UTM
I parametri UTM (Urchin Tracking Module, dal nome dello strumento che Google acquisì nel 2005) sono etichette che si aggiungono a un indirizzo per dichiarare da dove arriva un clic. Cinque campi: sorgente, mezzo, campagna, contenuto, termine.
Funzionano per una ragione sola: l’informazione viaggia dentro il link. Non dipendono da cookie, da referrer o da consensi, e sono quindi la parte più stabile di tutto l’impianto di misurazione – ma coprono soltanto i link che si controllano. Una newsletter, un post sponsorizzato, un QR code sì; una citazione in un forum o dentro una risposta generata, no (referral).
Le due regole che evitano i problemi più comuni sono banali e disattese. Una nomenclatura fissa, perché i valori sono sensibili alle maiuscole e “Facebook” e “facebook” diventano due righe distinte nel rapporto. E nessun dato personale nei parametri: finiscono nell’indirizzo, quindi nei log, nei referrer verso siti terzi e nella cronologia.
Il limite da conoscere riguarda il pezzo di percorso che precede il clic. Un contatto che ha letto di te per settimane e poi arriva da una ricerca sul tuo nome viene registrato con l’ultimo passaggio, e l’etichetta descrive quello, non il motivo per cui è arrivato (traffico diretto).