Cercare scorciatoie e soluzioni più rapide per raggiungere un obiettivo, anche in maniera spregiudicata, è forse una caratteristica naturale dell’essere umano, e il campo della SEO non fa eccezione. Accanto alle pratiche regolari e ufficiali, che rispettano cioè i limiti segnati dalle Linee Guida di Google per i Webmaster, si sono sviluppate tantissime tecniche dai contorni sfumati o apertamente in violazione delle norme, che si definiscono come sappiamo Black hat SEO. Google è diventato bravo a identificare e penalizzare tali tecniche dal cappello nero, ma ciò non impedisce comunque alle persone di provarle, pur esponendosi al rischio di una penalità algoritmica o manuale.

Giocare contro le regole di Google

La Black Hat SEO prende il nome dai vecchi film di cowboy in cui i cattivi indossano un cappello nero ed effettivamente chi esegue tali tecniche rischia di finire – a volte anche inconsapevolmente – nell’elenco dei cattivi secondo Google.

Per continuare a essere il motore di ricerca più popolare al mondo e fornire agli utenti i risultati più utili, Google deve aggiornare continuamente il suo algoritmo e cercare di limitare la presenza di risultati poco pertinenti o apertamente spam. Le regole del gioco – per così dire – sono fissate dalle webmaster guidelines e sono aperte a tutti, dagli sviluppatori web ai professionisti SEO.

Ciò nonostante, ci sono molte persone che vogliono vincere la partita aggirando le regole e mettono quindi in campo tecniche illecite: i professionisti della Black Hat SEO conoscono cioè le regole dell’ottimizzazione dei motori di ricerca, ma usano questa comprensione per prendere scorciatoie che non sono esattamente previste nelle best practices di Google.

Questa modalità è in contrapposizione ai professionisti white hat SEO, che per vincere nella SERP invece seguono le linee guida per i webmaster di Google, promuovono contenuti di alto valore, si impegnano in approfondite ricerche di parole chiave e così via.

17 tecniche di Black hat SEO da conoscere ed evitare

È importante premettere che non sempre queste tattiche vietate vengono eseguite in maniera volontaria, quindi è bene familiarizzare con la SEO black hat per essere sicuri di procedere solo con strategie lecite. Pertanto, andiamo a vedere 17 note e diffuse pratiche black hat da evitare perché possono provocare una penalizzazione algoritmica o manuale di Google, seguendo i suggerimenti di Jon Clark su Search Engine Land.

Le tecniche illecite relative ai link

Per il loro peso e valore, i link sono probabilmente il primo elemento su cui si concentra l’attenzione di chi intende forzare le classifiche di Google, portando all’adozione di una serie di comportamenti vietati.

  1. Acquisto di link

Un link pertinente e di alta qualità può indirizzare il traffico verso un dominio e allo stesso tempo dire all’algoritmo di Google che rappresenta una fonte affidabile.

Un buon backlink può anche aiutare Google a mappare un sito, così da permettere al crawler di avere un’idea migliore dell’argomento centrale del progetto, rendendo più facile decidere quando e come mostrare le pagine nei risultati di ricerca.

L’acquisto di un link, tuttavia, è contro le Istruzioni per i webmaster di Google e, secondo Google, non funziona; inoltre, chi viene beccato può subire una penalizzazione o un’azione manuale che colpisce pagine specifiche o, peggio, l’intero sito.

Google tiene traccia dei link che “è probabile siano stati acquistati e di quelli che sono stati guadagnati” ed è capace di identificare pattern innaturali dietro ai backlink, anche per le stesse proprietà di Google.

  1. Scambio di prodotti per link

Sia che il sito stia offrendo o prendendo, lo scambio di prodotti gratuiti (o sconti) per i link è considerato da Google uno schema di link, un link scheme.

Per evitare questo problema, basta marcare il link con un tag rel = “nofollow”, per segnalare ai motori di ricerca di non seguire il collegamento ai fini del ranking.

  1. Link nel footer

Il footer è stato spesso usato come luogo prediletto per l’inserimento di un link, perché viene visualizzato su ogni pagina di un sito. Google è però capace di identificare (e penalizzare) l’utilizzo di link nei footer con anchor text commerciale su larga scala per manipolare i risultati.

  1. Link nascosti

È una tecnica un po’ vecchiotta, ma che a volte capita ancora di trovare: nascondere un link nel testo del sito o di mostrare il link dello stesso colore dello sfondo. Superfluo dire che Google può notare questi espedienti e penalizzerà chi ha tentato di giocare con il sistema; inoltre, includere un numero alto di link irrilevanti significa anche diluire la pertinenza e offrire a Google “meno motivi per indirizzare il traffico al tuo pubblico di destinazione”.

I link ingannevolmente nascosti sono una violazione delle linee guida di Google, e ciò significa:

  • Non nascondere testo dietro un’immagine.
  • Non tenere il testo fuori dallo schermo utilizzando CSS.
  • Non usare una dimensione del carattere pari a 0.
  • Non rendere un collegamento una piccola stringa di caratteri, come un periodo.

Link nascosti nel testo

  1. Spam nei commenti

Altra tecnica abusata in passato è inserire un link verso un sito nella sezione commenti di un altro dominio: oggi i sistemi automatici spesso bloccano il tentativo, ma ad ogni modo è meglio “evitare di farlo a meno che il link non sia rilevante”, utile e in topic – e comunque non dovrebbe generare effetti in termini di link building. In caso contrario, si rischia una penalizzazione per spam.

  1. Anchor text abusato

Apparentemente ha senso “abbinare il titolo della tua pagina ogni volta che condividi un link ad essa, perché il titolo è l’argomento della tua pagina e la coerenza potrebbe implicare la pertinenza”, ma dal punto di vista di Google questo rischia di rivelarsi come un pigro spamming.

Al contrario, l’anchor text dovrebbe essere breve, pertinente alla pagina collegata, non pieno di parole chiave e unico, oltre che inserito nel contesto dell’ambiente circostante, di cui è una parte naturale.

Questa regola vale sia per i link interni che per quelli esterni.

  1. Backlink dannosi

L’attenzione che Google riserva ai link può essere usata anche a fini malevoli: “alcuni professionisti black hat SEO possono sfruttare nel loro interesse il sistema di penalizzazioni di Google per trascinare in basso il tuo page rank, inserendo link in siti Web a cui non vorresti essere associato”, dice Clark.

È per questo motivo che, da una decina di anni ormai, Google ha creato il sistema di disavow links, che permette appunto di rinnegare i backlink ricevuti da eventuali domini indesiderati e di dissociare il proprio sito da quello ritenuto sospetto o nocivo.

  1. Uso di PBN

Le reti PBN – Private Blog Network – sono essenzialmente siti Web che si linkano tra loro; molto diffusi negli anni ’90 e nei primi anni 2000 (“in particolare tra le pagine dei fan di diversi programmi televisivi, film, musicisti eccetera”), non sono necessariamente una cosa negativa, ma queste catene sono considerate uno schema di link quando sono usate per manipolare gli algoritmi e le classifiche.

Rete PBN

Le tecniche black hat legate al contenuto

Alcune tattiche da cappello nero si concentrano invece sui contenuti e cercano di sfruttare alcune pieghe del sistema di valutazione di Google per velocizzare la scalata alla prima pagina.

  1. Keyword stuffing

È (purtroppo!) una brutta abitudine che continua a essere presente: infarcire il testo di ripetizioni della parola chiave per cui si cerca di posizionare la pagina, creando l’effetto del keyword stuffing che è fastidioso anche per la lettura.

Inoltre, parte da due assunti sbagliati, ovvero che bisogna costruire una pagina/testo intorno a una parola chiave (mentre invece bisogna centrare il search intent) e che basta ripetere le keyword in blocco per classificarsi al primo posto.

Esempio di keyword stuffing

In realtà, Google premia chi fornisce informazioni di alta qualità e “contenuti ricchi di parole chiave legate semanticamente”, anziché quelli che “ne recano semplicemente i segni superficiali”.

  1. Keyword stuffing nell’alt-text delle immagini

Anche l’abuso di keyword nei tag alt di un’immagine può danneggiare il posizionamento del sito, oltre a rappresentare un uso improprio di questo elemento e a fornire sostanzialmente un disservizio ai visitatori.

  1. Contenuto nascosto

Come per i link nascosti, anche il contenuto nascosto ha lo stesso colore dello sfondo per “includere il maggior numero possibile di frasi chiave, parole chiave a coda lunga e parole collegate semanticamente in una pagina”.

Ovviamente, l’algoritmo di Google può rilevare la differenza tra le parole chiave all’interno del corpo di un paragrafo e le parole chiave nascoste sullo sfondo.

Oltre a essere inseriti intenzionalmente dal proprietario del sito, i contenuti nascosti possono anche dipendere da altre situazioni:

  • Pubblicazione di un guest post che include contenuti nascosti.
  • Sistema di commenti non essere sufficientemente rigoroso e quindi non capace di rilevare i contenuti nascosti.
  • Sito web violato da hacker che pubblicano contenuti nascosti (parasite hosting).
  • Inserimento accidentale di un utente autorizzato, che copia e incolla del testo con lo stile CSS da una fonte diversa.

Non tutti i contenuti nascosti sono vietati – la regola pratica è che “il contenuto va bene fintanto che il contenuto è visibile sia all’utente che al motore di ricerca” – e ad esempio può essere ritenuto lecito “il contenuto visibile solo ai visitatori mobile, ma nascosto ai visitatori desktop”.

  1. Contenuti plagiati o duplicati

I contenuti duplicati – o frutto di scraping o vero e proprio plagio – possono violare le leggi sul copyright o sui brand; inoltre, visto che “Google desidera condividere domini di alta qualità, il plagio è motivo di sanzione”.

  1. Spinning di articoli

L’article spinning è una tecnica che implica la riscrittura del contenuto utilizzando i sinonimi, cambiando la struttura della frase o riscrivendo il testo interamente ma senza cambiare le informazioni del materiale di origine.

article spinning

Lo spinning di articoli può essere eseguito manualmente o utilizzando la tecnologia e, per quanto possa essere avanzata, Google continuerà a penalizzare i siti che usano questa tecnica, perché tali articoli “degradano la qualità di Internet”.

  1. Rich Snippet Spam

I rich snippet sono snippet con ulteriori informazioni, che quindi possono indirizzare più traffico, ma ci sono molti modi in cui lo schema utilizzato per generare questi frammenti può essere manipolato.

Spam dei rich snippet

  1. Cloaking

Il cloaking è un vecchio trucco da black hat che è ancora utilizzato oggi: impiega una pagina flash o animata per nascondere ai visitatori le informazioni, che solo Google può vedere nell’HTML.

Se Google nota questa tattica punirà il sito con una penalità.

  1. Pagine doorway

Le pagine doorway sono una forma di occultamento, progettate per classificarsi per determinate parole chiave ma poi reindirizzare i visitatori ad altre pagine.

Sono note anche con altri nomi, quali Bridge pages, Portal pages, Jump pages, Gateway pages, Entry pages.

  1. Sito web compromesso

Avere un sito non protetto non è un fattore penalizzante di per sé, ma può provocare danni in caso di attacchi hacker e di violazioni, portando alla perdita del ranking.

Se il sito subisce un attacco o una iniezione di codice dannoso e Google lo scopre, può bloccare il dominio per le persone che utilizzano il motore di ricerca: ciò “non solo ti farà perdere la fiducia di chiunque visiti il ​​ sito dalla ricerca organica, ma farà sì che il sito web scenda nelle classifiche”, proprio come se fosse stato colpito da una penalizzazione.

Black hat SEO, tecniche destinate a durare poco

Le ricompense del percorso black hat sono in genere di breve durata e “sono anche immorali perché peggiorano Internet”.

È comunque importante avere consapevolezza che, accanto alle tattiche da white hat e lecite, esistono anche delle tattiche da cappello nero che sono sbagliate e pericolose, da cui sarebbe meglio stare alla larga.

Senza dimenticare che, in caso di penalizzazioni accidentali o di decisione di modificare le brutte pratiche, ci sono modi per recuperare dalle sanzioni di Google e rialzare le classifiche di un sito.