Nella gestione di un sito e nella strategia di ottimizzazione SEO dei contenuti non bisogna trascurare l’utilizzo degli heading, che grazie alle loro caratteristiche rappresentano un importante elemento per migliorare la leggibilità e la fruizione dell’articolo. Lo abbiamo detto già in altre occasioni, parlando ad esempio di tag title e H1 o in generale di SEO copywriting, e ora uno speciale studio di webaim.org ci fornisce interessanti dati per comprendere il valore concreto di questi fattori.

Uno studio sugli utenti di screen reader

L’organizzazione non-profit con base negli Stati Uniti ha infatti realizzato un sondaggio che ha coinvolto un campione di oltre 1200 persone destinato a raccogliere le risposte e le preferenze di “screen reader users” (ovvero utenti di software che permettono la lettura a persone che soffrono di problemi di vista di varia natura), provenienti da tutto il mondo e di età differenti.

Ricerca delle informazioni all’interno della pagina

La parte che forse più ci interessa, rispetto al topic e al nostro lavoro, è quella relativa alla ricerca e al reperimento delle informazioni all’interno della pagina: la domanda mirava specificamente a scoprire “quale azione compi più probabilmente prima per cercare informazioni all’interno di una lunga pagina piena di contenuti”, e le opzioni erano “navigazione attraverso gli heading“, “uso della funzione cerca“, “navigazione attraverso i link della pagina“, “navigazione attraverso landmarks/regions della pagina”, “lettura della pagina”.

Gli heading sono fondamentali per navigare i contenuti on page

Le risposte confermano la nostra teoria: la navigazione tramite gli heading rimane il metodo predominante per la ricerca di informazioni sulla pagina, con il 68,8 per cento degli utenti che utilizza tale sistema per scorrere le pagine senza doverle leggere per intero, soffermandosi così sui punti ritenuti più interessanti. Limitandoci agli screen reader, comunque, lo studio rivela anche che i titoli sono letti soprattutto da chi ha una competenza avanzata con lo strumento, mentre gli utenti principianti sfruttano il comando “trova nella pagina” o leggono interamente l’articolo.

Uno strumento per guidare e incuriosire i lettori

Lo spunto che ci arriva da questa ricerca è evidente: gli heading possono orientare e guidare i lettori alla scoperta del nostro contenuto, in modo simile a quanto fanno il main title e la meta description per convincerli a cliccare dalle SERP. Atterrati in pagina, gli utenti possono far riferimento proprio ai vari H2, H3 e così via presenti sia per definire meglio il contesto sia per capire se è il caso di dedicare tempo e attenzione alla lettura.

Siti e libri: un paragone sull’uso degli heading

La classica similitudine con la struttura di un libro ci aiuta a comprendere meglio: una pagina web può essere paragonata appunto a un libro, che ha un titolo unico e univoco (il tag H1), si divide in capitoli (i tag H2) che a loro volta possono essere declinati in sottocapitoli (H3, H4 e così via). Il tutto in modo organizzato e ordinato, per facilitare la lettura e consentire alle persone di non perdersi tra le pagine.

Come scrivere heading efficaci per la SEO

Affinché siano efficaci e raggiungano gli obiettivi, però, bisogna usare bene gli heading (e i subheading) e non limitarsi a inserire delle frasi standard, iper ottimizzate e magari piene di keyword sgrammaticate: anche in questo caso, è fondamentale scrivere bene e usare gli heading badando alla semantica e al contesto della pagina. Ovvero, pensare prima alla naturalezza del contenuto, all’user experience e alla leggibilità di quello che scriviamo e poi, secondariamente, all’ottimizzazione in vista di un potenziale posizionamento su Google.

Parlando di questo tema, inoltre, non bisogna dimenticare che nel classico elenco dei fattori di ranking sul motore di ricerca gli heading vengono citati in varie circostanze, ritenuti appunto un elemento che l’algoritmo di Google può prendere in considerazione per comprendere il contenuto onpage e di conseguenza valutare la rilevanza di una pagina rispetto a una query.

Le dichiarazioni di John Mueller sulla titolazione

Eppure, qualche giorno fa John Mueller ha rilasciato una dichiarazione che apparentemente va in forte controtendenza rispetto a quanto abbiamo appena scritto (e a quanto dicevamo parlando di errori con i tag title), e su cui vale la pena spendere una riflessione. Nel corso di un hangout su YouTube, il Senior Webmaster Trends Analyst ha risposto a un utente che chiedeva se fosse “obbligatorio avere un solo tag H1 su una pagina web o se potesse essere utilizzato più volte”, dicendo che per Google questo fattore non è critico.

Non è un problema critico avere più H1 sulla stessa pagina

Andando per iperbole, Mueller ha detto che un sito può posizionarsi e ottenere risultati “avendo cinque tag H1 sulla stessa pagina o senza averne nessuno, perché non c’è alcun limite e si può usare nel modo più libero e opportuno”. Soprattutto con il codice Html5, avere “più elementi h1 su una pagina è del tutto normale e un po’ previsto, quindi non è qualcosa di cui devi preoccuparti”.

Pertanto, nella visione di Mueller anche se “alcuni strumenti SEO segnalano questo come un problema e segnalano come errore non avere alcun tag h1 o avere due tag h1, dal nostro punto di vista non è un problema critico“.

C’è però una specificazione da fare: Mueller parla in modo astratto degli heading anche (o soprattutto) in ottica posizionamento, perché poi è lo stesso Googler ad ammettere che “da un punto di vista dell’usabilità, forse ha senso migliorare la gestione”. Il discrimine è il termine “critico”, ovvero il fatto che – a parità di interventi di ottimizzazione SEO – il miglioramento degli H1 è meno prioritario rispetto ad altri parametri e fattori, ma ad ogni modo non è mai da ignorare completamente.