I link nofollow sono uno strumento largamente usato nel mondo della SEO per la gestione dei link esterni, ma (ancora una volta!) John Mueller ci dà una indicazione abbastanza sorprendente sulla considerazione da parte di Google. Ovvero, un sito non ha benefici di ranking né di link juice se contrassegna tutti i link in uscita come nofollow, secondo Google.

Tutti link nofollow in uscita? Nessun beneficio per Google

L’occasione per soffermarsi su questo “mito della SEO” (a quanto pare, sbagliato) arriva ancora una volta dl recente Google Webmaster Central hangout: un utente ha interrogato il Senior Webmaster Trends Analyst della compagnia californiana sulla gestione dei link in uscita dal suo sito, e per la precisione ha sottoposto la seguente riflessione.

“Cosa ne pensi della pratica di alcuni grandi siti che taggano tutti i link in uscita con rel = nofollow? Da quanto ne so, il ragionamento alla base è che con il follow perdi link juice e quindi peggiori il ranking su Google”.

Completamente sbagliato pensare di trarre vantaggio di ranking dal nofollow in uscita

Già nel video si nota l’espressione perplessa del Googler, che infatti risponde in modo laconico e deciso: “That’s definitely wrong“, ovvero “è completamente sbagliato”. Per John Mueller in nessuna circostanza l’uso di link normali (ovvero, con rel follow di base) può portare peggioramenti al ranking rispetto alla strategia di mettere in nofollow tutti i collegamenti esterni.

Per Google i link dofollow sono importanti

L’analista va oltre, spingendosi a dire che potrebbe essere più plausibile l’ipotesi opposta, ovvero che “se disponi collegamenti normali sulla pagina, probabilmente il tuo sito si classificherà un po’ meglio nel tempo, essenzialmente perché Google può vedere che fai parte del normale ecosistema Web”.

Ad ogni modo, la certezza resta una: non esiste alcun tipo di vantaggio di ranking contrassegnando tutti i link in uscita come nofollow.

Google e link, riflessioni sull’ecosistema Web

Questa riflessione si basa su alcune considerazioni più ampie, che abbiamo avuto modo di toccare già con altri approfondimenti: innanzitutto, serve a ricordare il valore che hanno i link per Google, che utilizza i collegamenti per creare la Rete Web (termine non casuale) e quindi invita i siti a linkare (ed essere linkati).

Come usare il nofollow in modo efficace

Per quanto riguarda il nofollow, poi, ribadiamo quanto scritto altrove e quanto consigliato nella guida alla Google Search Console: si dovrebbe utilizzare l’attributo nofollow per segnalare a Google di non seguire un link solo quando non si ha certezza del contenuto o si ritiene che il collegamento punti a risorse inutili per Googlebot.

Dire a Google di non seguire nessuno dei collegamenti in uscita presenti su di un sito va quindi contro la logica stessa del Web, anche se alla base potrebbe esserci un ragionamento sulla sicurezza e l’affidabilità delle pagine di destinazione. Mueller prosegue proprio su questo tema, dicendo di comprendere “che puoi non sapere a quali link puoi dare credito”, ma anche che “se hai un sito di notizie, devi avere fiducia in ciò che scrivi”.

Quando usare gli attributi follow sui link in uscita

Questo significa anche che bisogna sostenere i link inseriti, che dovrebbero essere parte integrante dell’articolo come riferimento a una fonte della notizia, risorsa di approfondimento, autorità del settore o semplicemente a un sito altro da cui trarre maggiori informazioni o differenti punti di vista sul topic. Considerati in questo modo, i link esterni dovrebbero essere sempre messi in dofollow, secondo John Mueller, che anzi chiama questi collegamenti semplicemente “normal links”.