Nei nostri approfondimenti ricorre spesso l’espressione search intent, una delle chiavi fondamentali per coinvolgere gli utenti e compiacere i motori di ricerca, e anche il recente sondaggio di SparkToro sui fattori di ranking percepiti dai professionisti SEO conferma il valore di questo aspetto per l’ottimizzazione delle proprie pagine e dunque per la SEO on page.

Il search intent per la SEO

In precedenza abbiamo definito il search intent una scintilla, il punto di partenza dell’esperienza di ricerca dell’utente: il termine è stato coniato nel 2002 da Andrei Broder, dipendente di Altavista (e quindi di un motore di ricerca all’epoca concorrenziale a Google!) e si declina nelle tre tipologie che dovremmo conoscere ormai a sufficienza, ovvero ricerche informative (informational), ricerche transazionali (transactional) e ricerche navigazionali (navigational).

Conosci, fai e vai: le tipologie di intenti per la SEO

Sul versante Google, queste tre tipologie di ricerca possono essere ridotte a tre verbi che guidano l’interesse esplorativo delle persone: KnowConosci, interesse che raggruppa le ricerche informative; DoFai, che invece lega le query transazionali; GoVai, per le ricerche di navigazione. Riuscire a capire e a usare questi riferimento nella keyword research può aiutare a scrivere un contenuto più efficace.

Capire cosa vuole e cosa serve al proprio pubblico di riferimento e ai potenziali clienti significa diventare capaci di pianificare in anticipo la propria strategia e scegliere parole chiave che possano aumentare le probabilità che le persone trovino il sito durante la ricerca online. Molto, comunque, dipende anche dalla tipologia di keyword e query su cui si va a competere.

L’interpretazione delle query da parte di Google

Nel caso di parole chiave molto ambigue (ovvero, con più possibilità di interpretazione), Google risponde in genere con una SERP mista, offrendo come riferimento siti che rispondono a intenti differenti, per accontentare ogni tipologia di utente. Più ampia e vaga la ricerca, più sono ampie le risposte che Google prova a fornire per rendere positiva l’esperienza della persona.

Questo significa anche che, nel caso di siti che puntano alle conversioni dirette, maggiori sono le difficoltà nell’attrarre clienti e convincerli a “fare”: c’è bisogno di un lavoro molto efficace sui contenuti, sulle call-to-action e sulla validità complessiva della pagina per riuscire a trasformare il clic in qualcosa di diverso.

SERP più chiare con intenti specifici

Quando invece la ricerca è più specifica, precisa e raffinata in partenza, il primo ostacolo è stato già superato, perché l’utente ha già le idee più chiare e cerca conferme, e quindi il contenuto può essere costruito già con una direzione più netta, provando ad anticipare il tipo di domande, dubbi o richieste che il pubblico deve affrontare per offrire soluzioni immediate. Ovviamente sono diverse anche le SERP generate da Google per queste query, perché diventano più specifiche, con risultati che riguardano lo stesso argomento (e non più generici o misti).

SEO e intenti di ricerca: i tool di SEOZoom per ottimizzare i contenuti

In termini pratici, si può usare SEOZoom per sfruttare i keyword research tool che supportano nell’individuazione del search intent e che consentono anche di scoprire le keyword correlate che possono migliorare le performance delle proprie pagine. Un alleato facile da usare e valido per rendere più efficaci i contenuti del sito, anche in fase di editing per correggere eventuali errori o ricalibrare il focus alla luce delle interpretazioni che Google offre della SERP.