Conoscere le tipologie di keyword è fondamentale per definire una strategia efficace che possa guidare l’azienda a incrementare la sua presenza online: spesso, però, si tende a sottovalutare l’importanza delle keyword branded, ritenendo che il nome del marchio sia elemento sufficientemente forte per monopolizzare la SERP e conquistare le prime posizioni. Eppure, non è sempre così e anche in questo caso c’è da lavorare, cominciando dal conoscere la differenza tra keyword branded e non branded fino ai metodi per ottimizzare questi aspetti nelle nostre strategie SEO.

Quali sono le keyword brand

Si possono chiamare anche branded keyword o keyword di brand, ma il significato è lo stesso: le keyword branded sono query di ricerca che includono il nome di un marchio, una variazione di un brand o il nome di un prodotto specifico, che mostrano una SERP che classicamente comprende il sito web, i prodotti e gli account dei social media del brand stesso.

Rappresentano una espressione classica dell’intento di ricerca navigational – o navigazionale – perché sono i termini generalmente utilizzati da persone che usano il motore di ricerca per accedere a un sito Web o una pagina Web specifici.

Esempi di keyword branded

Per chiarire meglio cosa si intende con questa espressione, ecco alcuni esempi di parole chiave branded:

  • Menu McDonalds
  • Spazzolino elettrico Oral-B
  • Smartphone Samsung
  • La pizza di Domino’s
  • Blog SEOZoom

Com’è facile notare, tutte queste query hanno il nome di un’azienda direttamente nella parola chiave, brand a cui sono associate risorse digitali, come siti e profili di social media.

Le keyword di brand possono assumere varie forme, e in particolare:

  • Nome del marchio, quando la query è letteralmente il nome del brand (Google, ad esempio).
  • Nome di un prodotto o modello specifico (Frappuccino per Starbucks, o iPhone 13 per la Apple, ad esempio), con o senza indicazione esplicita del brand.
  • Varianti del nome del marchio. A causa di errori di battitura, misspelling e altre situazioni al limite (anche effetto Mandela), molte parole chiave branded possono presentarsi anche sotto forma di variazioni o travisamento del marchio originale a cui fanno riferimento.

Le keyword di brand possono includere il nome del marchio e il suo prodotto, ad esempio: “Joe’s Ice Cream Parlor”, “Joe Ice Cream Parlor” o “JoeIceCream”, e nella forma di long tail keyword branded abbiamo: “Sedi della gelateria di Joe”, “Gelato di Joe”, “Gelato di Joe da asporto” e così via.

Non tutte le query che menzionano un brand sono però effettivamente branded keyword: ad esempio, nel caso di query come “coupon Amazon”, “vendita auto Ford” o “opinioni Vodafone” , l’intento dell’utente è differente e non finalizzato a scoprire necessariamente il sito ufficiale del marchio citato, e difatti le SERP di Google propongono risultati molto variegati.

Cosa sono le keyword non-branded

Opportuno, a questo punto, è capire anche cosa sono le non-branded keyword e in cosa si differenziano dalle parole chiave branded: molto semplicemente, si tratta di keyword correlate al brand, ma che non contengono l’indicazione esplicita del suo nome.

Pertanto, le keyword non di brand potrebbero far riferimento a prodotti o servizi venduti dalla nostra azienda, o anche argomenti in cui il marchio ha comprovate (e riconosciute) autorità ed esperienza.

Gli esempi di keyword non-branded

Anche in questo caso, un rapido elenco di keyword non di brand ci può aiutare a comprenderle meglio:

  • Fast food
  • Spazzolini da denti
  • Smartphone
  • Pizza
  • Blog SEO

È evidente la differenza: mentre le parole chiave branded contengono nomi di società specifici, le keyword non branded hanno risultati più ampi, che possono essere associati a marchi specifici (ad esempio, quelli citati in precedenza).

In particolare, “fast food” è considerata una parola chiave non di marca che McDonald’s può utilizzare, così come “blog SEO” può essere una keyword non-branded per SEOZoom.

Branded keyword SEO, il valore delle parole chiave con marchio

In ottica SEO, dobbiamo pensare che le keyword con brand sono utilizzate dai potenziali clienti di un’azienda per cercare informazioni più specifiche sui prodotti o servizi offerti da quel marchio specifico.

Se pensiamo al funnel della conversione, queste ricerche solitamente avvengono in prossimità del momento di una conversione o possono valorizzare un’opportunità di vendita, e quindi hanno un alto valore strategico per l’azienda, che deve saper intercettare la query con il contenuto adatto. Gli utenti, cioè, non stanno cercando informazioni generiche su spazzolini, gelato o pizza, e quindi non devono trovare in SERP contenuti con argomenti introduttivi che possono servire all’inizio del funnel di marketing: siamo in una fase più avanzata, già diretta a specificare una possibile destinazione (fisica o virtuale) per comprare o a trovare informazioni che incoraggeranno o chiariranno un eventuale acquisto, come ad esempio l’offerta di prodotti speciali o i servizi di consegna proposti.

E quindi, il valore SEO delle keyword branded è molto alto, perché possono non solo aumentare il traffico e il pubblico per un indirizzo web, ma possono anche aiutare a indirizzare le ricerche verso pagine mirate specifiche per finalizzare le conversioni.

Nelle nostre strategie, poi, non dobbiamo trascurare neppure le non-branded keyword: pur non nominando direttamente il marchio, queste parole chiave (se curate e usate correttamente) possono comunque indirizzare il traffico al nostro sito web. Bisogna cioè riuscire a intercettare adeguatamente gli utenti che sanno già che il nostro brand propone un articolo o servizio speciale, e che sono alla ricerca di informazioni aggiuntive per prendere una decisione, fare un confronto, consigliarlo a terzi e altro ancora.

Più in generale, le parole chiave senza marchio sono importanti perché ci aiutano a ottenere visibilità online attraverso gli sforzi di ricerca organica, segnalando il raggiungimento di un buon livello di autorevolezza del sito e del brand intorno a una keyword e a un topic, tale da portare le pagine ad apparire in alto nelle SERP di Google.

Branded keyword strategy, come usare al meglio queste parole chiave

Ci sono vari metodi e strumenti per monitorare le keyword branded e controllare le keyword non di brand – ad esempio, inserendo un dominio a progetto con SEOZoom è possibile approfondire tutte le parole chiave legate al brand, o si può usare Google Alert per ricevere notifiche per le menzioni o ancora il completamento automatico del motore di ricerca per trovare le query più suggerite.

Dopo aver raccolto tutte (o quanto meno le principali) parole chiave di marca, dobbiamo cercare di lavorare a una strategia che possa ottimizzare i risultati che portano al sito.

Il primo passo è legato al Content Marketing, perché dobbiamo analizzare le pagine e i contenuti posizionati per quelle keyword e verificare che rispondano alla vera esigenza dell’utente, conducendolo verso la soddisfazione del suo intento originario. Le keyword branded possono anche fornirci spunti e indicazioni sui contenuti carenti del sito – ad esempio, se molti utenti fanno ricerche per avere assistenza sui nostri prodotti, è bene creare una pagina FAQ o una guida che ne chiarisca l’utilizzo o accompagni alla risoluzione dei possibili problemi.

Un altro fronte su cui concentrare l’attenzione sono i social media – e in generale tutti i profili che riguardano il brand e che possono comparire in SERP, compresi quindi eventuale scheda Google My Business o Knowledge Panel: l’autorevolezza del marchio si costruisce anche con una comunicazione omogenea attraverso tutti i canali, presidiando opportunamente le possibili fonti ed evitando che qualche competitor possa insinuarsi in queste aree.

Agendo in questo modo, possiamo rafforzare il corporate branding e rafforzare l’immagine del nostro marchio, che potrà così distinguersi dagli altri e intercettare una fetta di pubblico fedele.