Nuovo appuntamento con la serie SEO Mythbusting di Google, in cui Martin Splitt si concentra a sgomberare il campo da alcuni falsi miti e leggende metropolitane che circondano il mondo della ottimizzazione per motori di ricerca. Il tema del video, che è in realtà una pillola bonus registrata in coda al secondo episodio su Googlebot, è tutto su microformati, dati strutturati e consigli di ottimizzazione per un uso efficace sui siti.

Cosa sono i microformati

In apertura al video, l’ospite Suz Hinton (Cloud Developer Advocate, Microsoft) confessa di non aver dovuto lavorare di recente alle ottimizzazioni SEO e di aver perciò avuto un approccio complicato con questi elementi. Intanto, compare a schermo una definizione di microformati: “annotazioni del codice HTML che aggiungono informazioni semantiche” al contenuto delle pagine.
I benefici dei dati strutturati

I microformati non sono la risorsa migliore per Google

La domanda che Hinton pone a Splitt è piuttosto ampia, ma si può sintetizzare in questo modo: i microformati sono le migliori risorse a disposizione per un sito che voglia offrire rich content ai suoi utenti? La risposta del Webmaster Trends Analyst di Google è in realtà spiazzante, perché anticipa che “ci sono strumenti migliori” e si dedica poi a parlare dei dati strutturati, un tema che abbiamo affrontato spesso anche in questo blog.

L’utilità dei dati strutturati

Martin Splitt sintetizza le principali caratteristiche dei dati strutturati, una sorta di evoluzione dei microformati che usano il linguaggio Json-ld, ovvero Jason for linked data al posto degli attributi microdati precedenti. La base di partenza di questa risorsa è il progetto schema.org, l’organizzazione oper-source che cerca nuove soluzioni per integrare i dati semantici nel Web.

I dati strutturati nella Ricerca Google

Secondo il Googler, gli utenti della piattaforma Schema hanno realizzato molti più dati semantici di quelli che effettivamente Google e i motori di ricerca riescono a supportare nelle search results. Al momento, come ricordavamo anche nel nostro articolo, Google utilizza i dati strutturati per query legate ad esempio a eventi (mostrando i protagonisti, la data, la location e la possibilità di acquistare biglietti), ricette (immagini, procedimenti di cottura, tempo richiesto, recensioni degli utenti), articoli, libri, serie TV, e di recente ha introdotto nuovi markup per le FAQ e la pagine How-To.

Come appaiono i dati strutturati in Search

Google usa le informazioni fornite attraverso i dati strutturati e le mostra in modo carino nei risultati di ricerca, dice Splitt: ad esempio, fornisce una piccola immagine di anteprima, le stelle di media voto e altre cose di questo tipo. Il tutto grazie a Json-ld, un linguaggio molto più semplice di quello dei microformati, con procedure standardizzate e ridotte possibilità di fare errori con dati strutturati (anche se qualche svista può sempre capitare).

Gli strumenti per verificare i dati strutturati

Per verificare di aver inserito correttamente le marcature e migliorare le performance dei dati strutturati in pagina, Google ha messo a disposizione di webmaster e sviluppatori una serie di strumenti di controllo, integrati nella Search Console: è il caso dello Structured data testing tool (strumento di test per i dati strutturati, in italiano) che, pur essendo datato (parole di Martin Splitt!), continua comunque a svolgere il suo compito, consentendo di validare il codice.

Controllare i risultati multimediali

Un altro strumento citato nel video è il rich results test, che serve invece a scoprire se la pagina analizzata supporta i risultati multimediali: i dati strutturati sono molto generici e non sono specifici per l’obiettivo che un sito intende raggiungere implementandoli. Per questo, il test sui risultati multimediali permette di verificare se i markup inseriti funzionano e se Google, quindi, può potenzialmente mostrare le informazioni come rich result.

I benefici e le applicazioni dei dati strutturati

In chiusura della pillola di SEO Mythbusting, Martin Splitt si sofferma a descrivere alcuni dei vantaggi che derivano dall’utilizzo appropriato dei dati strutturati su un sito. Non bisogna pensare solo alle possibilità in termini di possibilità di intercettare nuovi utenti (con le polemiche legate al fatto di restare in ambiente di Ricerca Google e perdere clic verso il sito), ma alle vere applicazioni pratiche: ad esempio, usando un assistente vocale e ottimizzando i contenuti del sito per le ricerche vocali si può consentire alle persone di seguire le istruzioni di una ricetta passo dopo passo, con le mani libere di preparare il manicaretto.

GM