La link building resta probabilmente l’attività più efficace in assoluto quando si vogliono posizionare parole chiave in settori molto competitivi ed estremamente affollati, in cui la sola SEO onpage non riesce a fare la differenza. Ma può anche diventare un grave problema se fatta con le modalità sbagliate, perché Google ha un occhi sempre vigile sulla costruzione di profili backlink poco naturali, quelli in cui si percepisce un intervento manipolativo e forzato, mirato esclusivamente al miglioramento del ranking.

Una gestione efficace di questa attività può partire da due assunti basilari:

  • La campagna di link building deve essere impostata con obiettivi a medio e lungo termine.
  • Piazzare un link è facile, meno facile è fare LB in modo strategico.

Abbiamo usato il termine piazzare in maniera volutamente squalificante, per evidenziare come non sia sufficiente il collegamento ricevuto per chi cerca di rafforzare il suo sito in modo duraturo e sa che i risultati dei suoi sforzi saranno ripagati nel tempo.

Come impostare una campagna di link building naturale

La link building non è solo ricevere link acquistando spazi su siti, ma è appunto una strategia che deve partire da riflessioni e studi, e una campagna può essere efficace quando parte da una pianificazione accorta e mirata.

Gli aspetti da prendere in considerazione sono molteplici, e riguardano sia il nostro progetto che i siti con cui siamo in contatto (o che sono più facilmente raggiungibili): in questo caso, non “va tutto bene” né “uno vale uno”, sia in termini di collegamenti che di siti linkanti.

L’analisi del sito su cui pubblicare un link

Se ne abbiamo la possibilità, è dunque importante imparare a valutare con cura il sito su cui pubblicare, cominciando col verificare se nella sua storia è stato punito da Google per link spam o altre attività non conformi alle linee guida sulla qualità del motore di ricerca, capire quali sono i suoi topic consueti, se si tratta cioè un sito “generalista” o “verticale“.

Sito verticale o generalista: come valutare un portale per la link building

Nel primo caso rientrano tutti i siti che parlano un po’ di tutto: portali editoriali informativi, ma anche blog o altri progetti che non sono espressamente specializzati su un topic, ma pubblicano articoli in una moltitudine di categorie. Chi affronta solo un argomento si definisce sito “verticale”, perché si concentra su un solo tema e lo analizza in profondità.

I criteri per valutare un sito per la link building

Le altre questioni da controllare rispetto al sito ospitante riguardano, ad esempio, la territorialità (contiene solo notizie locali? O si dedica anche a tematiche più ampie?) e la qualità degli articoli: se il sito ha una redazione interna “vera”, che produce notizie, godrà probabilmente di maggiore fiducia agli occhi di Google rispetto a siti creati solo per contenere link.

Naturalmente, per stimare la qualità di un sito che potrebbe ospitare un nostro link è necessario anche analizzare la costanza degli aggiornamenti (è un sito che pubblica con frequenza o è lasciato senza nuovi articoli recenti?), l’uso degli attributi follow e nofollow per i collegamenti esterni e soprattutto le sue metriche principali, come il volume di traffico organico, le eventuali oscillazioni nel posizionamento e così via. Parametri che, come sappiamo, sono sintetizzati nella Zoom Authority di SEOZoom, che non a caso si è imposta in Italia come il parametro più utilizzato per valutare un sito in ottica link building.

Come e cosa linkare per la link building

Completata l’analisi su chi ha dato disponibilità a ospitare il nostro link, arriva il momento di controllare per bene il nostro sito e capire cosa e come linkare, sia in termini di Url che di anchor text da utilizzare. Questo aspetto non può essere infatti slegato dal contesto in cui sarà inserito il link, perché sappiamo che Google valuta e ritiene importante anche la pertinenza tematica del backlink (come dicevamo nella guida ai 200 fattori di ranking), che ha un peso maggiore di un link ricevuto da un sito completamente non correlato dal nostro (e dal tema del nostro contenuto).

Fase di pianificazione e studio del sito

Si tratta di un’analisi onpage più specifica, orientata a comprendere su cosa bisogna lavorare nella strategia di link building, tenendo a mente altre due regole di base:

  • Non si deve puntare a spingere una singola keyword, ma all’obiettivo alto e ambizioso di generare traffico e dare trust a tutto il sito

da cui consegue che

  • per fare traffico, non bisogna concentrarsi solo su una pagina e una parola chiave, ma su tutto il pattern

Ottimizzare le pagine da linkare

In termini concreti, tra gli aspetti da controllare ci sono lo stato di ottimizzazione della pagina che pensiamo di linkare (ad esempio, verificando la presenza nel contenuto delle keyword per cui si cerca il posizionamento o la qualità del testo), la salute generale del sito, la possibilità di utilizzare ancore manipolative, il nostro profilo backlink e, elemento da non trascurare, il settore in cui operiamo: ogni ambito è differente e necessita di tempi, costi e difficoltà completamente diversi. I risultati non sono replicabili e per ogni sito servono strategie specifiche, con una preparazione più o meno impegnativa e più o meno link.

L’analisi della concorrenza per impostare la strategia

Un punto di partenza furbo può essere l’analisi delle strategie della concorrenza, che ci consente di avere qualche carta in più da giocare: innanzitutto, in questo modo scopriamo quali siti sono propensi ad accettare collaborazioni esterne, a ospitare guest post o a pubblicare articoli con link.

Da un punto di vista più strategico, se in SERP si posizionano competitor che fanno link building e utilizzano ancore manipolative significa che Google ritiene accettabile il comportamento, conforme a quello che gli utenti si aspettano, come confessava anche John Mueller qualche tempo fa, e con fattori positivi superiori ai negativi.

La scelta degli anchor text dipende dai contesti

Ne consegue che ci sono meno rischi anche per la nostra campagna, che potrà quindi prevedere l’inserimento di link con anchor text più secche; al contrario, se il panorama degli avversari e la SERP mostra un quadro più pulito o quando i settori sono particolarmente sensibili allo spam (come gli ambiti YMYL), meglio tenere un profilo differente e lavorare su ancore diluite o, più semplicemente, linkare al brand.

Il link al brand, una tattica utile

Il link al brand è probabilmente quello che offre i rischi minori e che dà risultati efficaci per rafforzare l’intero progetto: in genere si abbina a un collegamento alla home page, così da innescare un processo di distribuzione di link juice alle pagine del sito, ed è anche quello che, con un po’ di esperienza e di abilità del copy permette di costruire articoli di link building più naturali e meno smaccatamente commerciali, utili anche a ripulire un profilo backlink costruito con strategie troppo aggressive in passato. Inoltre, usando con criterio questa tattica renderemo importante il nostro marchio, faremo in modo che si parli di noi e non solo delle nostre keyword, ci renderemo riconoscibili su e per Google (realizzando di parallelo un’attività di brand awareness).

Quando usare link branded e link alla pagina

Se l’obiettivo è rafforzare il sito nella sua interezza (o appunto creare le basi per la costruzione di un profilo backlink naturale), il link alla home con ancora branded è dunque l’arma da utilizzare; se la strategia è differente (o per variare la distribuzione di link) è possibile andare più in profondità, puntando sulle pagine che possono offrire ritorni migliori e che sono già pronte alla “promozione”, già ottimizzate e vicine all’ingresso in SERP su Google con specifiche keyword.

Studiare quali sono gli obiettivi

Un ulteriore spunto su cui riflettere è l’importanza delle categorie, più volte definite i pilastri intorno a cui si costruisce il nostro progetto: anche in termini di juice, linkare a una categoria può essere un’opzione da valutare per dare forza a tutte le pagine dell’insieme, che beneficeranno del valore del collegamento e potrebbero ricevere la spinta decisiva per superare quelle dei competitor.

Una strategia a medio lungo termine

Quello che stiamo cercando di dire è che è fondamentale un approccio precedente al “piazzamento del link”, un’analisi che sia propedeutica a incrementare le probabilità che le successive attività di link building possano funzionare e portare risultati. Gli interventi si concentrano sui contenuti e sulle ottimizzazioni onpage di base, che possono già portare un miglioramento al ranking del sito, che però potrebbe continuare a infrangersi alle soglie delle SERP: spesso, quando non arrivano risultati migliori anche dopo queste ottimizzazioni si scopre che i nostri competitor hanno qualche asso nella manica, in genere proprio le campagne di acquisizione di collegamenti.

La link building per acquisire traffico organico in sicurezza e nel tempo

E quindi, fare link building serve per superare quel limite, per spingere ancora un po’ più su le pagine e competere in modo più efficiente con gli avversari. E farla con le modalità che abbiamo provato a descrivere significa attuare tecniche di acquisizione link che puntano a incrementare traffico organico in piena sicurezza, per resistere ai vari update di Google e restare in alto in modo costante nel tempo.

Questa strategia di link building naturale e strategica si declina dunque in varie fasi, tra quelle preparatorie, con ottimizzazioni onsite e ricerca dei possibili siti ospitanti, e quelle più attive, in cui si iniziano a far uscire i collegamenti. È importante che la rincorsa alla SERP avvenga in maniera cauta e costante, senza rischiare di cadere per la troppa fretta, e che si possa dare tempo a Google di conoscere, valutare e (si spera) apprezzare il nostro sito. Quando talloneremo da vicino il competitor in SERP, poi, si potrà puntare a link più seri e pesanti, da siti più autorevoli, che possono dare la forza per lo scatto finale, senza mai dimenticare di rafforzare anche il brand e non solo le nostre parole chiave.