiara com’è andata.
Nasce senza cifratura, ed è il motivo per cui oggi non si usa più da solo. Una connessione in chiaro espone il contenuto a chiunque si trovi lungo il percorso, e da anni i browser segnalano come non sicuri i siti che la usano: HTTPS non è una variante migliore, è l’unica forma accettabile.
Per chi lavora sulla ricerca la parte che conta è il dialogo, non il protocollo in sé. Ogni richiesta porta con sé informazioni su chi la fa – l’identificativo del client, che è ciò che distingue una persona da Googlebot o da un crawler AI – e ogni risposta porta uno stato che dichiara se la pagina esiste, si è spostata o non c’è più. Quando lo stato mente, il motore registra qualcosa di diverso da quello che si voleva (200 OK, 404).
Le versioni successive hanno cambiato il modo in cui le richieste viaggiano, non la logica: HTTP/2 le fa passare tutte su una connessione sola invece di aprirne una per risorsa, con un effetto diretto sui tempi di caricamento (velocità del sito).