Dopo aver parlato degli effetti dei link nofollow in uscita da un sito, qualche giorno fa John Mueller ha dedicato una veloce pillola su YouTube a spiegare come Google interpreta e valuta i link nofollow in ingresso su un sito. Nessuna sorpresa di rilievo, possiamo anticipare, ma è bene comunque soffermarsi su qualche considerazione.

Cosa significa un link nofollow

Come dicevamo nell’approfondimento specifico di qualche tempo fa, il nofollow è un attributo HTML che può essere aggiunto ai link che serve a indicare a Google che quel collegamento non è pienamente attendibile e, quindi, di non contarlo come un link dofollow. Il risultato è il sito che riceve questo link nofollow non ottiene alcun vantaggio di classificazione.

Il rel nofollow è stato creato per consentire a gestori di siti e blog di marcare come non attendibili e degni di fiducia i link presenti nei commenti generati dagli utenti, ma si è poi esteso a un uso più ampio anche all’interno dei contenuti regolari onpage, fino agli eccessi raccontati nell’altro articolo citato in apertura, di un sito con tutti i link in uscita impostati in nofollow.

Ma tra i SEO c’è chi ha teorie differenti

Nonostante queste informazioni siano chiare e note, la considerazione del nofollow resta in una zona grigia nella comunità SEO e, come rivela un pezzo di Roger Montti su Search Engine Journal, non sono pochi i professionisti che ritengono che ricevere link con attributo nofollow possa comunque portare benefici al sito in termini di ranking.

Le ipotesi sui benefici del nofollow

Secondo l’autore, sono due le principali spiegazioni sul perché ricevere un link nofollow possa aiutare il ranking di un sito: la prima fa riferimento a una potenziale ripubblicazione del link da parte di un sito spam che potrebbe essere impostato, questa volta, in dofollow. Un’impostazione corretta in teoria, dice Montti, ma che si basa sull’idea che pochi link spam possano avere un impatto potente sul ranking, cosa che invece non funziona per keyword e settori molto competitivi, dove la differenza la fanno altri fattori di ranking (o link da siti ben più autorevoli!).

Il valore dell’anchor text

La seconda interpretazione è più suggestiva, perché chiama in causa l’anchor text del link, che potrebbe essere usato dal motore di ricerca come fattore per il posizionamento su Google. Suggestiva, ma completamente ipotetica, sostiene l’autore, perché questa teoria non appoggia su basi concrete e si limita appunto a ipotizzare un comportamento di Google.

Un’idea basata sul nulla

E, in realtà, questa visione contrasta con le notizie certe che invece abbiamo a disposizione: non ci sono ricerche e dati ufficiali, non ci sono patents di Google sul tema, non ci sono neppure dichiarazioni dei Googler che possano aprire all’ipotesi che il motore di ricerca utilizzi per il ranking l’anchor text di link nofollow. Quindi, Montti è piuttosto drastico nel dire che “è una di quelle idee che vengono tirate fuori dal nulla, come sostenere che la luna sia fatta di formaggio”, perché “non c’è nulla, zero, a sostegno dell’idea che le ancore nofollow siano un fattore di classificazione”.

I link nofollow non sono usati per il PageRank

Le uniche certezze che abbiamo su questo topic vanno proprio nella direzione opposta, come dicevamo prima, perché già nel 2012 John Mueller diceva che i link nofollow sono “esclusi dal calcolo del PageRank e dagli algoritmi di Google”, perché l’attributo serve appunto a rimuovere l’esistenza del link per Google e gli altri motori di ricerca, portando all’eliminazione del collegamento dal “link graph”, la mappa di Internet.

Quindi, volendo estremizzare l’anchor text di un link nofollow è semplicemente una stringa di parole per Google, esattamente come le restanti parti del contenuto. E anche la pillola su YouTube non fa altro che confermare questa visione.

Le parole di Mueller sul nofollow

John Mueller di Google conferma che i link nofollow non servono per il ranking

La domanda posta a John Mueller era diretta: Google considera i link nofollow come backlink, chiede un utente. E il Senior Webmaster Trends Analyst risponde in maniera molto chiara: quando il sistema si trova davanti a un link nofollow prende nota del collegamento, ma non segue alcun tipo di segnale alle pagine di destinazione. In generale, questo significa che Google non trasferisce alcun PageRank dal sito link source al sito link target.

Il nofollow resta comunque un link

Ad ogni modo, aggiunge Mueller, il nofollow è sempre un link sul Web e gli utenti potrebbero utilizzarli per raggiungere il sito: pertanto, Google ha deciso di mostrare comunque in Search Console questi collegamenti insieme ai classici link dofollow che puntano al sito. Inoltre, prosegue, se si decide di usare il Disavow Links Tool i collegamenti eliminati non passeranno alcun segnale, ma continueranno ad apparire nel links report della GSC.