Ci risiamo: l’ultimo aggiornamento dell’algoritmo di Google, il September 2019 Core Update rilasciato dal 24 settembre, ha provocato i consueti scossoni alle SERP e ai nervi di webmaster e professionisti SEO, costretti ad affrontare cali di rendimenti e traffico organico ai siti di cui si occupano. Torna quindi utile approfondire quali sono i consigli per recuperare da un crollo conseguente a un update, seguendo le indicazioni che arrivano da Google.

Le parole di John Mueller sul come recuperare dopo un update

Se qualche settimana fa abbiamo fatto riferimento al post sul Blog per Webmaster in cui Danny Sullivan spiega come rispondere agli aggiornamenti algoritmici di Google, ora lo spunto di riflessione deriva dalla risposta data da John Mueller nel corso di un Google Webmaster Hangout a un utente che sottoponeva il suo caso.

Il mio sito è stato colpito dal June Core Update. Ora stiamo lavorando sui contenuti di qualità. Quanti mesi devo aspettare per vedere una risalita e recuperare? Può Googlebot decidere di rimuovere una penalità senza attendere un nuovo core update?

Al di là dell’errato riferimento a Googlebot, che sappiamo essere il crawler con cui Google scarica e scansiona le pagine Web, la domanda ci permette comunque di entrare in un argomento molto caldo e delicato nella vita di tutti i siti, ovvero (e per l’appunto) i metodi per reagire a un calo dopo un aggiornamento degli algoritmi del motore di ricerca.

Un core update non è una penalizzazione

Un altro chiarimento importante arriva dallo stesso Mueller, che spiega che un core update non è una penalizzazione e quando si verificano cali dopo gli aggiornamenti non significa che l’algoritmo di Google sta dicendo che quel sito è di cattiva qualità. Anche se le conseguenze sono identiche (perdita di posizioni in SERP e quindi di traffico organico), core update e penalizzazioni sono sostanzialmente differenti e da Google ci tengono a sottolinearlo.

La penalità è una sanzione che Google assegna a un sito dopo una violazione delle Linee guida per i webmaster, che viene comunicata attraverso un avviso tramite la Search Console. I cali dopo gli aggiornamenti algoritmici invece rientrano nelle “normali” fluttuazioni delle SERP e non esistono note o avvisi che li segnalano ufficialmente.

Ancor più importante, la penalizzazione viene sancita dopo un errore da parte dell’editor, una violazione o un comportamento non consono alle norme di Google (contenuti spam o link non naturali, ad esempio), mentre invece il calo conseguente agli aggiornamenti significa solo che il motore di ricerca ha rielaborato le sue classifiche e ha deciso che altri siti offrono risposte migliori agli utenti.

Con gli aggiornamenti Google perfeziona i suoi risultati e le sue risposte

Lo dice chiaramente John Mueller: il motivo per cui i siti perdono ranking è che il nuovo algoritmo di Google ha deciso che alcuni siti sono più pertinenti. In sostanza, con gli update Google fa evolvere il suo sistema di classificazione sulla base di nuovi criteri, che servono a determinare quali pagine sono più rilevanti rispetto alle query.

Non si tratta quindi di trovare una responsabilità o un problema nel sito crollato, “non si tratta di fare qualcosa di sbagliato” e risolverlo (per poi, aggiunge il Senior Webmaster Trends Analyst “comunicarlo a Google, che riconosce la correzione e riporta il sito alla posizione precedente”), quanto piuttosto di una rielaborazione delle analisi e dei calcoli dello stesso motore di ricerca. In pratica, Google stabilisce che quelle pagine non sono più pertinenti e rilevanti come pensava in origine, e tali cambiamenti possono avvenire varie volte nel tempo.

Core update, cosa fare quando il sito perde traffico e ranking

Un contributo sul tema arriva anche da Roger Montti su Search Engine Journal, che in una guida al “core alghorithm update recovery” si sofferma sulle caratteristiche dei Google broad core updates, dicendo che in base alla sua esperienza si possono riconoscere almeno due grandi categorie di perdite dopo aggiornamenti algoritmici.

Il primo caso è quello del semplice calo di ranking per alcune query: capita quando Google decide di premiare alcuni siti elevandone le posizioni in SERP, causando di conseguenza un drop delle pagine precedentemente posizionate in alto nelle classifiche del motore di ricerca. Ci sono poi situazioni complesse, quando un sito perde completamente i suoi posizionamenti, che sono spie di problemi più ampi da affrontare con una ottimizzazione completa del progetto.

I tempi necessari per recuperare

Dalla tipologia di criticità dipende ovviamente anche il tempo necessario al recupero, anche se c’è una buona notizia che arriva da John Mueller: l’algoritmo di Google è in costante aggiornamento e gli eventuali miglioramenti apportati alle pagine web possono dare risultati già nel breve-medio periodo, senza dover attendere il successivo broad core update.

Nello specifico, il Googler premette che “da un lato abbiamo gli aggiornamenti di base, che sono una sorta di grandi cambiamenti nel nostro algoritmo, e dall’altro abbiamo un sacco di piccole cose che continuano a cambiare nel tempo. L’intera rete Internet evolve costantemente e quindi i risultati di ricerca di Google cambiano sostanzialmente di giorno in giorno e similmente possono migliorare di giorno in giorno”.

Pertanto, quando si apportano miglioramenti significativi a un sito web colpito in negativo da un update potrebbe essere possibile “nel giro di qualche tempo vedere questi tipi di sottili cambiamenti, perché non è una questione di aspettare un aggiornamento specifico per vedere gli effetti degli interventi”.

Un calo dopo gli update non significa che il sito è sbagliato

In conclusione della sua risposta, Mueller comunque rassicura: perdere ranking dopo un update non significa che c’è qualcosa di sbagliato (bad è l’aggettivo che usa) sul sito, perché tali manovre sono più generali e non prendono di mira siti specifici.

Dove intervenire per recuperare le posizioni

Come si diceva nell’altra guida, è inevitabile cercare di rimediare al crollo di ranking con interventi più o meno complessi: si può lavorare a ottimizzare i contenuti delle pagine, aggiornandoli o rinfrescandoli, oppure si possono verificare gli aspetti tecnici, come la user experience, la velocità o le performance generali.

Ad ogni modo, vista l’insistenza che John ha dedicato al termine “relevance” (che noi traduciamo in genere come pertinenza o rilevanza e che sappiamo essere un importante fattore di ranking su Google), è bene cercare di verificare come risponde il sito a tale criterio, studiando le nuove SERP e soprattutto cercando di investigare i competitor e le pagine che hanno beneficiato di una salita di ranking, così da capire quali sono i contenuti che per Google rispondono meglio al search intent della query.