Torniamo a parlare di SEO tecnica e, in particolare, riaccendiamo i riflettori sugli URL di un sito, elemento importante per tanti aspetti spesso trascurati. Ecco perché bisognerebbe impostare in partenza una struttura efficace degli URL, per non essere costretti a cambiamenti in corso d’opera che possono compromettere la user experience e i risultati del sito sui motori di ricerca.

Il valore degli URL per la SEO e l’usabilità del sito

Come ci diceva qualche settimana fa John Mueller, non esiste una soluzione perfetta o preferita da Google per la struttura degli URL, e l’unica indicazione riguarda la lunghezza massima da non superare. In realtà, sappiamo che per la SEO e per l’usabilità del sito ci sono alcune norme da rispettare, a cominciare dai criteri di leggibilità, possibilità di rendere l’indirizzo interpretabile da Googlebot e rimando a una risorsa ugualmente accessibile per l’indicizzazione sul motore di ricerca.

Cambiare struttura degli URL? Una scelta da valutare con attenzione

Premesso questo, ci sono situazioni in cui si può valutare l’ipotesi di trasformare la struttura usata per gli URL e di optare per una soluzione maggiormente SEO-friendly (almeno in apparenza): tecnicamente, si può procedere con un intervento di migrazione degli URL del sito che – come si diceva nell’approfondimento specifico – risulta utile soprattutto quando ci sono problemi  e si esegue con regole di riscrittura.

Il consiglio è di evitare stravolgimenti degli indirizzi del sito

In linea di massima, però, bisognerebbe cercare di evitare il ricorso a queste tecniche perché ci sono tanti errori che possono compromettere la salute del progetto, e soprattutto bisogna sempre farle affidandosi a professionisti esperti perché perdere o lasciare qualcosa nella fase di rinnovamento della struttura degli URL può costare classifiche e traffico al sito.

Quando le modifiche degli Url sono inevitabili

Dunque, è il caso di ponderare con attenzione la situazione e chiedersi perché si pensa di cambiare Url del sito. Ci sono momenti in cui tale modifica è inevitabile: tra i motivi più comuni ci sono il rebranding, la migrazione del sito o la riprogettazione profonda del sito e di alcuni elementi base (il nome di dominio, tipi di prodotto, focus dei topic), cambi di piattaforma CMS che non consente più di conservare gli stessi indirizzi, o presenza di problemi come date obsolete negli indirizzi, elementi inutili, spostamento di intere directory.

Le conseguenze sull’usabilità

Tuttavia, secondo gli esperti in altre circostanze meno urgenti sarebbe sempre meglio evitare di cambiare la struttura degli URL, anche a prescindere dai ragionamenti SEO. Solo per fare degli esempi, una modifica potrebbe non far più funzionare i segnalibri che gli utenti hanno salvato nel proprio browser dalla visita del sito o dalle precedenti campagne di email marketing o newsletter: ogni stravolgimento della struttura dell’URL rimuove la relazione diretta che l’utente ha con un sito.

Non meno complessa è la gestione dei redirect 301: se il sito è stato sottoposto a una completa ristrutturazione, potrebbe non esserci una pagina diretta a cui reinviare l’utente, e quindi nel processo si rischia di perdere quel traffico (e il posizionamento precedentemente guadagnato).

I pericoli SEO dello stravolgimento degli URL

E veniamo quindi ai pericoli legati alla SEO che queste modifiche possono provocare (e che quindi dovrebbero invitare quanto meno a una riflessione lunga prima di lanciarsi nell’operazione): i principali sono la gestione dei link e dei precedenti backlink ricevuti e il tempo necessario a Google per riscoprire le pagine del sito attraverso i nuovi URL.

Rischio di perdere backlink

Per quanto riguarda il primo punto, sappiamo che i link sono ancora uno dei principali fattori di ranking e che la qualità e la quantità dei collegamenti sono un segnale e una delle misure con cui Google stima la potenziale pertinenza e affidabilità di un sito. In questo processo non bisogna quindi dimenticare tutti i link esterni al sito Web, che bisognerebbe cercare di modificare e aggiornare: operazione non sempre possibile e non sempre facile, perché potrebbe essere necessario contattare i vari webmaster per chiedere le modifiche agli indirizzi. Più in generale, poi, bisogna cambiare anche le campagne a pagamento, le piattaforme social e la pubblicità off-site.

Curare bene i link interni

Quando si realizza una riprogettazione del sito si rischia di trascurare poi i link interni, riducendo così il valore SEO del nuovo progetto: è perciò fondamentale creare una sitemap “prima e dopo”, assicurandosi di reindirizzare le pagine da abbandonare (ma ancora utili anche per il traffico) tramite un 301 permanente a una nuova pagina che corrisponda a quella precedente in termini di topic.

Se invece si esegue un redirect verso una pagina con contenuto non simile al precedente si potrebbe perdere PageRank, perché Google potrebbe rimuovere il valore di tali collegamenti. Allo stesso modo, non si dovrebbe mai reindirizzare tutte le pagine sulla home page o su una pagina di livello superiore, perché quei backlink potrebbero essere svalutati in quanto non attinenti.

A Google serve tempo per riscoprire i nuovi URL

L’altro fronte problematico riguarda i tempi che servono a Google per riscoprire ed elaborare correttamente i nuovi Url del sito, e durante questo periodo è possibile riscontrare una flessione delle classifiche e quindi del traffico organico. Certo, si tratta di una eventualità e di una situazione temporanea (se si esegue correttamente il processo di migrazione), ma comunque è un fattore da tenere in considerazione quando si valuta se è il caso di cambiare struttura degli Url. Per questo motivo potrebbe essere utile pianificare questi interventi durante il periodo meno impegnativo dell’anno e di seguire tutti i protocolli appropriati per evitare errori.

Il consiglio di John Mueller: non cambiare URL se non è necessario

In conclusione, ricordiamo cosa dice il nostro John Mueller (in un commento su reddit) sulla modifica della struttura degli URL, perché sintetizza tutto quello che abbiamo scritto fin qui:

I’d avoid changing URLs unless you have a really good reason to do so, and you’re sure that they’ll remain like that in the long run.

ovvero, in italiano, “eviterei di cambiare gli URL a meno che tu non abbia una buona ragione per farlo e che tu non sia sicuro che rimarranno così a lungo termine”.