Si accendono nuovamente i riflettori sulle Google Web Stories, i contenuti snack che da qualche tempo ormai compaiono in vari prodotti dell’ecosistema di Big G e che stanno riscuotendo largo interesse da parte dei lettori per le loro caratteristiche. Al centro del nuovo video della serie Search Central Lightning Talks su YouTube, infatti, ci sono proprio i consigli SEO per le Web Stories e per monitorare il loro rendimento nella Ricerca.

Da Google consigli SEO per le Web Stories

L’episodio è affidato a Pascal Birchler, Developer Relations Engineer di Google, che guida la discussione facendo una panoramica sul tema, iniziando a spiegare cosa sono le web stories, come crearle e come inserire annunci al loro interno, di modo che marketer online, blogger o proprietari di un sito possano trarne il massimo vantaggio.

Il formato stories è diventato popolare da alcuni anni sui principali social media e dal 2019 sono sbarcate anche su Google: all’epoca si chiamavano ancora AMP Stories, ma erano già un “moderno e coinvolgente strumento per uno storytelling immersivo su un sito web, che permette di mantenere il pieno controllo sull’esperienza e sulla monetizzazione”.

Che cosa sono le Web Stories e perché sono utili per gli editori

In sostanza, le Web Stories sono una versione web-based del popolare formato di storie sviluppato da varie social app, che mette insieme video, immagini, animazioni e testo “per creare esperienze completamente coinvolgenti fullscreen, tipicamente consumate in modalità portrait sullo smartphone”.

Le storie permettono all’utente di esplorare i contenuti al proprio ritmo, facendo tap attraverso di loro o swipe da un pezzo al successivo.

Al contrario delle loro controparti social, le Web Stories permettono all’editore di creare contenuti belli e coinvolgenti “avendo il pieno controllo sull’esperienza e sulla monetizzazione”.

Ogni decisione, “da come monetizzare la tua storia a quanto tempo rimane online, dipende da te”, dice Birchler: questa libertà offre “una grande flessibilità creativa e la possibilità di linkare facilmente agli altri tuoi contenuti, rendendo le Storie una parte naturale del tuo sito web”.

Come creare le Web Stories

Il Googler spiega che le web stories fanno parte del web aperto e “sotto il cofano sono essenzialmente normali pagine HTML”; ciò significa che possono essere ospitate sul proprio server e facilmente condivise o incorporate in siti e applicazioni, senza alcuna restrizione dell’ecosistema.

Ci sono alcuni modi per creare le Web Stories, a seconda delle proprie esigenze e competenze.

  • Essendo solo pagine web, è possibile costruire web stories “a mano”: ciò è particolarmente utile “quando si vogliono creare storie con funzionalità altamente personalizzate”, ma – come per le normali pagine web, è importante avere gli strumenti giusti a portata di mano per creare questi contenuti, perché “non tutti sono sviluppatori”.
  • Per questo motivo, ci sono strumenti indipendenti di editing di storie che aiutano ad accelerare il processo di creazione dei contenuti senza dover scrivere una sola riga di codice. Tool come MakeStories, Visual Stories o Newsroom AI (per citare alcuni di quelli già esistenti attualmente) consentono di ottenere risultati migliori grazie all’editing visivo e alla guida lungo il percorso.
  • Terza modalità, valida se il proprio sito è costruito usando un CMS, è usare uno strumento dedicato, come il plugin Web Stories per WordPress, che permette di integrare le storie senza soluzione di continuità nel flusso di lavoro editoriale esistente e di renderle parte integrante del sito. Questi editor rendono “facile e divertente produrre storie visivamente sorprendenti e ti guidano verso un bellissimo risultato finale, prendendosi cura di tutto il lavoro pesante, in modo che tu possa concentrarti sull’effettiva creazione della storia stessa”. In particolare, il tool di Google utilizza “un’interfaccia WYSIWYG intuitiva e utili blocchi di costruzione per partire rapidamente”.

Come ottimizzare e massimizzare i risultati delle Web Stories

Ma anche la migliore story “non vale niente se non ti fa avere più successo”, chiarisce Birchler, ed è quindi importante capire come “ottenere il massimo dalle Web Stories utilizzando le varie tecniche e piattaforme disponibili”.

Dopo tutto, l’obiettivo finale di questo prodotto – lato editor – è fare in modo “che le storie portino benefici alla tua strategia generale e producano un ROI, ritorno sull’investimento”, e quindi – dopo i consigli creativi forniti qualche tempo fa – è ora di concentrarsi sugli aspetti tecnici.

Le Web Stories nei prodotti Google

Sono 3 le superfici Google su cui possono comparire le Web Stories: la tradizionale Ricerca, Discover ma anche la Ricerca per Immagini.

Come appaiono le Web Stories su Google

In Search, l’aspetto può variare “da un singolo risultato di ricerca a un carosello visivo che mostra più storie, a seconda del paese e della lingua”. Ad esempio, “quando le persone cercano cose da fare a New York, la vista a griglia mostra Web Stories di più editori”.

La SEO per le Web Stories

Il primo passaggio per consentire che le stories siano trovate e indicizzate dai motori di ricerca è pensare alla SEO.

In poche parole, bisogna applicare per le Web Stories tutte le best practices SEO che si mettono in pratica per ogni altra pagina del sito web: se queste servono già a classificare le pagine non-stories, allora “probabilmente aiuteranno anche le Web stories”, dice Birchler.

In termini pratici, tra le best practices si consiglia di aggiungere meta description e di includere le stories nelle sitemap XML. Inoltre, ci sono anche alcuni requisiti specifici per le storie da tenere a mente, come fornire alcuni metadati necessari, ad esempio un’immagine poster e un logo dell’editore.

I metadati SEO delle Web Stories

Per misurare e migliorare le prestazioni delle Stories è possibile utilizzare la Search Console e “capire meglio come Google vede le tue pagine”: i suoi vari strumenti e rapporti aiutano ad analizzare il traffico, risolvere potenziali problemi “e a far brillare le tue storie nei risultati di ricerca di Google”.

Le linee guida per le Web Stories

Per essere idonee alla visualizzazione nei vari prodotti Google, le Web Stories devono soddisfare alcune linee guida.

La cosa più importante è che devono essere AMP valide: una AMP stories valida “è quella che aderisce alle varie specifiche AMP”, che permettono alla story di essere servita tramite la cache AMP, garantendo buone prestazioni e la migliore esperienza per gli utenti.

Per verificare se la web story è AMP valida si può usare il Web Stories test tool, digitando o incollando il suo URL. Questo strumento permette anche di vedere in anteprima come apparirà la storia nei risultati di ricerca di Google, in modo da poter decidere se c’è bisogno di ulteriori modifiche.

Dopo aver pubblicato la storia e convalidato usando lo strumento di test “è il momento di condividerla con il mondo” e capire come misurare il modo in cui il pubblico interagisce con la storia, cercando risposte a domande del tipo “Quanto tempo passano su una pagina? Cliccano sui link di call-to-action?” grazie a una vasta gamma di provider, incluso Google Analytics.

La monetizzazione con le Web Stories

La monetizzazione è un aspetto importante per gli editori sul web, e per le Web Stories è rilevante tanto quanto con altri tipi di contenuti.

Nelle Web Stories esistono varie capacità di monetizzazione: ad esempio, gli annunci immersivi a schermo intero permettono una perfetta integrazione nel viaggio dell’utente.

Il modo più semplice per includerli “è attraverso un server di annunci, come Google Ad Manager, o tramite AdSense”: poiché il Runtime di Web Stories gestisce la quantità e il posizionamento degli annunci, basta “impostare tutto solo una volta e puoi poi dimenticartene”.

L’integrazione tra Web Stories e sito Web

Un aspetto da non trascurare è l’integrazione delle Web Stories all’interno del classico sito Web: come sottolineato nel video, le stories possono “brillare anche lì” e, ad esempio, è possibile incorporarle le storie in uno spazio autonomo (un player standalone, messo in evidenza dalla home) oppure mostrare un carosello delle storie preferite.

Collegando i contenuti in questo modo, i lettori possono raggiungere facilmente le stories da altre parti del sito web e viceversa.

Mentre “i vari componenti ed esempi esistono per questo e possono essere implementati manualmente, l’editor di storie che hai scelto probabilmente offre già tali integrazioni out of the box”.

I vantaggi dell’editor Web Stories per WordPress

“SEO, Analytics, AMP, monetizzazione… sono un bel po’ di cose di cui occuparsi”, dice nelle conclusioni il Googler, che però invita a utilizzare gli strumenti di creazione di stories come Web Stories per WordPress, che sono di enorme aiuto per “impostare le cose e mantenere il controllo su tutto”.

Tali tool “non solo forniscono solide configurazioni predefinite fuori dagli schemi per aspetti come l’analitycs e il servizio di annunci, ma includono anche i metadati necessari per le storie e dicono quando qualcosa ha bisogno di ottimizzazione”.

Attraverso le integrazioni con altri aspetti del sito web, è possibile misurare il successo delle web stories “tutto in un unico posto” e sfruttare così il pieno potenziale di questo importante tipo di contenuto.