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BERT di Google

BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers) è il modello linguistico presentato da Google nel 2018 e applicato alla ricerca dall’ottobre 2019, prima sull’inglese e in poche settimane su decine di lingue.

La novità stava nel nome: bidirezionale. I sistemi precedenti leggevano una frase in una direzione, BERT valuta ogni parola insieme a tutto ciò che la precede e la segue. È così che una preposizione smette di essere rumore e diventa parte del significato – “volo per Milano” e “volo da Milano” chiedono due cose opposte con le stesse parole.

Oggi BERT conta più come spartiacque che come sistema a sé. È il primo momento in cui Google smette di trattare la query come un insieme di termini e comincia a trattarla come una frase, e l’architettura che lo regge – i Transformer – è la stessa su cui sono costruiti i modelli che generano le risposte (LLM, embedding).

La conseguenza per chi scrive è rimasta quella di allora, e oggi vale il doppio: la ripetizione della parola chiave non aggiunge pertinenza, mentre la aggiunge una frase che dice esattamente ciò che intende, perché è l’unità che i sistemi valutano – prima nella pagina di risultati, adesso anche quando ne estraggono un passaggio da citare (chunk).

Approfondimento sul blog Arriva Google BERT, il nuovo algoritmo per interpretare le query Il sistema della Ricerca di Google sta per affrontare un cambiamento quasi epocale: dal 25 ottobre è stato infatti rilasciato ufficialmente il nuovo algoritmo di ricerca chiamato Google BERT che, come scrive Pandu Nayak… Approfondisci Google BERT

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