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Time on Page (Tempo sulla pagina)

Il time on page misura quanto tempo una persona resta su una pagina. È la metrica su cui si sono costruite più conclusioni sbagliate di qualsiasi altra, per un difetto di calcolo che pochi conoscevano.

Il metodo classico ricavava il tempo dalla differenza fra due caricamenti consecutivi. Se non c’era una pagina successiva – perché la persona usciva, o perché aveva letto tutto e se ne andava soddisfatta – il tempo registrato era zero. Le sessioni di una sola pagina, cioè la maggioranza su un blog, valevano zero secondi: il dato medio era falsato verso il basso proprio dai contenuti che funzionavano meglio.

Gli strumenti attuali misurano un’altra cosa, il tempo di coinvolgimento: conta solo mentre la scheda è in primo piano e la pagina è effettivamente visibile. È più vicino alla realtà, ma non è confrontabile con il dato precedente e non si legge con le stesse soglie (Google Analytics).

Resta il limite di fondo: il tempo non distingue la lettura dalla ricerca affannosa di un’informazione che non si trova. Un tempo alto su una pagina di supporto è un problema, non un successo. Va sempre letto insieme a che cosa la pagina doveva ottenere (dwell time, scroll depth).

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