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Visite dimezzate per Aranzulla: l’AI mette fine ai contenuti-risposta?

Visite dimezzate, ricavi in crescita e margini più stretti per Aranzulla: è effetto dell'AI e del cambio di rendimento dei contenuti risposta

Per anni, il nome di Salvatore Aranzulla è stato quasi sinonimo di «guida online»: se cercavi su Google come risolvere un problema tecnico, era facile trovare uno dei suoi articoli ai primi posti. Poi sono arrivate le risposte AI e qualcosa si è incrinato. Già nell’ottobre 2025, in un’intervista a Fanpage, aveva denunciato un calo del 25% del traffico. A distanza di un anno la situazione resta difficile: parlando con il Corriere della Sera, l’imprenditore ha raccontato che i visitatori giornalieri sono passati da circa un milione nel 2024 agli attuali 500 mila.

E il traffico non è l’unico numero a preoccupare. Nel 2025 la società ha fatturato 8,39 milioni di euro, più dei 7,9 milioni dell’anno precedente. Gli utili, però, sono scesi da 2,33 milioni a 641 mila euro, con una contrazione del 72%. «Si lavora molto di più per ottenere molto meno», ha spiegato, raccontando di aver modificato le strategie per continuare a raggiungere il pubblico, anche attraverso l’acquisto di traffico.

Il modello Aranzulla ha funzionato straordinariamente bene proprio nelle condizioni che oggi stanno cambiando. I suoi contenuti-risposta intercettavano problemi precisi e, una volta conquistate buone posizioni su Google, potevano continuare a portare lettori per anni. Ogni visita aveva anche un valore economico, grazie alla pubblicità e alle affiliazioni. Era un modello particolarmente efficace per chi sapeva rispondere a migliaia di domande pratiche.

Con le risposte AI, una parte di quel percorso può interrompersi. Chi cerca come configurare un dispositivo può ottenere le istruzioni direttamente su Google o in una conversazione con un assistente. La guida rimane utile, ma la soluzione arriva senza che il lettore debba necessariamente visitarla. E per chi ha costruito un’attività sulla capacità di trasformare quelle risposte in traffico, la differenza pesa.

È una trasformazione che ritroviamo anche nei dati. Nel recente studio SEOZoom sul traffico organico in Italia, Ivano Di Biasi ha analizzato i dati reali di Search Console di 13.098 siti, confrontando l’estate 2026 con quella del 2025. Il blog mediano ha perso il 20,1% dei clic e, nelle prime tre posizioni di Google, il CTR dei blog è diminuito del 28,4%. Per gli e-commerce il calo è stato del 12,5%, per i siti di servizi del 7,4%.

La differenza racconta quanto sia diventata delicata la posizione dei contenuti che rispondono a domande informative. Una guida può soddisfare interamente una richiesta, anche quando la risposta viene restituita da Google. Chi cerca un prodotto da acquistare o un servizio da prenotare ha invece più motivi per raggiungere il sito e completare un’azione. Le prime posizioni continuano a contare, ma non valgono gli stessi clic per tutte le ricerche.

C’è anche un altro aspetto da considerare. Stiamo parlando di un brand affermato, riconoscibile ben oltre il mondo della SEO. Eppure questa notorietà non ha impedito il dimezzamento delle visite dichiarate. Non smentisce il valore del brand: nel nostro studio, le ricerche che contengono il nome di un marchio hanno perso meno clic di quelle generiche. Ricorda però che essere conosciuti non significa recuperare automaticamente tutte le visite delle ricerche informative, soprattutto quando la persona non ha ancora scelto quale fonte consultare.

Lo stesso imprenditore riconosce i vantaggi dell’intelligenza artificiale, che utilizza nella propria attività. La sua preoccupazione riguarda ciò che succede se le informazioni prodotte e aggiornate dagli editori continuano ad alimentare le risposte senza assicurare entrate sufficienti a sostenere quel lavoro.

La società resta redditizia e continua a fatturare milioni. Parlare della fine del suo business sarebbe fuori luogo. La storia, semmai, mostra quanto sia diventato meno prevedibile il ritorno economico di un modello che per anni ha premiato la capacità di rispondere meglio degli altri alle domande su Google.

La SEO continua a essere fondamentale per rendere visibili quelle risposte e farle riconoscere come fonti, anche dai sistemi AI. Ma il successo di una strategia non può più dipendere soltanto dal numero di guide che conquistano posizioni: conta sempre di più ciò che il pubblico riconosce, ricorda e decide di cercare direttamente, anche quando una risposta è già disponibile altrove.

Fonte: Corriere della Sera

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