AMP (Accelerated Mobile Pages)
AMP (Accelerated Mobile Pages) è un progetto open source avviato da Google nel 2015 per rendere quasi istantaneo il caricamento delle pagine sulla rete mobile. Il metodo consisteva in una versione semplificata della pagina, scritta con un HTML ridotto e regole rigide sull’uso degli script, servita dalla cache di Google.
Il formato si è diffuso fra gli editori per una ragione precisa: fino al 2021 era il requisito per entrare nel carosello Top Stories della ricerca su mobile. Quando Google ha tolto quel vincolo, sostituendolo con i criteri di esperienza di pagina validi per tutti, AMP ha perso il motivo principale per cui veniva adottato.
Da lì in avanti è stato svuotato per sottrazione, senza che venisse mai dichiarato deprecato: il primo luglio 2026 sono spariti dalla documentazione anche il viewer, la cache e gli scambi firmati. Di quell’apparato restano i Core Web Vitals, che misurano sulla pagina normale gli stessi obiettivi per cui AMP era nato.
Per chi ha ancora AMP attivo la questione è di manutenzione: un secondo insieme di URL da tenere allineato al principale, con il rischio di contenuti divergenti, dati strutturati incompleti e canonici sbagliati. Per un progetto nuovo non c’è ragione di adottarlo, e gli stessi risultati si ottengono lavorando sul sito: immagini leggere, JavaScript ridotto all’indispensabile, caching.