Oggi la nostra attenzione si concentra su un aspetto tecnico e spesso ostico, ovvero sul trasferimento di un sito web e sul processo di migrazione: proveremo a definire gli scenari in cui si rende necessario o preferibile trasferire un sito, cosa significa in concreto questo passaggio e quali sono i rischi che si presentano. Piccola anteprima: se la migrazione non viene eseguita correttamente può portare solo a un risultato, ovvero guai, come diceva anche il nostro Giuseppe Liguori all’ultimo ZoomDay!

Che cos’è la migrazione di un sito

Molto intuitivamente, il processo di migrazione temporaneo o definitivo è il trasferimento di un sito che prende varie forme, come vedremo; si tratta di un aspetto delicato perché, quando non eseguito in maniera corretta, può compromettere la gestione SEO del sito, provocando danni al traffico organico e alla rilevanza acquisita nel tempo sui motori di ricerca, ma anche generando difficoltà anche agli utenti e alla loro user experience, portandoli a navigare improvvisamente su un sito diverso e magari problematico su alcuni aspetti.

Perché fare la migrazione sito Web

Sono molteplici i motivi che possono spingere a trasferire un sito o riprogettarlo completamente: tra i più frequenti citiamo il passaggio al protocollo HTTPS (che ormai dovrebbe essere uno standard minimo), la necessità di un rebranding e di una nuova identità aziendale, la scelta di rendere il sito più veloce e mobile-friendly o la comparsa di nuovi obiettivi di digital marketing raggiungibili appunto con un cambio di strategia.
Richiesta preventivo Migrazione

Quali sono i tipi di migrazione del sito

Il trasferimento di un sito può essere eseguito in autonomia – avendo ovviamente le conoscenze e le competenze di base – o affidato a un’agenzia esterna, e i vari tipi di migrazione possono essere effettuati singolarmente o in contemporanea. In ogni caso, è meglio conoscere quali possono essere i casi che spingono a decidere di effettuare questa migrazione, così da approfondire anche le conseguenze, le problematiche e le specifiche criticità dei vari casi.

Le operazioni preventive per ridurre gli errori

A prescindere dal caso, tra le procedure che vanno eseguite prima del trasferimento del sito c’è innanzitutto la mappatura di tutti gli URL e di tutte le risorse del sito esistente, analizzando la sitemap, individuando le pagine che ricevono link interni o backlink esterni e analizzando i log del server, includendo anche i file di immagini e i video. Sempre prima del trasferimento bisogna associare i vecchi indirizzi ai nuovi URL, così da poter poi impostare i vari redirect.

Trasferimento siti web, le tipologie più semplici e comuni

La tipologia più semplice di migrazione è il cambio di dominio o rebranding (compresa la trasformazione dell’estensione); anche la migrazione grafica e il restyling del layout del sito non dovrebbero comportare particolari rischi (un esempio è la sostituzione del template di WordPress o la sua implementazione), così come ormai dovrebbe essere liscio il processo di migrazione da HTTP a HTTPS.

Le migrazioni sito di difficoltà media

Un livello di complessità maggiore lo riservano altri tipi di migrazione, come quella degli URL, dell’architettura dei contenuti o dei server che ospitano il sito. Il trasferimento degli URL riguarda appunto le modifiche agli indirizzi, ai percorsi e alla struttura degli URL interni dello stesso sito (un esempio immediato è lo switch da URL parlanti a statici); la migrazione dei contenuti è necessaria, ad esempio, quando si riorganizzano le categorie e quindi serve poi spostare gli articoli e i prodotti sotto le nuove gerarchie. Infine, il trasferimento di server o la migrazione di hosting e indirizzo IP avvengono quando, per motivi tecnici, di affidabilità o pratici, si decide appunto di cambiare uno di questi parametri.

Il trasferimento di CMS, la migrazione più complessa per la SEO

Il caso forse più ostico è quello della migrazione da un CMS a un altro CMS, ad esempio il trasferimento del sito da WordPress a Joomla o viceversa, o ancora da .asp a .php e così via, in seguito a valutazioni sul miglior CMS. In questo caso, l’aspetto più critico sul fronte tecnico è il radicale cambio di indirizzi che può provocare un lungo elenco di status code 404, mentre per quanto riguarda la SEO i rischi sono la perdita di authority del dominio (anche) a causa dell’interruzione dei backlink ricevuti nel corso del tempo e l’aumento eccessivo e dispersivo di crawl budget per la scansione di Google.

Come eseguire una migrazione CMS in sicurezza

Nel citato intervento allo Zoomday, Giuseppe Liguori proponeva i suoi consigli per effettuare un trasferimento di CMS in sicurezza, individuando tre punti fondamentali da rispettare per evitare brutte sorprese e partendo da un presupposto, ovvero la necessità di “costruire un ponte tra i due CMS”. In fase preventiva, bisogna eseguire un backup del vecchio database prodotti e delle vecchie regole di .htaccess, mentre sul fronte pratico è opportuno realizzare uno script di codice che “interroghi il vecchio database; trovi un elemento in comune (Es. Codice SKU, nome prodotto, etc); interroghi il nuovo database; esegua un redirect 301 verso il nuovo URL”. Al termine di questo processo bisogna verificare che tutto sia correttamente trasportato ai nuovi indirizzi.

Questa operazione è particolarmente complessa perché presuppone (almeno) tre requisiti minimi: la presenza di un programmatore che conosca bene entrambi i CMS; l’intervento di uno specialista SEO che sappia usare htaccess; una fase di verifica costante del lavoro per verificare che tutto si svolga nella maniera giusta e senza intoppi. Tuttavia, rappresenta “l’unico modo funzionante per recuperare tutti gli URL” o quasi.

I consigli sulle migrazioni dei siti

Come detto, in linea di massima le altre tipologie di trasferimento e migrazione non dovrebbero essere altrettanto complicate, ma comunque forniamo qualche indicazione per eseguire queste operazioni con la giusta accortezza e tranquillità.

Come eseguire la migrazione degli URL del sito

Il cambio di indirizzi nell’ambito dello stesso sito può rendersi necessario quando si scopre di aver commesso errori nella strutturazione, o quando si cerca di migliorare la navigazione e l’esperienza complessiva dell’utente. Casi comuni sono la presenza di date nelle pagine che quindi diventano obsolete, l’indicazione di elementi inutili, lo spostamento di intere directory e così via; in situazioni del genere la migrazione avviene attraverso regole di riscrittura, provando a rispettare la filosofia “less is better” (e quindi il suggerimento di avere un url leggero e compatto rispetto a quelli più estesi).

Dal punto di vista SEO, Google tranquillizza sul “credito” che il sito possiede dopo i link di redirect a nuovi URL: nella Guida di Search Console si legge infatti che “i reindirizzamenti 301 o 302 non comportano alcun peggioramento del posizionamento in PageRank“.

Il trasferimento del server del sito

Anche la migrazione del server può essere un processo rischioso, perché può generare due tipi di situazioni problematiche: il nuovo server si rivela peggiore del precedente o si riscontrano alcune incompatibilità, e quindi non risponde perfettamente alle richieste e causa degli errori; il tempo tecnico di passaggio del DNS e cambio di IP può causare disservizi anche gravi agli utenti e al motore di ricerca.

Come eseguire una migrazione di server in sicurezza

Anche in questo caso, Giuseppe Liguori ha fornito delle indicazioni di massima, delle best practices per trasferire un sito da un hosting all’altro senza avere disservizi. Se trascurati, i seguenti aspetti potrebbero provocare downtime molto lunghi, superiori alle 24 ore, e quindi i famosi guai di cui si diceva prima:

  1. Fare una prima copia del sito completo dal vecchio hosting al nuovo hosting, utilizzando uno dei tanti plugin per fare backup & restore del sito web, soprattutto in ambiente WordPress.
  2. Testare bene il sito web sul nuovo hosting e lanciare uno stress test al sito con il nuovo indirizzo IP, sfruttando il file “hosts” del computer; così potremo vedere perfettamente come funzionerà il sito quando la migrazione sarà completata.
  3. Fare una scansione completa del sito per verificare eventuali errori che precedentemente non sussistevano.
  4. Completate le prime operazioni, se è passato troppo tempo bisogna ricopiare il sito web o almeno il database e le immagini caricate di recente.
  5. Spostare l’IP del sito web dal pannello del gestore del DNS; non disattivare il vecchio hosting poiché potrebbero essere necessarie svariate ore per aggiornare l’IP nuovo.

I consigli per la migrazione da HTTP a HTTPS

È da tre anni ormai che Google sta facendo pressioni per far migrare tutti i siti al protocollo HTTPS, sia includendo questo aspetto tra i fattori di posizionamento sia contrassegnando sul browser Chrome tutti i siti in HTTP come “Non sicuro”. In realtà, per quanto riguarda la sicurezza, bisogna specificare che la protezione maggiore riguarda il traffico tra il sito e l’utente finale, e quindi non c’è tutela verso attacchi hacker e simili, e che in generale questa migrazione serve a garantire la sicurezza del trasporto dei dati, a elevare il livello di privacy e aumentare il livello di fiducia nei confronti dell’utente.

Come eseguire il trasferimento in HTTPS

Il primo passo è l’acquisto del certificato, che poi va attivato manualmente o seguendo l’installazione del provider. Questo trasferimento è abbastanza semplice e basta seguire pochi passaggi per completarlo efficacemente; ad esempio, per migrare WordPress in HTTPS (o per trasferire Prestahop, Magento, Joomla e gli altri CMS) è sufficiente modificare i dati nel pannello delle impostazioni, ma esistono anche specifici plugin che eseguono il processo in automatico. Successivamente serve lanciare dei redirect 301 con htaccess e verificare a campione che i reindirizzamenti siano stati efficaci.

Consigli per la migrazione Https SEO

È importante sottolineare che al termine della migrazione è necessario creare una nuova proprietà in Google Search Console per il dominio in HTTPS, come se fosse un sito nuovo, perché GSC gestisce HTTP e HTTPS separatamente. Inoltre, è consigliabile conservare la vecchia proprietà in HTTP per eventuali problemi futuri o per valutare dati storici.

Perché eseguire un cambio di dominio e rebranding

Un’altra situazione critica nella quale può capitare di ritrovarsi riguarda il rebranding, ovvero la necessità o l’esigenza di cambiare nome del sito e del dominio a seguito di alcuni fattori, come problemi di copyright o di reputazione, spostamento di un livello multilingua su un dominio country based, nome del sito o del marchio che in altre lingue significa qualcosa di brutto o osceno, o più semplicemente per altre scelte di marketing.

Come fare il trasferimento del sito in sicurezza

A prescindere dalla ragione che spinge al rebranding bisogna usare i soliti accorgimenti lato SEO di reindirizzamento, con la modifica degli indirizzi nei CMS descritta prima e altre regole di reindirizzamento per gli URL. Prima della messa in linea del nuovo sito bisogna sottoporre a scansione e verifica che il processo sia stato efficace, con tool specifici o con confronti manuali, tenendo presente che tutti gli status code diversi da 301 o 200 generano problemi a Google (e quindi potenzialmente al sito e al business).

In ogni caso, per evitare di disperdere il lavoro fatto bisogna approcciare a questo passaggio delicato curando anche l’aspetto SEO della migrazione, e quindi fare attenzione a preservare la visibilità organica di pagine e contenuti e a garantire che le keyword che generano il traffico maggiore (e i relativi URL) siano trasferite senza errori.

Migrazione sito, i consigli finali

Le linee guida qui descritte sono un veloce vademecum per affrontare in maniera preventiva la fase di migrazione del sito in sicurezza, cercando di evitare di creare fastidi a Google o agli utenti in un processo delicato di trasferimento. Non va comunque trascurato che qualunque migrazione, anche quando svolta nel migliore dei modi, potrà avere delle conseguenze positive o negative sul sito, per cui l’obiettivo è minimizzare i rischi e cercare di limitare gli eventuali danni. Inoltre, non si può trascurare il fattore temporale: un cambio così imponente e sostanziale richiede tempo anche nelle scansioni del motore di ricerca, quindi è normale nelle prime fasi dopo la migrazione registrare fluttuazioni di visibilità e posizionamenti, che poi si regolarizzeranno nei periodi successivi.

GM