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Metaverso

Il metaverso è l’idea di uno spazio digitale persistente e condiviso, in cui le persone si muovono come avatar e interagiscono fra loro, con gli oggetti e con ambienti tridimensionali, attraverso visori, computer o smartphone. Il termine compare nel 1992 nel romanzo Snow Crash di Neal Stephenson, molto prima che esistesse una tecnologia in grado di sostenerlo.

Fra il 2021 e il 2022 la parola è diventata il centro di un ciclo di attenzione intensissimo, aperto dal cambio di nome di Facebook in Meta e alimentato da investimenti, terreni virtuali, NFT e annunci di negozi e uffici digitali. Quel ciclo si è chiuso in fretta: gran parte dei progetti è stata ridimensionata o abbandonata, e attenzione e capitali si sono spostati sull’intelligenza artificiale generativa.

Quello che resta è più circoscritto, e funziona. I mondi persistenti del gaming, dove milioni di persone già si incontrano ogni giorno. La formazione e la simulazione industriale, dove la realtà virtuale riduce costi e rischi di un addestramento reale. I visori, che continuano a migliorare pur restando un mercato di nicchia.

Per il marketing la lettura utile è questa: il metaverso non è un canale su cui costruire una strategia di visibilità, ma un insieme di ambienti in cui ha senso entrare quando il pubblico è già lì, con obiettivi dichiarati e una misura concordata prima. Vale la cautela che serve con ogni tema anticipato dalle aspettative: la domanda non è se la tecnologia esiste, ma se le persone la usano per fare quello che l’azienda vuole ottenere.

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