Sono tre sole lettere, ma nascondono un significato profondo che si lega all’obiettivo di Google di fornire risposte di qualità alle domande degli utenti del motore di ricerca: è E-A-T, il paradigma con cui gli algoritmi e i quality rater di Google valutano competenza, autorevolezza e affidabilità (in inglese Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) che stanno dietro ai contenuti pubblicati online. Per rafforzare la percezione dei parametri EAT abbiamo alcune opzioni a disposizione, e in particolare ci sono (almeno) 8 segnali che possiamo aggiungere al sito.

L’importanza dell’E-A-T per Google

Competenza, autorità e affidabilità sono una delle nuove frontiere dell’algoritmo di Google, che utilizza vari sistemi per determinare se un sito Web è credibile e se i contenuti che pubblica sono meritevoli di posizionarsi in alto nelle SERP o, come svelato di recente, di apparire nel feed di Google Discover.

Il peso di E-A-T si fa sentire in particolare per la valutazione di qualità dei contenuti YMYL (“Your Money Your Life”), per i quali più volte Google e le sue voci pubbliche hanno sottolineato l’esigenza di affidarsi ad autori esperti: per alcuni tipi di ricerche, infatti, c’è l’enorme possibilità di condividere informazioni che possano avere un impatto cruciale (anche in senso negativo) su aspetti privati della vita delle persone quali “felicità, salute o ricchezza”.

Detto in altri termini, Google è preoccupato che le sue SERP possano mostrare risultati di bassa qualità, con informazioni poco corrette oppure consigli e opinioni potenzialmente fraudolenti o fuorvianti, su topic quali finanza e investimenti, salute e medicina, informazioni legali e così via, che possono provocare seri danni agli utenti che eseguono la ricerca.

È quindi per proteggere le persone (e la qualità dei suoi risultati) che Google ha introdotto il concetto di E-A-T, ben chiarificato anche nelle Google Search Quality Evaluator Guidelines a cui si devono attenere i suoi quality raters nella valutazione delle SERP, che quindi serve ad aumentare le possibilità che i siti posizionati offrano un alto livello di competenza, autorità e affidabilità, soprattutto in materie delicate come le questioni mediche, sanitarie e finanziarie.

Come migliorare l’E-A-T delle nostre pagine

Pur non essendo tecnicamente un fattore di ranking, E-A-T è un importante indicatore di qualità per le pagine di un sito, e ci sono alcune strategie che possono aiutare a migliorare la percezione che Google ha del livello di competenza, autorevolezza e affidabilità dei nostri contenuti.

Non dobbiamo pensare però a interventi tecnici di ottimizzazione, perché Google non utilizza metriche o punteggi specifici per calcolare tali caratteristiche, ma piuttosto ad alcuni sistemi e segnali che possono aiutare gli algoritmi del motore di ricerca a comprendere (e valutare bene) la nostra E-A-T.

Già qualche tempo fa abbiamo parlato di come i dati strutturati possono aiutare ad aumentare la E-A-T percepita, e oggi grazie al contributo di Andrei Prakharevich possiamo individuare altri 8 segnali da aggiungere alle pagine per migliorare l’E-A-T per Google.

Per rafforzare l’E-A-T serve un lavoro continuo

Questi semplici interventi ovviamente servono solo da supporto per migliorare l’E-A-T delle nostre pagine e per cercare di convincere Google del livello di competenza, autorevolezza e affidabilità che abbiamo raggiunto, ma di certo non basta solo la creazione di qualche pagina in più o l’inserimento di informazioni aggiuntive.

Il punto di partenza resta sempre la creazione di contenuti di qualità, possibilmente creati da esperti veri: il passo successivo è usare queste strategie per comunicare a Google il valore di questi contenuti e cercare di trarne beneficio (anche) in termini di ranking.

  1. Aggiungere (e curare) la biografia dell’autore

Uno dei modi più comuni per conferire autorità ai nostri contenuti è farlo scrivere da un esperto o, almeno, da una persona che possa sembrare un esperto. Questo è il motivo per cui potrebbe essere preferibile indicare apertamente gli autori dei contenuti anziché marcare il testo con il nome del brand o con la dicitura staff/redazione.

Al momento, le best practices per rendere noto l’autore prevedono di indicarne il nome nella pagina dell’articolo e poi collegare tale nome a una pagina biografica, pubblicata sempre sullo stesso sito web – e proprio di recente, con il nuovo aggiornamento delle linee guida per i quality raters, Google ha sottolineato che le informazioni biografiche degli autori possono essere utili per determinare la reputazione di un sito e di un contenuto.

Pagina profilo dell'autore

Questa pagina profilo, che serve a dare importanza al nome, ci aiuta a mostrare varie informazioni e – seguendo le ultime tendenze della SEO – possiamo considerarla quasi come un microsito, aggiungendo una varietà di media e link. In genere, la pagina bio dell’autore include i seguenti dati:

  • Foto
  • Nome
  • Titolo di lavoro
  • Descrizione
  • Link ai profili sui social media
  • Esperienza (anni sul campo, lavori pubblicati, progetti, ecc.)
  • Altri articoli pubblicati sul sito
  • Linktree

Inoltre, possiamo fare un altro passo avanti e rafforzare le informazioni sull’autore con i dati strutturati , che migliorano il modo in cui Google trova e identifica tali notizie; nel caso specifico, sono due le tipologie di dati strutturati da implementare, article schema e person schema.

Esempio di pagina dell'autore con tag

Lo schema article si usa nella pagina dell’articolo per evidenziare il nome dell’autore e altri dettagli sul contenuto stesso: si può aggiungere manualmente, attraverso un plug-in o con l’Assistente per il markup dei dati strutturati di Google.

Nella pagina biografica dell’autore, invece, possiamo usare lo schema person, che consente di taggare tutti i tipi di dettagli personali (fondamentalmente, quelli elencati sopra, come foto, descrizioni, link eccetera), badando in particolare a implementare correttamente la proprietà sameAs che permette di taggare i link ad altri profili dello stesso autore, il che aiuta Google a riconoscere la persona e stabilirla come entità.

Al momento non c’è possibilità di usare il tool di Google per implementare il markup person, che quindi può aggiunto solo manualmente o con un plug-in dedicato.

  1. Aggiungere una data all’articolo

Google ha affermato più volte che la data dell’articolo e la freschezza dell’articolo in generale non sono fattori di classificazione, ma ciò nonostante la comunità SEO ha portato avanti vari esperimenti per verificare o confutare queste affermazioni (ad esempio modificando le date di tutti gli articoli su un sito Web o rimuovendo del tutto le date), senza che però si sia individuata un’unica strategia che funzioni meglio per tutti.

Ad ogni modo, ciò che sappiamo è che la data dell’articolo è considerata importante per accedere a Google News ed è elencata nella sezione sulla trasparenza delle norme del servizio di notizie di Google; anche se non ci sono certezze se questa rilevanza si estenda (o meno) agli articoli non-news, è comunque un segnale del fatto che per Google le date contribuiscono alla credibilità dei contenuti in generale.

Quindi, anche nell’interesse della piena trasparenza, il consiglio è di includere sia la data di pubblicazione sia la data dell’ultimo aggiornamento dell’articolo, utilizzando l’article schema per evidenziarla.

  1. Uso delle fonti e citazioni

Per Prakharevich, “la comunità SEO è fissata sul guadagnare autorevolezza attraverso i backlink, facendo in modo che altre pagine si colleghino alla tua pagina, ma puoi effettivamente ottenere una certa autorità collegandoti ad altre fonti di informazioni credibili nel tuo campo”.

Secondo la sua esperienza, i proprietari di siti Web sono spesso riluttanti a linkare verso altri siti Web, “perché hanno paura di perdere traffico e sprecare link juice“, ma questa non dovrebbe essere una grande preoccupazione “fintanto che linki a siti non concorrenti” e in qualche modo “sminuisci l’importanza di tali collegamenti, impostandoli in un modo noioso che non incoraggia i clic”. Per i siti nuovi, in particolare, i vantaggi potenziali derivanti dall’essere associati ad altri siti autorevoli “superano di gran lunga i rischi di versare un po’ di link juice”.

Ci sono alcuni modi in cui possiamo incorporare i riferimenti alle fonti nelle nostre pagine, come ad esempio l’inserimento di:

  • Crediti per le immagini.
  • Citazioni da esperti del settore.
  • Link correttamente ancorati all’interno del testo.
  • Blocchi di riferimenti dedicati alla fine della pagina.

Per l’esperto, proprio i blocchi di riferimenti sono un po’ sottovalutati negli “articoli regolari”, ma è “uno spreco, perché soddisfano tutti i criteri per un dispositivo SEO perfetto: la sezione è chiaramente intitolata a beneficio di Google, ogni fonte è descritta correttamente e il tutto sembra troppo noioso perché i lettori reali facciano clic su qualsiasi cosa”, come nell’esempio da Wikipedia.

  1. Inserire pagine policy

Sono molteplici i documenti Google che sottolineano come avere pagine di norme e assistenza clienti facilmente accessibili sia molto importante per la credibilità e la facilità d’uso di un sito web, e i quality rater hanno lo specifico incarico di cercare queste pagine al fine di stabilire l’affidabilità del sito.

Esempio di policy da aggiungere al footer

Ne consegue, quindi, che può essere utile creare pagine dedicate a tutti i tipi di policy pertinenti al nostro sito e di linkarle nel footer, specialmente se stiamo eseguendo più promozioni e programmi di fidelizzazione dei clienti.

  1. Fornire dettagli dell’azienda

In maniera un po’ simile al punto precedente, un altro segnale di trasparenza è la divulgazione di informazioni sull’azienda stessa: se forniamo beni, servizi, consigli o anche solo informazioni, gli utenti hanno interesse a vedere chi c’è dietro il sito. Essere trasparenti sulla proprietà del sito è un forte segnale EAT – e, nel senso più pratico, serve anche perché c’è qualcuno da ritenere responsabile nel caso qualcosa vada storto.

Alcune delle pagine che possono aiutarci a creare un senso di trasparenza sono:

  • About (vision, mission, storia, vantaggi competitivi)
  • Team
  • Il nostro ufficio
  • Dettagli del contatto

Queste quattro pagine raccontano l’azienda da diverse angolazioni: “questo è quello che facciamo, chi siamo, dove lavoriamo, ed è così che puoi entrare in contatto con noi”, rendendola per così dire tangibile e offrendo un senso di sicurezza alle persone che navigano il sito.

I dettagli sull'attività da inserire nei dati strutturati

Anche in questo caso, i dati strutturati ci aiutano affinché Google riconosca il nostro tentativo di trasparenza, e possiamo taggare i dettagli aziendali divulgati dalle nostre pagine utilizzando il markup Local Business.

  1. L’approccio agli UGC, i contenuti generati dagli utenti

Avere contenuti generati dagli utenti sul sito può essere un modo per “dimostrare che il tuo sito web attrae utenti reali e li coinvolge abbastanza da lasciare commenti e recensioni”, e quindi può valere la pena, in termini di EAT, consentire ai visitatori di lasciare commenti, recensioni, domande e altri tipi di UGC.

Come sappiamo, però, questo è anche uno dei fronti più comuni di spam e Google potrebbe effettivamente penalizzare il sito a causa di una sezione di commenti non adeguatamente mantenuta, ma con alcune contromisure si possono evitare problemi – ad esempio impedendo la creazione automatica di account, attivando le funzioni di moderazione e revisionando i contenuti degli utenti per cercare eventuali post generati automaticamente, link spam o commenti dannosi che potrebbero diffondere informazioni sensibili o offendere altri utenti.

  1. Servire pagine HTTPS

Non ci sono molti dubbi sull’importanza di HTTPS come segnale di affidabilità di un sito, ribadito sia dalle linee guida per i quality rater che dalla Page Experience (di cui è uno dei fattori tecnici, insieme ai Core Web Vitals, all’ottimizzazione per dispositivi mobili e all’assenza di interstitial).

Perciò, se non abbiamo ancora abilitato HTTPS sul sito è bene verificare con il provider di hosting (che spesso offrono un SSL gratuito) o ottenere un certificato SSL gratuito da Let’s Encrypt, che però deve essere aggiornato ogni sei mesi.

  1. Sfruttare i segnali esterni

L’ultimo consiglio di Prakharevich “è un po’ un trucco”, perché i segnali esterni non vengono aggiunti al sito web di per sé, ma contribuiscono a rafforzare il profilo EAT generale e possono anche essere “controllati”, come nel caso del profilo backlink e della scheda Google My Business.

La qualità e le dimensioni del profilo backlink del sito “sono gli unici segnali EAT che Google può misurare algoritmicamente”, ma ovviamente dobbiamo cercare di inviare il segnale opposto, ovvero un profilo innaturale con backlink provenienti da pagine o siti spam.

Se abbiamo una sede commerciale, poi, una scheda Google My Business è fondamentale, perché questo strumento è ora la directory aziendale definitiva e il luogo chiave a cui gli utenti si andare per conoscere un’attività commerciale locale.

Esemepio di elenco Google My Business

La qualità del profilo GMB – ovvero la completezza delle informazioni, il numero di recensioni e la valutazione media – vengono presi in considerazione per il posizionamento su Google Maps, così come su altre piattaforme Google. Inoltre, il profilo GMB è anche uno dei posti che i quality rater controllano quando valutano la posizione EAT di un brand, motivo per il quale è cruciale curare bene le informazioni inserite. Un ulteriore passo avanti sarebbe incentivare i feedback degli utenti, rispondendo alle recensioni positive, provando a risolvere i problema segnalati da quelle negative e incoraggiando la nostra base di clienti ad andare su Google e lasciare effettivamente una recensione.